Una silenziosa invasione: il trasporto marittino e le emissioni di CO2

 Il trasporto marittimo internazionale “contribuisce per il 2,7% sul totale delle emissioni globali di CO2“. Nei 12 anni ormai trascorsi da quando il protocollo di Kyoto è stato varato dall’ Onu, l’ Organizzazione Marittima Internazionale (Imo) “non è riuscita a realizzare nemmeno una misura per la riduzione delle emissioni di gas serra” che, dal 1997 ad oggi, sono “cresciute del 100%” e attualmente “ammontano a 870 milioni di tonnellate l’ anno“, pari al “2,7% del totale delle emissioni globali di CO2“.

IL SETTORE MARITTIMO E L’ INQUINAMENTO
A denunciarlo sono le associazioni ambientaliste Amici della Terra Italia, MareVivo e Wwf Italia che hanno tracciato un bilancio dell’ impatto delle attività climalteranti del settore del trasporto marittimo internazionale. Secondo gli ambientalisti, “questo settore è l’ unico grande settore ad essere rimasto escluso dalle normative di controllo delle emissioni di CO2 varate dall’ Unione Europea e dai principali paesi industrializzati. Anche l’a viazione nazionale e internazionale è stata di recente inclusa nello Schema Comunitario di commercio delle emissioni (Ets)“.

Quanti chilometri nel piatto? Il cibo a chilometri zero

 Carni, vino, pesce… ma ormai anche prodotti meno pregiati come le patate, lo yogurt, viaggiano come e più degli uomini. Nessuno ha l’ interesse a svelare i chilometri che stanno dietro questi cibi. Se per i prodotti tipici la distanza è un plus (l’ etichetta ne racconta l’ origine lontana come una carta d’ identità da mostrare con orgoglio), il cibo “normale” che, a nostra insaputa, ha percorso migliaia di chilometri per essere al mattino sui banchi del mercato, sembra viaggiare a volto coperto.
Volete frutta e verdura fuori stagione? Eccole, hanno il costo che hanno. E non si tratta del solo costo economico.

LA FRUTTA INQUINA… SE VIAGGIA

Per viaggiare, anche la frutta inquina. Ma proprio perché la dimensione del fenomeno resta in buona parte nascosta, i danni causati da una logistica sempre più discutibile ci sfuggono, così come il danno ecologico che ne deriva.

Protocollo di Kyoto: cos’ è e cosa dice

 Il protocollo di Kyōto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale, sottoscritto nella città giapponese di Kyōto l’ 11 dicembre 1997 da più di 160 paesi, in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia.

LA RIDUZIONE DELLE EMISSIONI INQUINANTI
Il trattato prevede l’ obbligo in capo ai paesi industrializzati di operare una riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio ed altri cinque gas serra, ovvero metano, ossido di diazoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro di zolfo) in una misura non inferiore al 5% rispetto alle emissioni registrate nel 1990 — considerato come anno base — nel periodo 2008-2012.

IL MECCANISMO DI SVILUPPO PULITO

Il protocollo di Kyōto prevede il ricorso a meccanismi di mercato, i cosiddetti Meccanismi Flessibili; il principale meccanismo è il Meccanismo di Sviluppo Pulito. L’ obiettivo dei Meccanismi Flessibili è di ridurre le emissioni al costo minimo possibile; in altre parole, a massimizzare le riduzioni ottenibili a parità di investimento.

Riciclo pile e batterie esauste: fra due mesi il piano di recupero europeo

 Secondo il Sole 24 Ore, ogni anno in Italia vengono vendute 700 milioni di pile e oltre 20 milioni di accumulatori portatili al piombo e industriali da oltre 350.000 esercizi commerciali. Numeri importanti, che potrebbero segnare una voce in attivo per il riciclo a livello europeo. Ad occuparsi di raccoltas e recupero per i dispositivi tecnologici (dai telefonini ai piccoli elettrodomestici) bisogna fare riferimento alla Direttiva Europea 2006/66/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo 188/2008 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre scorso.

UN NUOVO SISTEMA DI GESTIONE DEL RICICLO
Il 26 Settembre, prenderà il via anche in Italia il nuovo sistema di gestione del riciclaggio, che vede impegnato in prima linea il consorzio ReMedia, l’ organismo per la gestione eco-sostenibile dei cosiddetti “Raee”, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. L’ Italia è tra i primi in assoluto al mondo per utilizzo di telefoni cellulari e il mercato di pile e accumulatori portatili in Italia è superiore a 22.000 tonnellate l’ anno.

Il wwf contro Contest, un insetticida che uccide la vita acquatica nelle risaie

 Per fermare la strage che rischia di abbattersi su 200.000 ettari di risaie tra Piemonte e Lombardia, il WWF ha chiesto alla UE di fermare il potente insetticida che uccide tutte le forme di vita acquatiche: da alcune settimane nelle risaie piemontesi e lombarde è in corso un uso straordinario – autorizzato con Decreto ministeriale del 31.03.2009 – di un prodotto per combattere il punteruolo acquatico del riso (Lissorhoptrus oryzophilus), coleottero curculionide esotico che negli ultimi tre anni si é diffuso nell’ area risicola. Tale prodotto prende il nome di Contest, ed è un piretroide con Alfacipermetrina come principio attivo.
E’ stato accertato che il Contest uccide tutte le forme di vita acquatiche che incontra, inclusi pesci, anfibi (larve e adulti di specie acquatiche) e gli invertebrati acquatici.

Inquinamento aereo: il terminal 5 a Heathrow a basso impatto ambientale

 Solo il 3% degli italiani che si spostano in arereo ha una coscienza ‘green’, ha cioé la coscienza della propria responsabilità individuale rispetto alle ripercussioni sull’ ambiente dei viaggi aerei. Secondo il 44% degli italiani, infatti, la responsabilità della gestione dell’ impatto ambientale dell’ aviazione civile è principalmente in capo ai governi. A rilevarlo è un sondaggio commissionato da British Airways e condotto da YouGov che, in seconda battuta, vede il 41% degli intervistati italiani attribuire la responsabilità ambientale dei voli aerei alle stesse compagnie aeree.

LE RESPONSABILITA’ DEI VIAGGIATORI
Solo il 3% degli intervistati italiani ritiene che siano gli stessi viaggiatori ad avere una responsabilità a livello individuale dell’ impatto ambientale dei voli aerei, sottolinea la compagnia britannica e per i cittadini del Bel paese, infine, gli aeroporti sono considerati i principali responsabili soltanto dal 7% del campione. Dal confronto con le risposte raccolte negli altri Paesi europei, nel sondaggio di British Airways emerge che l’ attribuzione di questa responsabilità alle istituzioni governative “é un fenomeno tipicamente italiano. Altrove, infatti, la media si colloca intorno al 20%“.

IL NORD-EST PIU’ SENSIBILE ALL’ ECOLOGIA
Guardando alla distribuzione geografica sul territorio italiano di questa ‘coscienza green’, ovvero della responsabilità individuale rispetto alle ripercussioni sull’ambiente dei viaggi aerei, si vede come questa, comunque molto bassa, sia maggiormente concentrata nel Nord Est (5%), nel Sud (6%), e nelle isole (5,5%). Molto diversa la situazione nel Nord Ovest, dove nessun italiano intervistato si ritiene individualmente responsabile di tale problematica, e nel Centro, dove solo il 2% attribuisce al singolo viaggiatore la responsabilità dell’ inquinamento ambientale del trasporto aereo.

LUI, LEI E LA COSCIENZA ECOLOGICA
Un altro aspetto interessante, sottolinea lo studio di British Airways, è la differenza tra le risposte fornite da uomini e donne. Il 50% degli uomini crede che spetti al governo gestire e controllare l’ impatto ambientale prodotto dal trasporto aereo (contro il 38% del pubblico femminile), mentre il 47% delle donne intervistate ritiene che sia un dovere della compagnia aerea (solo il 35% per gli uomini). Le donne, inoltre, mostrano di credere maggiormente nella responsabilità individuale rispetto agli uomini (5% contro 2%).

G8 l’Aquila: le promesse dei grandi per tagliare le emissioni di Co2

 L’ AQUILA – I paesi sviluppati del G8 hanno concordato sull’ obiettivo di impegnarsi per una riduzione delle emissioni di C02 dell’ 80% entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990. E’ quanto si legge nella dichiarazione conclusiva del G8, che l’ Ansa ha potuto consultare. Nella dichiarazione, i leader degli otto grandi riconoscono la necessità sostenuta dal mondo scientifico sul fatto che la temperatura media del mondo non può aumentare piu’ di due gradi centigradi rispetto ai livelli preindustriali e mantengono l’ ambizione degli obiettivi proposti nella bozza originaria.

UNA RISPOSTA GLOBALE PER IL CLIMA
Considerato che questa sfida globale può essere raggiunta solo con una risposta globale, noi confermiamo la nostra volontà di condividere con gli altri paesi l’ obiettivo di raggiungere una riduzione di almeno il 50% delle emissioni globali entro il 2050“, afferma la dichiarazione.

Wwf: i ghiacciai delle Alpi si dimezzeranno entro 10 anni

 BERGAMO – Entro i prossimi dieci anni i ghiacciai alpini rischiano di dimezzarsi a causa del riscaldamento globale. Questo l’ sos lanciato dal dossier “Effetto clima per le Alpi” presentato oggi dal Wwf durante l’ inaugurazione di una nuova stazione di monitoraggio della flora alpina sulle cime delle Alpi Orobie, in Lombardia.
Tra il 1850 e il 1980 – si legge nel dossier – i ghiacciai delle Alpi hanno perso almeno un terzo della loro superficie e metà della loro massa. Dal 1980 si è sciolto un ulteriore 20-30%. Alle quote inferiori, secondo il Wwf, i ghiacciai sembrano destinati a scomparire, e si ritiene probabile che entro il 2050 i tre quarti di tutti i ghiacciai delle alpi svizzere non esisteranno più.

GLI EFFETTI SULLA BIODIVERSITA’
Questo – si legge nel dossier – avrà effetti sulla biodiversità, sul regime idrico dei fiumi e sulle attività economiche come il turismo“. La situazione peggiore in Italia si è registrata nelle alpi occidentali e in Veneto e Friuli.

Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.