Parchi ed energia si danno la mano: nel 2013 una centrale fotovoltaica nel cuore di Parigi

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La notizia non è dell’ ultim’ ora, ma fa riflettere sull’ attenzione che la Francia da sempre volge nei confronti dei progetti dedicati alle energie rinnovabili ed alle aree verdi urbane, seppure con l’ eccentricità tipica dei parigini. Nel 2013, infatti, la halle Pajol, un quartiere del diciottesimo arrondissement di Parigi, accoglierà una centrale fotovoltaica da 350kWc. Raro esempio di integrazione tra centro cittadino e produzione energetica, si tratta di un’ installazione di dimensioni senza precedenti per un impianto fotovoltaico urbano, che permetterà la riqualificazione del quartiere e fornirà l’ esempio per altre realtà più piccole.
Del resto, la capitale francese vanta una tra le più bizzarre progettazioni delle aree verdi urbane in Europa: basti pensare ai tre parchi simbolo de La villette, Citroen e Bercy.

La centrale solare del futuro
Sarà la più grande centrale fotovoltaica urbana di Francia e sarà situata proprio nel cuore di Parigi. Un’ intrusione che gli stessi francesi hanno definito come rivoluzionaria, poiché da sempre le centrali solari sono state dislocate in aree periferiche ed isolate, in zone rurali o industriali. Ma la scelta del sito, un’ area di tre ettari, è ideale. Lunga 140 metri, la halle Pajol è una grande struttura metallica datata 1926. Lo scheletro della hall è stato sormontato con una tettoia “dentata”, sopra il quale i pannelli saranno orientati completamente a sud ed inclinati di 30°: l’ orientamento non poteva essere migliore per dei pannelli fotovoltaici. Entro il 2013 tutta la struttura sarà dotata di catturatori d’ energia solare per un’ estensione di 3.300 metri quadri, per un investimento totale di 2,5 milioni di euro.
La particolarità è che, sebbene la progettazione sia partita dal comune di Parigi, l’ operazione sarà finanziata da un’ impresa privata, che affitterà il tetto della halle Pajol alla città di Parigi e rivenderà la sua elettricità alla EDF (Electricité de France).

Innovazione e riqualificazione urbana
Parigi, negli anni recenti, è stata una realtà nella quale la sperimentazione paesaggistica ha avuto notevole successo. I tre casi più noti sono La Villette, Citroen e Bercy, una sorta di trilogia nata per innovare ad ogni costo.

Il parco de La Villette è stato realizzato da Bertrand Tschumi, vincitore di un concorso internazionale al quale parteciparono ben 470 progetti, in un’ area abbandonata sede di ex-macelli, ex-mercati, ricca di strutture funzionali alle attività commerciali. In quest’ area sarebbero sorte la città della scienza e della tecnica, la città della musica, la grande halle e lo zenith. Il progetto di Tschumi si basa su tre sistemi autonomi: punti (les folies), linee (i percorsi pedonali) e superfici (le aree verdi). La vegetazione qui è marginale e casuale: c’è una sorta di disattenzione verso tutto ciò che è naturale. Il risultato, criticato e a lungo discusso, è però una delle aree che hanno fatto scuola del paesaggio a livello mondiale.

Il parco André Citroen è il secondo grande parco urbano di Parigi, inaugurato nel settembre 1992, in un’ area in cui sin dagli anni ’70 sorgevano gli impianti industriali della fabbrica automobilistica omonima. A differenza di La Villette, qui la natura è protagonista, con il giardino francese e i sei giardini seriali che richiamano, nella loro diversità, i metalli, i colori e i sensi. Tutto il parco è pieno di riferimenti simbolici ed esoterici, oltre ad un’ importante presenza dell’ acqua.

Infine, il parco di Bercy conclude la trilogia del XX secolo. L’ architetto Bernard Huet è qui riuscito a ricreare il tradizionale parco francese, nel quale il rapporto tra la aree verdi e quelle costruite è ben equilibrato. Esso ospita infatti il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Palais Omnisport e, al di là della Senna, la biblioteca Mitterrand.

Che i parigini siano esempio o meno da seguire è un dibattito ancora aperto. Certo è che non finiranno mai di stupire e di tenere alta l’ attenzione verso tutto ciò che è futuribile. E, se è anche verde, andrà a tutto vantaggio dell’ ambiente e della vivibilità urbana.

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