La prima visita del nuovo cucciolo dal veterinario è uno degli appuntamenti più importanti per il vostro nuovo compagno di vita. La cura della salute del cane non può essere trascurata o rimandata, è importante portare subito il cucciolo di cane dal veterinario per capire qual’è il suo stato di salute e per effettuare le vaccinazioni necessarie a proteggerlo dalle malattie anche contagiose che potrebbero portarlo anche alla morte. Le malattie che possono essere controllate mediante la vaccinazione sono: cimurro, epatite infettiva o parvovirosi, leptospirosi, parainfluenza, bordetellosi e rabbia.
Nel primo incontro con il cucciolo di cane il veterinario controllerà se sono presenti o meno dei parassiti intestinali. E’ necessario perciò portare un campione delle feci del cane per sottoporle agli esami di laboratorio.
I parassiti intestinali che possono affliggere il cucciolo di cane sono numerosi: vermi tondi (ascaridi, anchilostomi,tricocefali), vermi nastriformi, a forma di frusta o di uncino.
Natura e Animali
Fotografato il ghepardo sahariano
Uno dei felini più schivi e rari è stato fotografato tra luglio e agosto del 2010, dopo un lungo anno di appostamenti da parte degli scienziati che lavorano per il Saharan Conservation Fund (SCF), si tratta del ghepardo sahariano.
Il ghepardo sahariano è stato fotografato di notte con una fotocamera nascosta nella zona desertica di Termit in Niger.
Il ghepardo sahariano è un animale in via d’estinzione, pare che ne siano stati avvistati meno di dieci esemplari nella zona del Termit. Non si sa molto delle abitudini e dello stile di vita del ghepardo sahariano, si sa soltanto che è in grado di sopravvivere senza un fonte d’acqua a temperature molto elevate.
Dalle foto si vede il ghepardo sahariano guardare verso la fotocamera, ha il corpo esile, una lunga coda e delle macchie sul dorso.
“Eravamo più felici che sorpresi quando abbiamo visto le immagini, perché sapevamo che i ghepardi erano in quella zona e perché avevamo visto più volte le loro tracce.”
Riserva Naturale Monte Alpe -parte seconda-
La processionaria è un lepidottero che popola normalmente le pinete senza arrecare particolari danni al bosco, a meno che le piante stesse non vengano a trovarsi in condizioni di sofferenza. La schiusa delle uova avviene generalmente alla fine di agosto, le larve cominciano a nutrirsi degli aghi di pino e tessono una sottile ragnatela nella quale restano impigliati gli aghi. Le larve si alimentano per tutto il periodo autunnale e parte dell’inverno. Poco prima del sopraggiungere dell’inverno le larve tessono una ragnatela più consistente formando il caratteristico nido invernale. In primavera le larve riprendono la loro normale attività e quando escono dal nido si dispongono in fila indiana, formando delle “processioni” talvolta anche molto lunghe. Giunte sui rami provvisti di foglie si sparpagliano e divorano una grande quantità di aghi. Ad un certo momento del loro sviluppo i peli che ricoprono le larve divengono urticanti e possono rappresentare un pericolo anche per l’uomo. Le larve raggiungono la maturità alla fine di aprile primi di maggio ed a questo punto abbandonano il nido per scendere a terra, sempre in lunghe processioni, e per andare ad interrarsi a 10-15 m. di profondità dove si chiudono in crisalidi. Gli adulti, ovvero le farfalle, fuoriescono dal terreno fra la seconda metà di giugno e i primi di agosto.
Riserva Naturale Monte Alpe -parte prima-
La Riserva Naturale Monte Alpe si trova in Lombardia nel comune di Menconico ed è gestita dall’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste.
La superficie complessiva della Riserva Naturale Monte Alpe è di 328 ettari, di cui circa 300 di bosco ed i rimanenti a prato per pascolo. Le aree di bosco comprendono circa 186 ettari di pineta artificiale a prevalenza di Pino nero e 114 ettari di bosco ceduo. Gli impianti di conifere occupano aree potenzialmente destinate al bosco misto di Faggio e Abete bianco alle quote alte e nelle esposizioni settentrionali, mentre alle quote più basse occupano aree potenzialmente destinate a boschi di Roverella, Carpino nero e Orniello.
Nella parte sud-ovest della riserva si trova un castagneto da frutto in condizioni di semiabbandono.
Le pinete di “Monte Alpe” hanno costituito il primo nucleo di un vasto programma di riforestazione realizzato dal Corpo Forestale dello Stato nell’Oltrepò Pavese a partire dagli anni ’30.
Le ragioni che hanno portato alla realizzazione di questa estesa opera di rimboschimento sono da ricercarsi nella grave situazione di dissesto idrogeologico in cui all’inizio del secolo versava tutto il territorio appenninico.
Le iguana -parte seconda-
Oggi le iguana sono vendute come animali da compagnia anche nei negozi di animali europei e in negozi di animali di regioni dal clima molto più freddo di quello d’origine. Bisogna però ricordare che le iguana non sono animali da compagnia, sono animali selvatici che hanno bisogno di vivere in piena libertà e nel clima a loro adatto. Le iguana sono animali molto delicati e in cattività vanno incontro a numerosi pericoli per la salute dovuti ad un errato modo di tenerle.
Non è facile tenere un’ iguana in cattività in una regione dal clima notevolmente più basso di quello dove vivono in libertà. Per questo motivo ne sconsigliamo vivamente l’allevamento e la detenzione.
Cerchiamo di approfondire il perché della difficoltà dell’allevamento e della detenzione di iguana in un appartamento delle nostre città.
L’allevamento in cattività delle iguana è possibile solo se si ha a disposizione molto spazio perchè un maschio adulto può arrivare ad avere le dimensioni di due metri, e tenendole in un apposito contenitore di misura adeguata alla grandezza di un esemplare adulto di iguana, tenendo conto dello spazio necessario adatto al loro movimento e che presenti caratteristiche simili al loro ambiente naturale, il cui nome è terrario.
L’Iguana -parte prima-
L’iguana è un rettile molto simile alla lucertola, ma di dimensioni più grandi e dal movimento più lento. Quando raggiungono la maturità sviluppano una cresta sul dorso molto più evidente nei maschi che nelle femmine. La testa dei maschi ha una forma triangolare mentre quella delle femmine è arrotondata.
Il termine “iguana” indica anche il genere Iguana che comprende le iguana in senso stretto, ma in senso più ampio la stessa parola italiana indica tutti i rappresentanti della famiglia degli Iguanidi.
Le iguana in natura possono raggiungere anche i due metri e mezzo, mentre in cattività crescono fino a un metro e mezzo, un metro e novanta centimetri. Gli esemplari di iguana di grandi dimensioni sono ormai rari a causa della distruzione dell’ambiente che in molte zone provoca sovrappopolazione e conseguente riduzione delle dimensioni; dell’industria degli animali da compagnia e per il fatto che molte persone del centro e sud America considerano l’iguana un cibo prelibato. L’iguana non è cacciata per necessità ma come specialità gastronomica.
Albertini S.p.A. per una gestione responsabile delle foreste
Albertini S.p.A., leader nel settore dei serramenti in legno, ha ricevuto dall’ente internazionale DNV (Det Norske Veritas) la certificazione FSC (Forest Leadership Council) della Catena di Custodia, che attesta la provenienza del legno impiegato per tutta la gamma di finestre, porte-finestre e chiusure esterne da foreste gestite in modo corretto e responsabile, secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. Un risultato in totale sintonia con la filosofia e i valori cui si ispira l’attività dell’azienda veronese, da sempre impegnata a conciliare la qualità e affidabilità dei prodotti con il rispetto dell’ambiente e dell’etica in ogni fase del processo produttivo.
La certificazione FSC (Forest Leadership Council) della Catena di Custodia, rilasciata dall’ente internazionale DNV, dimostra che l’azienda veronese utilizza per i propri serramenti solo legno ricavato da foreste gestite in modo sostenibile dal punto di vista ambientale, sociale ed economico. Albertini S.p.A. si conferma così all’avanguardia nel rispetto dell’ambiente e dell’etica in tutto il ciclo di produzione.
L’impegno di Albertini S.p.A. per la sostenibilità ambientale inizia ovviamente dalla materia prima, con la selezione di legnami che, oltre a garantire i migliori risultati dal punto di vista estetico e funzionale, provengano da aree boschive e forestali attentamente controllate a tutela dell’ecosistema.
Posidonia Oceanica -parte quarta-
Recentemente le praterie di posidonia sono minacciate anche dalla competizione con due alghe tropicali accidentalmente immesse in Mediterraneo, la Caulerpa taxifolia e la Caulerpa racemosa. Le due alghe presentano una crescita rapidissima e stanno via via soppiantando la posidonia.
Da circa una ventina di anni sta sempre più prendendo piede l’utilizzo di Posidonia oceanica come indicatore biologico. L’analisi della densità dei fasci costituisce uno dei metodi di studio delle praterie.
La pianta infatti presenta tutte le caratteristiche proprie di un buon indicatore biologico:
è una specie bentonica; presenta un lungo ciclo vitale; è diffusa ampiamente in tutto il Mediterraneo; ha una grande capacità di concentrazione nei suoi tessuti di sostanze inquinanti; è molto sensibile ai cambiamenti ambientali.
Attraverso lo studio delle praterie di posidonia è quindi possibile avere un quadro piuttosto attendibile della qualità ambientale delle acque marine costiere.
Posidonia Oceanica -parte terza-
La prateria di posidonia costituisce la “comunità climax” del Mediterraneo, cioè rappresenta il massimo livello di sviluppo e complessità che un ecosistema può raggiungere. Il posidonieto è, quindi, l’ecosistema più importante del mar Mediterraneo ed è stato indicato come “habitat prioritario” nell’allegato I della Direttiva Habitat (Dir. n. 92/43/CEE), una legge che raggruppa tutti i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) che necessitano di essere protetti.
Nell’ecosistema costiero la posidonia riveste un ruolo fondamentale per diversi motivi: grazie al suo sviluppo fogliare libera nell’ambiente fino a 20 litri di ossigeno al giorno per ogni m2 di prateria; produce ed esporta biomassa sia negli ecosistemi limitrofi sia in profondità; offre riparo ed è area di riproduzione per molti pesci, cefalopodi, bivalvi, gasteropodi, echinodermi e tunicati; consolida il fondale sottocosta contribuendo a contrastare un eccessivo trasporto di sedimenti sottili dalle correnti costiere; agisce da barriera soffolta che smorza la forza delle correnti e delle onde prevenendo l’erosione costiera; lo smorzamento del moto ondoso operato dallo strato di foglie morte sulle spiagge le protegge dall’erosione, soprattutto nel periodo delle mareggiate invernali.
Posidonia oceanica -parte seconda-
Le posidonie sono in grado di assorbire i nutrienti anche per via fogliare. Spesso le piante vivono in un substrato soggetto all’anossia (mancanza di ossigeno). Per questo motivo le radici, oltre ad assicurare l’ancoraggio e l’assorbimento delle sostanze nutritive, fungono da riserva di ossigeno, prodotto per fotosintesi dalle foglie e trasportato dal parenchima aerifero.
Spesso le piante di posidonia vivono in un substrato soggetto all’anossia (mancanza di ossigeno). Per questo motivo le radici, oltre ad assicurare l’ancoraggio e l’assorbimento delle sostanze nutritive, fungono da riserva di ossigeno, prodotto per fotosintesi dalle foglie e trasportato dal parenchima aerifero.
Come tutte le Fanerogame marine, anche la Posidonia oceanica si è evoluta da Angiosperme che vivevano nella zona intertidale, al confine tra la terra e il mare, e che erano quindi in grado di sopportare brevi periodi di immersione in acqua. Quando l’impollinazione da anemofila è diventata idrofila, le piante hanno completamente abbandonato la terraferma.