Il biocarburante italiano: la Mossi & Ghisolfi

di roberto bosio 39 views0

La Mossi & Ghisolfi è una delle rare storie di successo dell’imprenditoria italiana degli ultimi anni. Questa azienda nasce in Piemonte dopo la fine della seconda guerra mondiale, ed all’inizio produceva contenitori in polietilene e poliestere. In seguito si è sviluppata producendo imballaggi in plastica, bottiglie in PET e poi producendo il polimero stesso…

Negli ultimi anni ha compreso prima di altre realtà la svolta ecologica che deve prendere l’impresa e si è buttata nel settore dei biocarburanti. Una svolta che ha potuto fare anche grazie alla posizione che negli anni si è guadagnata.

Questa impresa è oggi il primo gruppo chimico privato in Italia, grazie ad un percorso fatto di fusioni, acquisizioni e crescita interna. Le dimensioni non sono l’unico aspetto interessante di questa impresa: negli anni ha saputo sviluppare collaborazioni fruttuose con il mondo della ricerca – in particolare l’ENEA ed il CNR , e con l’università – in primis il Politecnico di Torino.

Tutti questi fattori le hanno permesso di realizzare un biocarburante attraverso un processo che lo rende industrializzabile su larga scala – e quindi producibile a costi competitivi.
Questo biocarburante si differenzia dagli altri competitori presenti sul mercato per due ragioni. La prima è che il gruppo italiano ha scelto di produrre il suo carburante a partire da una materia prima diversa.

In genere si parla di mais, oppure di soia o ancora di canna da zucchero. La Mossi & Ghisolfi ha scelto invece la canna comune. Questa scelta ha un duplice vantaggio: da una parte si destina alla produzione di biocarburanti i terreni marginali e quindi non si riduce la produzione a fini alimentari, e dall’altro permette di ottenere una maggiore quantità di biocarburanti a parità di materia prima vegetale utilizzata.

L’altra novità è rappresentata ovviamente da diversi processi produttivi per arrivare al prodotto finale. Le fermentazioni e gli altri processi utilizzati permetterebbero tra l’altro di eliminare praticamente gli scarti della produzione. L’azienda italiana sta avviando la produzione del carburanti in un impianto pilota nell’ex sito Teskid.

Un altro motivo di interesse è rappresentato proprio dalla scelta di questo sito: l’azienda non ha consumato territorio ma ha bonificato un terreno che era già stato un’area industriale…

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