Obama: clima ed energia in USA, Nobel e satelliti per la rincorsa al Sol levante

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Qualche giorno fa il lancio del satellite giapponese per misurare lo smog terrestre dallo spazio, fra pochi giorni – a febbraio – il lancio di un nuovo satellite della Nasa tutto made in USA.
Barack Obama si è appena insediato alla Casa Bianca, e ha subito lanciato un chiaro segnale al mondo: gli Stati Uniti vogliono recuperare il tempo perso in materia ambientale e, per farlo, ricorre a una squadra che annovera anche un premio Nobel. Gli americani sono in visibilio, ma non tanto per l’ ambiente: la politica ambientale di Obama già promette di riempire le tasche di chi entrerà in prima linea nel green business e nel suo indotto, e già c’è chi teme che il green tech diverrà la bolla spculativa di un futuro neanche tanto lontano.

La politica ambientale di Obama
Il 15 gennaio il neo-presidente eletto Barack Obama ha annunciato i membri chiave della sua squadra per le politiche energetiche, con la nomina del fisico e premio Nobel 1997 Steven Chu come segretario per l’ energia e Carol Browner, precedente amministratore EPA, al coordinamento delle politiche sul clima ed energia. Obama ha anche nominato Lisa Jackson, precedente capo della Environmental agency, come amministratore dell’ Environmental Protection Agency e Nancy Sutley, deputato gay di Los Angeles all’energia e all’ambiente, alla guida del Consiglio per la qualità ambientale.

Nel ventunesimo secolo sappiamo che il futuro della nostra economia e della sicurezza nazionale è legata inestricabilmente con una sfida: l’ energia” ha detto il Presidente degli Stati Uniti alla conferenza stampa di presentazione della sua squadra ambientale.

Ma il settore energetico sarà anche il modo per creare 2 milioni e mezzo di posti di lavoro entro il 2011: il piano punta all’ impiego degli americani per aggiornare le infrastrutture del Paese, costruendo edifici pubblici più efficienti energeticamente ed implementando tecnologie ambientali eco-compatibili, incluse le fonti di energia alternative.

Durante la campagna elettorale Obama aveva promesso un investimento di 150.000 milioni di dollari nell’ arco di 10 anni per l’energia pulita e si era prefissato di raggiungere l’obiettivo del 10% della produzione di energia nazionale per mezzo di fonti rinnovabili entro il 2012.
E, a quanto pare, il Presidente sembra determinato a mantenere la sua promessa.

La rincorsa al Giappone
Nel frattempo il Giappone ha anticipato gli States, inviando nell’orbita terrestre il satellite Ibuki. Si tratta di un satellite progettato per osservare la distribuzione della concentrazione dei gas effetto serra che causano il riscaldamento globale, per aiutare a ridurre le emissioni di biossido di carbonio (CO2) secondo i parametri del protocollo di Kyoto.

Gli Stati Uniti erano stati l’unico stato su 175 a non aver firmato il protocollo nel 1997. Oggi, a 12 anni di distanza, stanno tentando di recuperare il tempo perso. La preoccupazione degli scienziati per la riduzione dei ghiacci antartici, sta infatti facendo affrettare le fasi della ricerca: la Nasa, l’ agenzia spaziale statunitense, lancerà infatti in orbita un satellite simile a Ibuki il prossimo febbraio.

Energia verde e speculazione
Dopo i disastrosi esiti delle speculazioni in campo di proprietà e “hedge funds”, è la CNN che pone la domanda ai propri ascoltatori: la prossima vittima saranno le tecnologie verdi?
Recentemente, infatti, molti milioni di dollari sono stati investiti in compagnie di tecnologie eco-friendly, che offrono soluzioni alla doppia minaccia dei cambiamenti climatici e dell’ abbassamento delle scorte di energia fossile e combustibile.

A dispetto della crisi finanziaria, il settore green-tech sembra invece fiorire in un vero e proprio boom, divenendo così l’ obiettivo di migliaia di investitori. Questo, unito alla prossima politica di Obama, promette investimenti in un settore sicuro, supportato per di più dal governo.

Due sono i posti “caldi” dove i cambiamenti sono già visibili: uno è Silicon Valley, dove una nuova generazione di affari hi-tech stanno trasformando la regione, proprio come già era avvenuto con il settore IT negli anni Ottanta e Novanta; l’ altro è Austin, in Texas.

Uno dei settori più intriganti è l’ estrazione di biocombustibile dalle alghe, dove però la ricerca americana aveva fallito, lasciando il campo libero al progetto Shamash tutto Europeo… anzi, francese.
E allora la domanda sorge spontanea: riuscirà Obama a recuperare il tempo perso e ad evitare che anche il settore delle energie pulite si trasformi solo in una colossale bolla speculativa?

Gli americani sembrano fiduciosi.

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