Continua l’odissea del Sistri, il Sistema di Tracciabilità dei Rifiuti pericolosi che utilizza la tecnologia satellitare per combattere le ecomafie, con continui rinvii e false partenze. Il Ministro Prestigiacomo, l’ultima volta, era stata perentoria: partenza il primo giugno. In realtà non funziona ancora niente e dopo un rinvio a settembre, ora già si parla del primo gennaio 2012. Del resto, il click day si è rivelato un disastro: call center in tilt a causa di chiavette illeggibili, procedure rimaste a metà, e cedimento del sistema.
Appalti e costi del Sistri
I maligni puntano il dito sull’appalto affidato in modo diretto alla Selex dal precedente governo, senza nemmeno indirre una gara; oltre poi a una spesa iniziale di 5 milioni di euro che non sono serviti a fare molto, visti i risultati. L’idea iniziale era che il sistema di autofinanziasse, ma l’autofinanziamento per ora si traduce in costi esorbitanti per gli operatori (basti pensare a chi, come i parrucchieri, producono quantità ridicole di prodotti pericolosi da smaltire), tanta burocrazia e un niente di fatto.
Il Codacons invita tutti i cittadini che hanno subito danni provocati dall’amianto ad agire attraverso l’associazione per ottenere il legittimo risarcimento. Ogni anno – spiega il Codacons in una nota – migliaia di persone si scoprono affette da gravi patologie derivanti dall’esposizione a fibre di amianto. Questo minerale è infatti responsabile di patologie gravi e irreversibili, tra le quali anche una gravissima forma di cancro nota come mesotelioma.
La proroga di cinque mesi del periodo transitorio di operatività del Sistri e del sistema sanzionatorio, annunciata dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, è stata accolta con soddisfazione da Confagricoltura. ”Così – sottolinea l’Organizzazione – si tiene conto degli oggettivi problemi riscontrati sul territorio, a pochi giorni dall’entrata in vigore delle sanzioni, prevista per il primo gennaio 2011; e si consente a tutto il sistema imprenditoriale di adeguarsi alle nuove complesse procedure e attuare gli interventi sul sistema informatico e gestionale indispensabili per operare nel rispetto delle disposizioni di legge”.
Entro la fine del 2010 sarà raggiunta la soglia europea dei 4 kg per abitante nella raccolta dei rifiuti elettrici ed elettronici. Questo risultato è, di fatto, un raddoppio delle quantità che venivano raccolte solo due anni fa, prima dell’entrata in vigore del nuovo sistema nazionale grazie al Centro di Coordinamento (CdC).
Oltre 183 milioni di euro: tanto è costato nel 2008 lo smaltimento dei rifiuti degli ospedali italiani. Dalle siringhe alle garze usate, dai farmaci scaduti ai cerotti, dalle flebo alle sacche di sangue, la spesa complessiva che Asl e ospedali pubblici hanno sostenuto nel 2008 è stata di 183,6 milioni di euro. E’ quanto emerge da un’analisi sui costi dello smaltimento dei rifiuti ospedalieri elaborata per l’Adnkronos Salute dalla Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie ospedaliere), che ha preso in esame il costo complessivo dello smaltimento di questi rifiuti speciali, a rischio infettivo, dal 2002 al 2008.
A sentirne parlare vien voglia di lavarsi meno, almeno se si ha a cuore l’ambiente. Perché fare una doccia o restarsene in ammollo nella vasca sono abitudini che finiscono per inquinare i corsi d’acqua, con sostanze che avvelenano l’ambiente e che, dalle nostre case, raggiungono laghi, fiumi e oceani. Qui finiscono tracce di antibiotici, ormoni e altri farmaci che laviamo via nell’intimità delle nostre abitazioni, contribuendo a intossicare le acque con i cosiddetti ingredienti farmaceutici attivi, fonte crescente di preoccupazione tra quanti si occupano d’ambiente. A lanciare l’allarme è uno studio presentato al Congresso annuale della American Chemical Society (ACS), a San Francisco.