In vista della stagione balneare 2009 inizia la rincorsa al mare pulito e alla spiaggia migliore: così cominciano ad arrivare anche le notizie sulla balneabilità delle spiagge. Il mare marchigiano si conferma “pulito” e pronto per la stagione: su 173.779 metri di costa, l’87,18% (151.449 metri) è idoneo alla balneazione, lo 0,49% (850 metri) temporaneamente non idoneo, il 4,92% (8.550 metri) permanentemente non idoneo, mentre il 7,44% (12.930 metri) è interdetto alla balneazione (aree portuali, industriali, militari o comunque non accessibili). Se si considerano solo i tratti balneabili (160 chilometri di costa), la percentuale di idoneità sale al 94,19%.
Al via le norme di protezione per le acque sotterranee
E’ da poco entrato in vigore il Dlgs 16 marzo
Un sistema fognario inadeguato e una depurazione insufficiente: l’ Italia è in “grave ritardo sulle acque reflue”, cosa che espone a rischi “la salute e la sicurezza dei cittadini”. E’ da queste premesse che parte Ermete Realacci, responsabile ambiente del Pd, nel presentare (all’ indomani della Giornata mondiale dell’ acqua) un’ interrogazione sulle acque reflue ai ministri dell’ Ambiente, del Welfare e delle Infrastrutture. Tre le richieste principali: la predisposizione immediata di un programma di opere infrastrutturali, un censimento sulle acque reflue (dal 2005 manca una relazione ufficiale) e rendere piu’ efficienti i servizi idrici del Paese, magari utilizzando parte dei fondi del pacchetto infrastrutture. Questo, per adeguare i servizi di fognatura e depurazione alla normativa europea (evitando la procedura d’ infrazione) e per assicurare protezione per la salute dei cittadini e la tutela dell’ ambiente.
Il santuario dei cetacei, un’ area del mar Ligure che sino a poco tempo fa aveva rappresentato un vero e proprio paradiso per balene e delfini, ha visto un calo drastico della presenza dei cetacei: sino al 75% in meno gli avvistamenti di balenottere e fino al 50% in meno di stenelle. La causa? Presto detto: il traffico marino incontrollato, con imbarcazioni che viaggiano anche fino a 70km/h, e la presenza di batteri fecali in alto mare. Insomma… il paradiso dei cetacei è diventato una fogna in alto mare.
Addio al vecchio termometro a mercurio. Il 3 aprile prossimo si concluderà un iter cominciato 12 anni fa, con la messa al bando del tubicino di vetro contenente questo metallo pesante. L’ entrata in vigore del decreto ministeriale del 30 luglio scorso, che recepisce una direttiva CE in tal senso, sarà dunque finalmente applicata.
Il mare inquinato fa cambiare sesso ai molluschi. La scoperta non è nuova, ma è stata riscontrata nuovamente dalle analisi dell’ Ispra nel Mediterraneo. Ma questo è solo uno degli effetti del degrado che sta modificando il nostro mare. Il responsabile della “mascolinizzazione della popolazione” di murici (molluschi bioindicatori) è un composto presente nella vernice delle imbarcazioni (il tributilsragno, Tbt) che causa la comparsa di veri e propri organi sessuali maschili nelle femmine sottoposte alle concentrazioni più elevate. Il Wwf aveva già chiesto anni fa la messa al bando del Tbt, “il killer del mare”. A cambiare sesso sono infatti i molluschi che vivono in aree ad alto traffico navale.
La notizia arriva da Radio Cina Internazionale: il 15 febbraio a Guilin, città nel sud-ovest della Cina, si è conclusa la riunione di lavoro delle risorse idriche nazionale, della durata di due giorni. Durante la riunione il ministro delle Risorse idriche cinese, Chen Lei, ha affermato che il paese dovrà applicare un sistema di amministrazione delle risorse idriche più rigoroso, adottare un controllo del volume d’ impiego idrico, controllare il volume generale delle acque reflue inquinanti nei fiumi e contenere risolutamente lo spreco d’ acqua, in modo da garantire lo sviluppo sostenibile dell’ economia cinese.
Dalle pagine della rivista scientifica Nature Geoscience un appello per rallentare drasticamente l’ utilizzo dei combustibili fossili. Da uno studio condotto da un gruppo di ricerca danese, capitanato da Gary Shaffer all’ università di Copenhagen, i nostri oceani si stanno impoverendo rapidamente di ossigeno e di vita a causa dei cambiamenti climatici. Il gruppo ha condotto una simulazione sul lungo periodo ed ha concluso che se il consumo di combustibili fossili resterà immutato nelle prossime generazioni, si rischia di decuplicare l’ estensione delle cosiddette “zone morte”, aree nelle quali la presenza di inquinanti rende impossibile la sopravvivenza di pesci, crostacei e molluschi.