La filiera corta come rimedio al rischio di alimenti alla diossina

 Il rischio di acquistare alimenti contaminati da diossina in Italia è molto basso, dati i numerosi controlli a cui sono sottoposti tutti i cibi. Ma per limitare al massimo il pericolo, “è importante innanzitutto privilegiare cibi provenienti da una filiera corta, dei quali è più facile riconoscere l’origine. Il consiglio generale è poi quello di variare spesso tipo e fonti di prodotti alimentari”. Così il presidente del Consiglio nazionale dei chimici, Armando Zingales, interviene dopo l’allarme diossina proveniente dalla Germania, dove migliaia di allevamenti sono stati chiusi per contaminazione dei mangimi degli animali con questa sostanza.

Re-gift to start: come riciclare i regali di Natale non graditi

 Come ogni anno Babbo Natale ha fatto il possibile per accontentare tutti ma qualche volta può sbagliare. E aspettando fiduciosi la befana, c’è chi, in tempi record ha rimesso in vendita su Internet i regali non graditi. Che si tratti di cappellini o sciarpe, di piccoli complementi d’arredo o oggetti di design, quest’anno sono circa 6000 i regali di Natale rivenduti su eBay, dando vita ad una campagna del riciclo che potrebbe non solo far sorridere e guadagnare qualcuno ma anche deludere amaramente qualcun altro. Un vero e proprio business che, come rivela un’indagine condotta dal sito eBay Annunci, quest’anno aiuterà gli italiani a mettere da parte qualche euro da reinvestire in attività da svolgere nell’anno nuovo, all’insegna della non rinuncia, anche in epoca di crisi. Un fenomeno che eBay Annunci identifica con il termine di Re-Gift to start. Per un frizzante e propositivo inizio 2011.

Sacchetti di plastica: ecco il vademecum per semplificare il passaggio all’uso della sporta

 Le buste di plastica sono andate ufficialmente in pensione e anche se al momento è consentito lo smaltimento gratis delle scorte, purtroppo, c’è ancora qualcuno che continua a farsele pagare. Gli italiani, dunque, tra i consumatori più fedeli in Europa, si trovano a fare i conti con l’eco-rivoluzione. Il mercato già da tempo mette a disposizione diverse soluzioni: dalla sportina in fibre naturale direttamente dal passato ai nuovi eco-shopper in bioplastica ricavata da mais e altre materie vegetali. Il futuro, dunque, sembra essere in mater-Bi e lo confermano anche i numeri di Novamont, l’azienda produttrice, che ha aumentato la propria capacità produttiva da 80.000 a 130.000 tonnellate all’anno entro marzo (erano 40.000 nel 2009).

Sacchetti di plastica, addio. Dopo 50 anni la rivincita della sporta

 L’era del sacchetto di plastica per la spesa, inquinante e non sostenibile, si è finalmente conclusa. Il 2011, con il divieto di ‘circolazione’ dei sacchetti non biodegradabili per ‘l’asporto delle merci, per il WWF segna un punto di svolta poiché dopo 50 anni si prendono la rivincita quegli strumenti utilizzati dalle nonne come le sporte in tela, i carrelli della spesa, le retine che hanno tutte il pregio di poter essere riutilizzate infinite volte a beneficio dell’ambiente e del portafogli”. E’ quanto si legge in una nota del WWF.
Il 1957, infatti, è la data che segnò l’inizio dell’era del sacchetto di plastica, prodotto per la prima volta negli Stati Uniti. Ne hanno decretato il successo le qualità peculiari: leggero, resistente, economico, conveniente per portare generi alimentari, vestiario e altri acquisti. I sacchetti di plastica ancora oggi sono tra gli oggetti di consumo più diffusi sulla Terra. Un peso di soli pochi grammi e una media di pochi millimetri di spessore, i sacchetti di plastica potrebbero sembrare completamente innocui se non fosse che vengono prodotti a partire dal petrolio e in quantità incredibili. Fabbriche in tutto il mondo sfornano circa 4-5.000 miliardi di buste di plastica l’anno, un quarto dei quali viene prodotto in Asia, contribuendo a immettere in atmosfera tonnellate di emissioni di carbonio ogni anno”, continua la nota.

In Giappone il 5,7 per cento in meno di emissioni di Co2 in un biennio: grazie alla crisi

 Il 2010 per il Giappone si chiude con segno positivo a favore dell’ambiente: nell’ultimo biennio, e’ stato compiuto un taglio del 5,7% delle emissioni di gas serra. Secondo quanto mostra un’analisi preliminare del governo giapponese, per il secondo anno consecutivo in Giappone le emissioni di anidride carbonica da combustibili fossili hanno mostrato un declino rilevante. A causa della debolezza dell’economia globale, i livelli di CO2 sono scesi infatti a 1.209 miliardi di tonnellate equivalenti, dopo il picco negativo raggiunto nel 2008, con 1.374 milioni di tonnellate di CO2 (+9% sul 1990-1991). I risultati preliminari – quelli definitivi si conosceranno ad aprile – sono in linea con le aspettative del mercato che prevedevano una riduzione annua del 5,6%, pari a 1.075 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.

Ivy: l’auto solare più veloce del mondo è Australiana

Un’auto australiana con la stessa potenza di un tostapane e’ ufficialmente il veicolo a energia solare piu’ veloce del mondo, dopo aver registrato in una prova a cronometro 88 chilometri l’ora, superando il record precedente di quasi 10 chilometri. La Solar Racer Sunswift IV detta anche IVy, progettata e costruita da docenti e studenti dell’universita’ del Nuovo Galles del Sud, e’ entrata nel Guinness dei primati superando il record precedente, di 79 chilometri orari, detenuto da un altro veicolo australiano.

Porto Tolle: arriva l’ok del ministero per la conversione della centrale a carbone

 Arriva l’ok del ministero dello Sviluppo Economico per la conversione a carbone della centrale termoelettrica di Enel a Porto Tolle. E’ quanto rende noto il ministero, la cui ”direzione generale per l’energia nucleare, le energie rinnovabili e l’efficienza energetica ha autorizzato la conversione a carbone della centrale termoelettrica Enel Spa di Porto Tolle, in provincia di Rovigo. Il provvedimento e’ stato emanato a seguito del positivo giudizio di compatibilita’ ambientale e dell’intesa con la Regione Veneto”.
Con il nuovo assetto, spiega il comunicato, la centrale potra’ operare con tre sezioni alimentate a carbone e, parzialmente, a biomasse (contro le attuali quattro alimentate a olio combustibile denso, da 660 MW elettrici ciascuna), per una potenza elettrica lorda nominale complessiva di 1.980 MW.

Case editrici amiche dell’ambiente: ecco quali nella classifica Salvaforeste

 Da 60 a 110 in meno di sette mesi. Sono le case editrici che, da oggi, potrete trovare nell’ultima versione della classifica ‘Salvaforeste‘ di Greenpeace. Le case editrici sono state valutate in base alla sostenibilità della carta che utilizzano nei propri libri e, in testa, ci sono nomi come Bompiani e Fandango. Maglia nera invece per Newton Campton, Sellerio, Zanichelli e Disney Libri.
E se con questo aggiornamento la classifica è quasi raddoppiata, il numero delle case editrici valutate positivamente è triplicato, passando da 15 a 45. Tra queste: tutte le case editrici del Gruppo Feltrinelli, Minimum Fax, Marsilio, Baldini Castoldi e Dalai e Einaudi Stile Libero del Gruppo Mondadori. Ottimi numeri, che fanno crescere le chance di sopravvivenza per le ultime foreste indonesiane e gli oranghi del Borneo e di Sumatra.

Mambo, un progetto per produrre BioOlio dalle alghe

 C’è chi sfrutta le biomasse sulla terra, c’è chi invece guarda al mare, come fa Mambo, una ricerca realizzata da Assocostieri per studiare la resa delle colture di microalghe per la produzione di biodiesel. Mambo, infatti, è l’acronimo di Microalghe Materia prima per BioOlio e ha presentato da poco i primi risultati ufficiali dopo due anni di lavoro. Dal 2008 ad oggi sono stati presi in considerazione l’analisi iniziale, la scelta progettuale, la stima tecnico-economica e la progettazione preliminare confermando la promessa che energetica di cui si fanno carico le alghe. Comparandole con le altre materie prime – colza, soia, olio di palma – nella sintesi di oli biocombustibili ci si accorge che le micro-alghe possiedono un rapporto coltivazione/produzione superiore a tutte le altre, merito anche dell’alto contenuto lipidico che arriva fino al 60% della loro biomassa. In altre parole, se da un ettaro coltivato a girasole si ottiene 0,7-1 tonnellate/anno di olio vegetale puro, lo stesso spazio occupato da fotobioreattori può produrre dalle 10 alle 20 tonnellate/anno.

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