Recentemente le praterie di posidonia sono minacciate anche dalla competizione con due alghe tropicali accidentalmente immesse in Mediterraneo, la Caulerpa taxifolia e la Caulerpa racemosa. Le due alghe presentano una crescita rapidissima e stanno via via soppiantando la posidonia.
Da circa una ventina di anni sta sempre più prendendo piede l’utilizzo di Posidonia oceanica come indicatore biologico. L’analisi della densità dei fasci costituisce uno dei metodi di studio delle praterie.
La pianta infatti presenta tutte le caratteristiche proprie di un buon indicatore biologico:
è una specie bentonica; presenta un lungo ciclo vitale; è diffusa ampiamente in tutto il Mediterraneo; ha una grande capacità di concentrazione nei suoi tessuti di sostanze inquinanti; è molto sensibile ai cambiamenti ambientali.
Attraverso lo studio delle praterie di posidonia è quindi possibile avere un quadro piuttosto attendibile della qualità ambientale delle acque marine costiere.
Clean Seas, l’iniziativa ONU per ridurre l’inquinamento marino
Dall’Economist World Ocean Summit di Bali, l’Unep – il Programma
La prateria di posidonia costituisce la “comunità climax” del Mediterraneo, cioè rappresenta il massimo livello di sviluppo e complessità che un ecosistema può raggiungere. Il posidonieto è, quindi, l’ecosistema più importante del mar Mediterraneo ed è stato indicato come “habitat prioritario” nell’allegato I della Direttiva Habitat (Dir. n. 92/43/CEE), una legge che raggruppa tutti i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) che necessitano di essere protetti.
Le posidonie sono in grado di assorbire i nutrienti anche per via fogliare. Spesso le piante vivono in un substrato soggetto all’anossia (mancanza di ossigeno). Per questo motivo le radici, oltre ad assicurare l’ancoraggio e l’assorbimento delle sostanze nutritive, fungono da riserva di ossigeno, prodotto per fotosintesi dalle foglie e trasportato dal parenchima aerifero.
La Posidonia oceanica (L., Delile, 1813), è una pianta acquatica endemica del Mar Mediterraneo, appartenente alla famiglia delle Posidoniaceae, delle Angiosperme Monocotiledoni.
Il trasporto marittimo internazionale “contribuisce per il 2,7% sul totale delle emissioni globali di CO2“. Nei 12 anni ormai trascorsi da quando il protocollo di Kyoto è stato varato dall’ Onu, l’ Organizzazione Marittima Internazionale (Imo) “non è riuscita a realizzare nemmeno una misura per la riduzione delle emissioni di gas serra” che, dal 1997 ad oggi, sono “cresciute del 100%” e attualmente “ammontano a 870 milioni di tonnellate l’ anno“, pari al “2,7% del totale delle emissioni globali di CO2“.
In vista della stagione balneare 2009 inizia la rincorsa al mare pulito e alla spiaggia migliore: così cominciano ad arrivare anche le notizie sulla balneabilità delle spiagge. Il mare marchigiano si conferma “pulito” e pronto per la stagione: su 173.779 metri di costa, l’87,18% (151.449 metri) è idoneo alla balneazione, lo 0,49% (850 metri) temporaneamente non idoneo, il 4,92% (8.550 metri) permanentemente non idoneo, mentre il 7,44% (12.930 metri) è interdetto alla balneazione (aree portuali, industriali, militari o comunque non accessibili). Se si considerano solo i tratti balneabili (160 chilometri di costa), la percentuale di idoneità sale al 94,19%.
Addio al vecchio termometro a mercurio. Il 3 aprile prossimo si concluderà un iter cominciato 12 anni fa, con la messa al bando del tubicino di vetro contenente questo metallo pesante. L’ entrata in vigore del decreto ministeriale del 30 luglio scorso, che recepisce una direttiva CE in tal senso, sarà dunque finalmente applicata.