Confermate le accuse di pirateria per gli attivisti di Greenpeace impegnati in Russia

di Mario 89 views0

Le immagini che sono state pubblicate questa mattina da Greenpeace mostrano chiaramente quanto accaduto a bordo della nave “Arctic Sunrise” di Greenpeace, ormeggiata vicino ad una piattaforma petrolifera della Gazprom nel Mar Russo, come protesta e forma di sensibilizzazione dell’opinione pubblica sui danni che l’estrazione del petrolio sta generando nell’Artico.

I fatti si sono svolti il 19 settembre 2013, ma l’accusa di pirateria contro i cinque attivisti di Greenpeace arrestati durante l’operazione dei Servizi Speciali russi che ha portato all’arresto di Ana Paula Alminhana, brasiliana, Kieron Bryan, video operatore britannico, Sini Saarela, finlandese, Dima Litvinov, svedese/americano,Roman Dolgov, russo.

I cinque attivisti rischiano fino a 15 anni di carcere, per un’accusa, come sottolineato anche da Kumi Naidoo, direttore di Greenpeace International, che non ha alcun motivo di esistere, i quanto i 30 attivisti presenti a bordo della “Arctic Sunrise” non sono lì con scopi violenti, ma solo in nome della loro coscienza verso il pianeta.

Scioccanti anche le modalità dell’operazione condotta dai Servizi Speciali russi che sono sbarcati armi in pugno direttamente sulla Sunrise per poi sequestrarlo, nonostante gli attivisti presenti avessero le mani alzate e non avessero opposto alcuna resistenza.

Dopo quanto accaduto 30 anni fa alla Rainbow Warrior, sulla quale i Servizi Speciali francesi piazzarono una bomba, perché si opponeva ai test atomici francesi nel Pacifico, il sequestro della “Arctic Sunrise”si configura come il più grave attacco all’operato pacifico di Greenpeace. Per questo sono già in molti a chiedere alle istituzioni e a tutti coloro che credono negli stessi principi di Greenpeace di sostenere l’organizzazione nell’ottenimento del rilascio degli Arctic 30.

 

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