Quando aumenta la temperatura dell’acqua, non cambia soltanto la sensazione che avremmo immergendovi una mano. Cambiano anche alcuni equilibri fisici e biologici fondamentali per la vita di fiumi, laghi e bacini.
Uno dei più importanti riguarda l’ossigeno disciolto, cioè la quantità di ossigeno presente nell’acqua e disponibile per pesci, invertebrati e altri organismi acquatici. L’acqua fredda riesce a trattenerne più di quella calda: con l’aumento della temperatura, quindi, la disponibilità potenziale di ossigeno diminuisce.
Il problema diventa particolarmente evidente nei periodi caldi e secchi, quando alle alte temperature possono sommarsi portate ridotte, minore ricambio dell’acqua e maggiore attività biologica.

Perché l’acqua calda contiene meno ossigeno
L’ossigeno passa nell’acqua soprattutto attraverso lo scambio con l’atmosfera e, negli ambienti acquatici, attraverso la fotosintesi di piante e alghe.
La sua solubilità, però, dipende anche dalla temperatura. Più l’acqua si scalda, meno ossigeno riesce a trattenere. È uno dei motivi per cui in estate le concentrazioni possono scendere rispetto ai mesi più freddi.
Questo cambiamento può coincidere con un aumento del fabbisogno degli organismi acquatici. Temperature più elevate accelerano infatti molti processi biologici, mentre l’ossigeno disponibile può diventare contemporaneamente più scarso.
Non tutti gli organismi reagiscono allo stesso modo. Alcune specie tollerano meglio condizioni di bassa ossigenazione, mentre altre sono più sensibili e possono subire stress anche prima che la situazione diventi critica.
Siccità e riduzione delle portate aumentano la vulnerabilità
La temperatura non è l’unico fattore da considerare. Nei corsi d’acqua, anche la quantità e la velocità dell’acqua influenzano l’ossigenazione.
Un torrente con acqua fresca e in movimento favorisce maggiormente gli scambi con l’atmosfera. Al contrario, tratti con acqua lenta o stagnante possono presentare condizioni meno favorevoli.
Durante periodi di siccità, la riduzione delle portate può diminuire il ricambio e creare zone più calde e meno movimentate. Un effetto ben documentato nei periodi di caldo estremo, quando la portata di fiumi importanti può ridursi in pochi giorni anche del 50-60%. In laghi e bacini, inoltre, possono formarsi strati d’acqua con temperature e livelli di ossigeno differenti.
Per questo due punti dello stesso corpo idrico possono presentare condizioni anche molto diverse nello stesso momento.
Alghe e materia organica possono consumare ossigeno
Un altro elemento importante è la quantità di sostanze organiche presenti nell’acqua.
Quando alghe, piante o altri materiali organici si decompongono, i microrganismi coinvolti nel processo consumano ossigeno disciolto. Se il consumo diventa più rapido della capacità dell’ambiente di reintegrarlo, la concentrazione può diminuire sensibilmente.
Anche le proliferazioni algali hanno un comportamento particolare. Durante il giorno la fotosintesi può contribuire alla produzione di ossigeno, mentre durante la notte la respirazione continua a consumarlo. Le concentrazioni possono quindi cambiare anche nell’arco della stessa giornata.
In presenza di alte temperature, nutrienti abbondanti e scarso ricambio, questi fenomeni possono favorire situazioni di ipossia, cioè livelli di ossigeno insufficienti per una parte della vita acquatica.
Misurare l’ossigeno aiuta a capire lo stato dell’acqua
L’aspetto visivo di un fiume o di un lago non sempre permette di capire cosa stia accadendo sotto la superficie. Un’acqua apparentemente limpida può comunque attraversare una fase di stress.
Per questo l’ossigeno disciolto viene monitorato insieme ad altri parametri, come temperatura, pH e conducibilità, per ottenere un quadro più completo delle condizioni del corpo idrico.
I misuratori di ossigeno disciolto permettono di effettuare rilevazioni direttamente sul campo, confrontando punti diversi di un fiume, un bacino o un ambiente acquatico e associando la misura dell’ossigeno a quella della temperatura.
La possibilità di misurare in situ è particolarmente utile quando le condizioni possono cambiare rapidamente o variare molto nello spazio.
Perché una singola misura non racconta tutto
L’ossigenazione dell’acqua non è un valore immobile. Può cambiare con ora del giorno, temperatura, stagione, profondità, velocità della corrente e attività biologica.
Una sola misurazione offre quindi una fotografia di quel momento, ma non sempre racconta l’intero andamento.
Confrontare dati raccolti in periodi diversi permette di individuare variazioni ricorrenti, mentre misurare più punti aiuta a capire se una situazione critica è limitata a una zona o interessa un tratto più ampio.
Il monitoraggio diventa particolarmente importante durante le ondate di calore, nei periodi di siccità o quando vengono osservati segnali anomali come morie di pesci, proliferazioni algali o cambiamenti improvvisi dell’ecosistema.
Proteggere gli ecosistemi significa osservare anche ciò che non si vede
Fiumi e laghi reagiscono continuamente alle condizioni atmosferiche, alla disponibilità d’acqua e alle sostanze che entrano nel sistema.
L’aumento della temperatura può rendere questi ambienti più vulnerabili perché riduce la capacità dell’acqua di trattenere ossigeno proprio mentre altri processi possono aumentarne il consumo.
Per comprendere davvero lo stato di un ecosistema acquatico bisogna quindi andare oltre ciò che appare in superficie. Temperatura e ossigeno disciolto sono due indicatori strettamente collegati e aiutano a riconoscere situazioni di stress prima che le conseguenze diventino più evidenti.
Monitorare questi parametri significa osservare da vicino l’equilibrio dell’acqua e capire quando quel delicato margine comincia ad assottigliarsi.