Il cucciolo di cane deve abituarsi a riconoscere gli umani che saranno la sua nuova famiglia, il loro odore e l’odore della nuova casa: Dovete perciò essere pronti a farlo sentire al sicuro, assumendo un atteggiamento sereno ed incoraggiante: Dovete prenderlo spesso in braccio, tenendo una mano sulla sua schiena, sotto il petto e sostenendo con l’altra le zampe posteriori. Questo serve a far sentire il cucciolo di cane sicuro e protetto e gli consentirà di familiarizzare con il vostro odore.
Evitate rumori forti ed improvvisi, bambini urlanti e troppo invasivi nel primo periodo in cui il cucciolo di cane entra nella sua nuova casa perché si potrebbe spaventare, disorientare e potrebbe sviluppare crescendo, un carattere timido e problematico. Fate in modo che nelle prime settimane nella nuova casa il cucciolo di cane sia a contatto solo con i membri effettivi della sua nuova famiglia e introducetelo solo successivamente e per gradi, a fare conoscenza con altri umani e con il mondo esterno.
Natura e Animali
Arriva un nuovo cucciolo -parte prima-
Decidere di accogliere in casa un cucciolo di gatto o cane ci impegna per la vita, non bisogna mai dimenticarlo, se non si è sicuri e consapevoli del tipo di impegno che comporta adottare un cucciolo è meglio desistere.
Se decidete di prendere un cucciolo di cane dovete sapere che, a differenza del gatto, bisogna iniziare ad addestrarlo sin dai primi giorni con molta pazienza e costanza se volete che entri a far parte della vostra famiglia in modo armonico e non conflittuale.
Il cucciolo di cane ha bisogno di molto affetto, di cibo e di un angolo caldo ed accogliente per dormire, ma anche di apprendere le regole del suo nuovo gruppo sociale attraverso l’addestramento ed il gioco.
2050: il pianeta ha bisogno di te
Promossa dal Comune di Milano-Cultura e da Codice Idee per la Cultura e Civita, in collaborazione con Focus, arriva finalmente in Italia, nell’ambito di un tour internazionale, la mostra “2050: Il pianeta ha bisogno di te”, in programma a Milano, alla Rotonda della Besana, dal 9 novembre 2010 al 30 gennaio 2011.
Realizzata in partnership con il Science Museum di Londra, la mostra sviluppa, grazie al supporto delle più moderne tecnologie, un tema di assoluta attualità nell’Anno Mondiale della Biodiversità delle Nazioni Unite: la sostenibilità della vita sul nostro pianeta. E lo affronta con una sfida, una proiezione al futuro, ad un ipotetico ma raggiungibile 2050, dove la sostenibilità è frutto dei grandi progetti ma anche dei comportamenti quotidiani di ciascun individuo.
Nell’Anno Mondiale della Biodiversità, in uno scenario generale caratterizzato dai fenomeni legati alle dinamiche demografiche, all’incertezza sulle riserve petrolifere, alla limitata disponibilità di cibo e di acqua, al riscaldamento globale, il concetto di “sostenibilità” è infatti diventato imprescindibile e obbligato, in tutti i campi, per garantire uno sviluppo finalizzato al bene delle persone.
I Lamantini
I lamantini appartengono alla famiglia dei “Trichechidae” del genere “Trichechus”, e non sono dei trichechi (Odobenus Rosmarus), sono degli animali mammiferi marini principalmente erbivori molto grandi, conosciuti anche col nome di mucche di mare.
Alla nascita un lamantino pesa circa trenta chili per arrivare ad un peso che varia dai quattrocento ai cinquecento chili, per una lunghezza di circa tre metri. Le femmine sono più grandi dei maschi.
Caratteristica dei lamantini, tra i mammiferi, è il cambio continuo dei denti molari. Gli esemplari adulti non hanno incisivi né canini, ma solo una serie di denti non chiaramente differenziati in molari e premolari. I denti in crescita nella parte posteriore della cavità orale fanno muovere verso la parte centrale della dentatura i denti più vecchi fino a provocarne la caduta.
I lamantini abitano le aree costiere poco profonde, e a volte paludose, del nord, centro e sud America e nel Mar dei Caraibi.
Questi animali amano le acque calde e non possono sopravvivere al di sotto dei venti gradi centigradi.
Scoperto due Kookaburra albini
Il Kookaburra si chiama in italiano dacelo. Dacelo è un genere di uccelli della famiglia degli Alcionidi, nativo dell’Australia e della Nuova Guinea. Si suddivide in quattro specie e gli appartenenti ad esse sono comunemente chiamati Kookaburra. Questo termine deriva dall’analogo termine nella lingua degli indigeni Wiradjuri guuguubarra, parola onomatopeica per il verso di questi uccelli.
Il verso di questi uccelli è infatti una delle principali caratteristiche distintive dei Kookaburra: questi sono infatti soliti emettere dei richiami stridenti del tutto simili ad una risata umana.
I Kookaburra appartengono all’ordine dei Coraciformi, lo stesso a cui appartengono le varie specie di Martin pescatore; per questo motivo tali uccelli vengono chiamati anche martin pescatori australiani. La famiglia si divide in quattro specie, tutte distribuite solo in Australia, Nuova Guinea e nelle Isole Aru: Kookaburra di Roufus (Dacelo gaudichaud), Kookaburra dalle ali blu (Dacelo leachii), Kookaburra sghignazzante (Dacelo novaeguineae) e Kookaburra ornato (Dacelo tyro).
Il nuovo laser scanner di Codevintec
Codevintec, dal 1973 uno dei maggiori distributori di strumentazione e know-how nel campo delle Scienze Della Terra, Navigazione di Precisione e 3D Imaging riconosciuto a livello internazionale,
presenta il nuovo laser scanner che rileva su ghiaccio e neve e rende possibile anche il monitoraggio valanghe: Optech ILRIS-LR. Ghiaccio e neve non fermano più i rilievi grazie a Optech ILRIS-LR di Codevintec.
Codevintec è riferimento per strumenti ad alta tecnologia nelle Scienze della Terra e del Mare:
studio del sottosuolo: georadar, sismografi, geoelettrica, logger da foro, inclinometri; vulcanologia e Monitoraggio sismico: sismometri, magnetometri, gravimetri, inclinometri, reti con trasmissione VSAT; rappresentazione dei fondali e delle coste: Multibeam Beamformer e Interferometrici, SideScanSonar e SubBottom Profiler; sistemi per 3D Imaging, anche in movimento: LaserScanner 3D a lunga portata, LIDAR, software, sistemi complessi; navigazione e posizionamento di precisione ad alta dinamica: DGPS, IMU (Inertial Measurement Unit), sistemi subacquei.
La discarica nel parco nazionale -parte terza-
Nel territorio del Parco Nazionale del Vesuvio si trovano tantissime specie vegetali tra alberi, piante e fiori. Le specie endemiche sono solo 18, probabilmente a causa dell’origine recente complesso vulcanico. Sulle colate laviche più recenti del Parco Nazionale del Vesuvio la colonizzazione vegetale inizia ad opera dello Stereocaulon vesuvianum, un lichene coralliforme dal tipico aspetto grigio e filamentoso. Il lichene ricopre interamente la lava del 1944 e la colora di grigio facendole assumere riflessi argentati nelle notti di luna piena. Sulle colate più antiche allo Stereocaulon vesuvianum si affiancano le altre specie pioniere, tra cui la Valeriana rossa (Centranthus ruber), l’Elicriso (Helichrysum litoreum), l’Artemisia (Artemisia campestris) e la Romice rossa (Rumex scutatus).
Tra gli alberi del Parco Nazionale del Vesuvio troviamo le pinete impiantate a partire dalla seconda metà del 1800 tra i 300 e i 900 metri, costituite prevalentemente da Pino marittimo (Pinus pinaster), da Pino domestico (Pinus pinea) e da Pino d’aleppo (Pinus halepensis); a partire degli anni ’90 è iniziata un’opera di sfoltimento delle pinete per lasciare il posto alla quercia tipica dell’area mediterranea, il Leccio (Quercus ilex) che in alcuni zone costituisce nuovamente dei folti boschi.
La discarica nel parco nazionale -parte seconda-
Il territorio del Parco Nazionale del Vesuvio, nonstante la prepotente antropizzazione è un territorio ricco di bellezze storiche e naturalistiche, faunistiche e botaniche con un patrimonio unico di biodiversità da tutelare e conservare accanto a territori agricoli coltivati con i prodotti tipici della zona vari e ricchi di profumi e sapori, l’agricoltura e la biodiversità tipica dei luoghi.
Degne di nota nel Parco Nazionale del Vesuvio sono le numerose specie vegetali e animali concentrate in un territorio dalle dimensioni ridotte. Animali e piante che costituiscono il patrimonio unico e vario della biodiversità del territorio vesuviano.
La fauna del Parco è particolarmente ricca e interessante. Tra gli animali mammiferi spiccano il Topo quercino, ormai raro in altre parti d’Italia, il Moscardino, la Faina, la Volpe, il Coniglio selvatico e la Lepre.
Più di cento le specie di uccelli tra residenti, migratrici, svernanti e nidificanti estive. Da segnalare le nidificazioni di Poiana, Gheppio, Sparviero, Pellegrino, Upupa, Tortora Colombaccio, Picchio rosso maggiore, Codirossone, Passero solitario, Codibugnolo, Picchio muratore, Corvo imperiale, Cincia mora.
La discarica nel parco nazionale -parte prima-
“C´è il rischio che i rifiuti in faccia ai quali il Parco nazionale del Vesuvio aveva sbattuto la porta, entrino dalla finestra. La porta è la cava Vitiello data per non più utilizzabile come discarica; la finestra è costituita dalla minacciosa possibilità che la discarica SARI attualmente in funzione e in via di saturazione venga affiancata da una nuova cavità contigua all’attuale e sempre in area parco. Ciò mentre non solo la logica, ma la legge vorrebbe che, una volta chiusa quella discarica, si proceda alla sua rinaturalizzazione. Per questi motivi siamo costretti a riaprire la parcumiera con la speranza di doverla presto richiudere in contemporanea con la definitiva chiusura di tutte le discariche, comunque abusive, nel Parco”.
Dice il presidente dell’Ente Parco del Vesuvio Ugo Leone
Il Parco Nazionale del Vesuvio è stato istituito il 5 giugno 1995 per conservare i valori del territorio e dell’ambiente e la loro integrazione con l’uomo; salvaguardare le specie animali e vegetali, nonché le singolarità geologiche; promuovere attività di educazione ambientale, di formazione e di ricerca scientifica.
Italia nella morsa del gelo, come aiutare gli animali selvatici
Gli italiani soffrono nella morsa del gelo, ma gli animali ne muoiono in gran numero. Soprattutto gli uccelli, che devono nutrirsi di continuo e non riescono a farlo quando la neve ricopre il terreno. Eppure con qualche accorgimento si puo’ aiutare la fauna selvatica a sopravvivere fino al disgelo.
I proprietari e i curatori di giardini o spazi verdi possono spalare via la neve non solo dai vialetti e di passaggi per le persone, ma anche da tratti di aiuole e prati, cosi’ da permettere ai merli e ai pettirossi di accedere alla terra in cui trovano il cibo.
Tutti possono offrire cibo sotto forma di granaglie, pane, frutta fresca e secca, semi nei luoghi dove gli uccelli si concentrano, per esempio nei parchi cittadini e suburbani, nei laghetti con anatre, ma anche ognuno sul proprio terrazzo, balcone, cortile o persino davanzale.
In questi giorni ai centri recupero fauna selvatica giungono per lo piu’ animali stremati dal gelo e dalla fame, e’ urgente mettere in atto i piccoli accorgimenti che, in un ambiente profondamente trasformato dall’uomo come quello italiano, possono significare la vita o la morte per molte specie della fauna selvatica.