
A Salto di Quirra, in Sardegna, c’è il più importante poligono di tiro europeo. Qui vengono sperimentate nuove armi da utilizzare nelle guerre che devastano il pianeta.
Qui le industrie private possono fare sperimentazioni di nuovi sistemi d’arma e pure effettuare delle dimostrazioni promozionali delle armi. Solo per fare un’esempio – un po’ datato – nella prima metà del 1998 il poligono è impegnato dalla Fiat e dall’Alenia per complessive 244 giornate – hanno affittato nella stessa giornata più lotti di questa base sterminata.
Queste aziende private hanno potuto godere del diritto d’uso del mare sardo come bersaglio e discarica di missili e razzi di vecchia e nuova generazione. Senza che noi ne sapessimo nulla.
Basterebbe questo per chiudere la base. Ma c’è di più. Una storia che sembra uscita da un film dell’orrore, con pecore neonate con sei zampe o senza occhi, o bambini – nove – nati con gravi malformazioni negli anni ottanta a Escalaplano.
Come recita una relazione dell’Asl locale:
Il 65% del personale, impegnato con la conduzione degli animali negli allevamenti ubicati entro il raggio di 2,7 km dalla base militare di Capo San Lorenzo a Quirra, risulta colpito da gravi malattie tumorali
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Un incubo che colpisce con tumori e leucemie gli abitanti dei piccoli centri che si trovano vicini a questa base militare di 120 chilometri quadrati. Trenta su 150 residenti a Quirra, qualcuno in meno tra Villaputzu, Muravera e San Vito.
Una famiglia di allevatori nella zona di Tintinau, rischia di essere sterminata dalla malattia del secolo: tre di loro hanno avuto un tumore in pochi anni… Patologie che hanno molti punti di contatto con quelle contratte dai militari di ritorno da Afghanistan, Iraq o dai Balcani.
Impossibile non pensare che il punto di contatto sia rappresentato dall’uranio impoverito, o dalle nanoparticelle di metalli pesanti, contenuto nelle munizioni.
Ora sembra credere a tutti questi indizi anche la magistratura, che dopo una relazione della Asl di Cagliari, ha aperto un fascicolo contro ignoti alla procura di Lanusei.