La Basilicata sarà la prima regione italiana che metterà in pratica la Direttiva Habitat (Direttiva 92/42/CEE), un corpus di norme con il quale la Comunità Europea intende istituire una rete ecologica tra tutti gli stati membri dell’Unione attraverso cui garantire delle aree protette per garantire la sopravvivenza di alcune specie animali considerate in via di estinzione.
In totale la regione Basilicata, di concerto con il Ministero dell’Ambiente ha individuato 20 le Zone speciali di conservazione (Zsc) per la salvaguardia del patrimonio naturalistico e della biodiversità.


Il Parco del Gran Paradiso ha un nuovo nato tra gli animali selvatici, tra gli uccelli. E’ un maschietto, si chiama Siel («cielo» nel dialetto valdostano), vive a Valsavarenche dove è appena uscito dal suo guscio. E’ un gipeto e questo fa della sua nascita un grande evento naturalistico. Dall’ultima schiusa delle uova di questi uccelli sono passati almeno 98 anni. Questo rapace fu per anni abbastanza diffuso nelle Alpi, almeno fino ai primi del 900, quando la sua presenza cominciò a diminuire. La causa? L’uomo e i suoi abbattimenti. L’ultimo esemplare di questo rapace fu ucciso nel 1913, nella Val di Rhêmes; da allora il gipeto sparì.
Domenica 20 marzo 2011, un cigno nero è stato trovato dai carabinbieri del Nucleo radio mobile di Roma sulla carreggiata esterna del Grande Raccordo Anulare, quasi all’altezza della Cassia. I militari hanno visto l’animale, probabilmente ferito alle ali, mentre stava attraversando la carreggiata.
I giovani dell’allocco non volano se non quando sono sicuri e solo su brevi distanze, ma, in autunno, quando sono in cerca di un proprio territorio, vagano in parecchie direzioni, allontanandosi fino a oltre 200 km dal luogo d’origine. Questo uccello rapace notturno ha bisogno in media di 60 g di cibo al giorno, pur riuscendo a consumarne fino a 170 g. La dieta di questo animale selvatico comprende 45 specie di mammiferi e un centinaio di uccelli.
Il periodo riproduttivo di questo uccello rapace notturno va da marzo a giugno. Durante la cova la femmina di questo uccello rapace resta nel nidi e il maschio va a procurarsi il cibo. L’allocco è un uccello che depone mediamente da due a quattro uova, ad intervalli non regolari e fa solo una covata. L’incubazione dura un mese, i piccoli di allocco iniziano a volare dopo 5 settimane dalla schiusa. Per raggiungere l’autosufficienza questo animale selvatico ha bisogno di 4 mesi.
L’allocco, Strix aluco L. 1758, è un uccello rapace della famiglia degli Strigidi, un gufo. L’allocco è il più comune e ampiamente diffuso degli Strigidi europei; in Italia si trova ovunque, tranne che in Sardegna. Questo rapace notturno si distingue dal barbagianni per le dimensioni maggiori e il colore complessivamente molto più scuro. E’ un uccello è stanziale e strettamente notturno, vive in zone boschive miste di conifere e di caducifoglie. L’allocco non costruisce alcun nido ma utilizza cavità di ogni genere negli alberi e nelle rovine, spesso occupa anche tane di tasso e di coniglio. Questo animale selvatico è un rapace notturno dalla testa grossa e tondeggiante, presenta dischi facciali bruno-grigiastri. Gli occhi di questo uccello sono neri, a differenza degli altri Strigidi, e non possiede i ciuffi auricolari, quei “cornetti” che caratterizzano molti altri gufi, il piumaggio è bruno fulvo o marrone-grigio nella parte superiore, macchiettato e striato, e bianco con strisce e macchie marroni nella parte inferiore.
Il nibbio bruno (Milvus migrans), un rapace di medie dimensioni diffuso in tutto il mondo e soprattutto in Europa, dove trascorre buona parte dell’anno per poi migrare in inverno verso il caldo africano, secondo uno studio spagnolo, pubblicato dalla rivista Science e condotto nel Parco nazionale di Doñana, nella Spagna sud-occidentale, è solito decorare il suo nido con grandi quantità di rifiuti, molti dei quali in plastica. I rifiuti usati dai rapaci per decorare il nido sarebbero, secondo gli studiosi, un simbolo di successo. “È la prima volta che questa funzione decorativa, presente anche in altre specie di uccelli come l’aquila nera e rossa, viene studiata con accuratezza” ha spiegato il direttore dello studio, Fabrizio Sergio della Stazione biologica di Doñana.
Uno dei misteri della moria degli uccelli avvenuta in varie parti del mondo in questi ultimi tempi è stato risolto. A Yankton in Sud Dakota i circa cinquemila uccelli morti tutti insieme improvvisamente non sono state vittima di una maledizione o di un complotto, ma sono stati uccisi dal governo degli Stati Uniti d’America per punirli per aver inquinato il cibo destinato al bestiame.