Pizza vegana, la pizza che mancava: farina di kamut e farro per 6 milioni di vegetariani

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In Italia i vegetariani sono sempre di più e in 6 milioni attendono l’ arrivo anche nel Belpaese di un’ offerta gastronomica adeguata in ristoranti, pizzerie e locali. Il 16 febbraio ecco un primo passo importante arrivato per mano della NIP, la Nazionale Italiana Pizzaioli, che, nell’ ambito del progetto Spigamica alla 39a Mostra Internazionale dell’ Alimentazione a Rimini, ha “inventato” la pizza vegana, che utilizza farina di kamut e farro.
Il progetto Spigamica vuole introdurre all’ interno dei pubblici esercizi una cultura più avanzata riguardo le necessità dei consumatori vegetariani e vegani.

In Italia se ne contano circa sei milioni – ha detto Dovilio Nardi, responsabile dell’ organizzazione – ed è importante poter allargare l’ offerta dei menu ad un pubblico che mostra una domanda precisa ed è perfettamente in grado di riconoscere la professionalità di colui che prepara il cibo. Il progetto Spigamica ha alla base l’ utilizzo di farine di grano tenero non trattato, naturale, prevalentemente biologico, tipo il Kamut ed il farro. Nel 2008 il progetto ha associato 160 locali pubblici italiani e una ricerca condotta sugli aderenti ha evidenziato una crescita del fatturato almeno del 10%. Si arriva al risultato seguendo un corso di formazione molto scrupoloso, così da poter allargare con professionalità la propria offerta. Alla MIA abbiamo quindi deciso di allargare le nostre competizioni al Campionato Mondiale di Pizza Vegan, con la presenza di pizzaioli provenienti da Spagna, Francia, Germania e Svizzera“.

A supportare l’ iniziativa della NIP, l’ atteso intervento di Luciana Baroni, medico chirurgo specialista in Geriatria, Gerontologia e Neurologia, ma conosciuto fra i vegetariani perché nel 2000 ha fondato la Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana, associazione no profit che riunisce professionisti, studiosi e ricercatori favorevoli alla nutrizione vegetariana e si prefigge di diffondere le conoscenze medico-scientifiche a sostegno di una scelta alimentare di tipo vegetariano. Studiosa di nutrizione vegetariana e delle sue implicazione sulla salute, la Baroni ha scritto e curato la traduzione di numerosi articoli e pubblicazioni concernenti salute, alimentazione e stile di vita.

Colgo con favore questa iniziativa – ha detto Luciana Baroni – perché al ristorante per un vegetariano o per un vegano è difficilissimo trovare risposte adeguate alla propria domanda di alimentazione. Chi segue questo genere di alimentazione vi arriva al termine di un percorso che coinvolge sia una riflessione sulla violenza agli animali, sia per migliorare la propria dieta e quindi la propria salute. Alimentarsi con cereali, legumi, verdure, frutta secca e frutta (quest’ ultima da consumarsi con maggiore attenzione), significa garantirsi una dieta equilibrata e completa. Generalmente la qualità della nostra alimentazione è pessima, almeno il 30% degli individui è sovrappeso e quindi significa che mangia male. Bisogna spostare il contenuto del piatto verso i vegetali per migliorare la salute e quindi alleviare i costi del sistema sanitario nazionale, poiché le sostanze più protettive per il fisico le si trovano fra i vegetali“.

Sollecitata sull’ argomento, la Baroni ha evidenziato le differenze fra coloro che per scelta non si nutrono di carne: i vegetariani escludono dalla loro alimentazione qualsiasi tipo di carne e di derivati come gli insaccati; i vegani eliminano anche prodotti come latte e uova, poiché ottenuti alterando e forzando la produzione degli animali; i crudisti sono fondamentalmente dei vegani, ma scelgono di non cuocere i cibi e quindi escludono dall’ alimentazione alcuni vegetali che non si mangiano crudi; infine i macrobiotici, che mangiano vegetali ben cotti, aggiungono molto sale all’ alimentazione e si nutrono anche di pesce.

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