Elefantessa muore con piccolo ancora in grembo: crudeltà umana invariata

di pask 1.009 views0

Se il mese scorso vi abbiamo parlato del subito inquinamento che ha invaso i nostri fiumi, sin dal primo giorno di fine lockdown, oggi vi parlerò come la questione sulla crudeltà umana non è affatto cambiata. Ah tra le tante novità è stato inquinato persino un fiume artico per un disastro petrolifero, quindi nulla è cambiato e mai cambierà.

Perché l’uomo non riuscirà mai a liberarsi dall’ignoranza, dalla violenza e dalla crudeltà che queste due cose insieme generano come razzismo e poco rispetto verso la natura che ci circonda? Purtroppo trovare la risposta a questa domanda è pressoché impossibile.

La storia di questa povera elefantessa uccisa da un ananas farcita di petardi dalla mano dell’uomo risiede in India. A raccontarla è stata una guardia forestale che ha trovato l’elefantessa immobile dentro ad un fiume, morta in piedi. Racconta che sono stati vani i tentativi di farla uscire dall’acqua utilizzando persino degli elefanti in cattività per guidarla fuori. Vani anche il tentativo del medico veterinario che era accorso sul posto, lo stesso medico che ha poi fatto l’amara scoperta: l’elefantessa non era sola, in grembo portava un cucciolo portando quindi a 2 le vittime di questo gesto infame e senza senso.

La guardia ha poi continuato dicendo che alla fine hanno trasportato il corpo ormai morto dell’elefantessa nella foresta in cui sarebbe dovuta continuare a vivere in armonia col futuro nascituro, bruciandola su una pira con un rito funebre per darle l’estremo saluto ed i rispetti che meritava.

La solidarietà degli artisti

Su instagram è esplosa la commemorazione per l’animale. Numerosi gli artisti che hanno voluto omaggiarla con le proprie opere e con il personale tratto. Lo stesso accaduto con un fatto di altrettanta importanza mondiale avvenuto solo pochi giorni fa, con l’uccisione per mano di un agente americano di George Floyd. Vi basta visitare il social per trovare i numerosi disegni condivisi dalle persone in tutto il mondo. Personalmente vi lascio con questo in particolare, che conferma quanto non sia cambiato nulla, quanto l’uomo non rispetti sé stesso figuriamoci come possa rispettare la natura. Un parallelismo non tanto celato che racchiude le due gravissime vicende con la frase simbolo per la lotta al razzismo “I can’t breathe” Non riesco a respirare pronunciata negli ultimi istanti da Floyd.

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