I fondali marini diventano deserti a causa delle miniere

di AnnaMaria Commenta

E’ il nuovo allarme lanciato da un gruppo di oceanografi ed esperti di conservazione mette in evidenza il rischio della presenza delle miniere sottomarine, che distruggono in modo irreversibile la vita sui fondali, con una incalcolabile perdita di biodiversità.

Si tratta di una delle minacce alla biodiversità più nascoste e meno considerate del nostro pianeta, eppure ugualmente dannose. Infatti le esplorazioni e la raccolta di minerali sul fondo degli oceani sono considerati dalla Commissione europea una delle frontiere per lo sviluppo industriale, eppure causano danni irreversibili all’ambiente marino.

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Secondo i ricercatoti di varie università e centri di ricerca, che hanno pubblicato un articolo su Nature sul tema, queste attività hanno come risultato una perdita netta della biodiversità oceanica, a loro parere giudicata irreversibile.

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Anche se l’International Seabed Authority – l’autorità internazionale dei fondali marini, un ente intergovernativo con sede a Kingston, in Giamaica, che controlla le attività minerarie sui fondali marini – sta elaborando un regolamento che, sulla carta, dovrebbe contenere il problema, gli studiosi affermano però che questo potrebbe non essere sufficiente per conservare le specie dei fondali oceanici, la maggior parte delle quali sono ancora sconosciute.

Anche se si adottassero tutte le precauzioni, sarebbe impossibile evitare l’impatto che le miniere sottomarine avranno sui fondali, dove spargeranno le immense quantità di sedimenti sollevati. Il risultato? Secondo gli studiosi ci ritroveremo con chilometri e chilometri di fondali ricoperti e soffocati dai detriti. Bonificare, rimediare al danno fatto, sarà praticamente impossibile perchè è impossibile riportare i fondali allo stato iniziale. Per non parlare poi del volume d’acqua inquinato e della biodiversità perduta, che poi difficilmente potrà essere ripristinata perché il ritmo di vita e di recupero delle popolazioni degli organismi oceanici è lentissimo, e potrebbero volerci secoli anche solo per cominciare ad avvicinarsi alla situazione iniziale.

Lo studio quindi è il punto di partenza per proporre all’International Seabed Authority un radicale ripensamento sulle opportunità e sulle implicazioni dell’installazione delle miniere sui fondali oceanici.

Photo Credit| Thinkstock

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