Il conflitto che sta scuotendo il Medio Oriente non rappresenta solo una tragedia umanitaria e geopolitica, ma si configura come una vera e propria catastrofe ecologica. Un’analisi condotta da esperti della Queen Mary University, della Lancaster University e del Climate and Community Institute rivela dati allarmanti: solo nelle prime due settimane di scontri tra Israele, Stati Uniti e Iran, sono stati generati oltre 5 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.

I dettagli della catastrofe ecologica associata al conflitto in Medio Oriente
Si tratta di una cifra superiore alle emissioni annuali di un’intera nazione come l’Islanda. Un dato quindi davvero preoccupante e che rischia ovviamente di peggiorare nelle prossime settimane continuando di questo passo. Secondo i ricercatori, l’inquinamento prodotto nel Golfo Persico ha giĂ causato danni climatici stimati in 1,3 miliardi di dollari.
Tra il 28 febbraio e il 14 marzo, l’impatto ambientale è stato paragonabile a quello di un milione di auto a benzina costantemente in circolazione. Questo picco è dovuto principalmente ai bombardamenti sistematici contro le infrastrutture energetiche, come impianti petroliferi e depositi di carburante, oltre al massiccio spostamento di navi cisterne intorno allo stretto di Hormuz, bloccate o deviate dalle ostilità . Il confronto con altri conflitti recenti aiuta a comprendere la scala del disastro.
La guerra a Gaza ha rilasciato una quantitĂ di carbonio tale che, per essere assorbita, richiederebbe una foresta 22 volte piĂą grande della Foresta Nera. Tuttavia, lo scenario iraniano appare ancora piĂą cupo: in caso di guerra prolungata, l’impatto ambientale sarebbe quattro volte superiore a quello del conflitto israelo-palestinese.
Se le ostilitĂ dovessero protrarsi fino al 2027, le emissioni toccherebbero i 131 milioni di tonnellate, una quota pari all’intero output annuo del Kuwait. Una vera e propria catastrofe ambientale che non potrĂ fermarsi continuando con questi ritmi. L’impatto ambientale non si esaurisce con il cessate il fuoco. Gli esperti sottolineano che la fase di ricostruzione è paradossalmente piĂą inquinante del conflitto stesso: per ricostruire Gaza o il Libano saranno necessarie emissioni 24 volte superiori a quelle generate dalle operazioni belliche. Le conseguenze immediate sono giĂ visibili.
Gli attacchi alle raffinerie di Teheran hanno causato nubi tossiche e il fenomeno delle piogge acide, che hanno tinto di nero i cieli della capitale. Questo inquinamento ricade direttamente sulla catena alimentare e sulla salute pubblica, aumentando il rischio di patologie respiratorie, circolatorie e tumorali. L’intero ecosistema ne esce devastato, con una drastica riduzione della fauna e della capacità riproduttiva della flora locale, lasciando una ferita profonda che graverà sul pianeta per decenni.