Ilva: le ragioni del sequestro

di Redazione 20 views0

Si parla dell’Ilva da diversi giorni, senza spiegare come si è arrivati a questo punto. L’acciaieria tarantina – i dati li ho presi da una conferenza fatta alla Camera dei Deputati nell’aprile di quest’anno – ha emesso nel 2010 oltre 4.000 tonnellate di polveri, 11.000 tonnellate di diossido di azoto, 11.300 tonnellate di anidride solforosa, 7 tonnellate di acido cloridrico, 1 tonnellata e 300 chili di benzene,
338,5 chili di Idrocarburi Policiclici Aromatici, 52,5 grammi di benzo(a)pirene, 14,9 grammi di composti organici di benzo-p-diossine e policlorodibenzofurani (PCDD/F).

In totale si parla di 150 chili di emissioni per ogni residente della città di Taranto. A questo carico dobbiamo aggiungere circa 544 tonnellate l’anno di polveri, ovvero 2,5 chili di nubi rossastre per
residente.

Ovviamente le criticità ambientali non riguardano solo l’Ilva, perché in zona ci sono anche industrie
petrolifere e cementiere – oltre al porto. L’Ilva però rappresenta il maggiore inquinatore.

Questa combinazione di attività produttive ha prodotto devastazioni terribili. Nel mare ci sono inquinanti come mercurio, zinco, rame, vanadio, piombo, arsenico, cadmio, cromo, nichel e moltissimi tipi di idrocarburi.

La terra e le acque sotterranee di Taranto non se la passano meglio, per la presenza di inquinanti come Antimonio, Arsenico, Berillio, Cadmio, Cobalto, Cromo
totale, Cromo esavalente, Mercurio, Piombo, Nichel, Zinco, Cianuri, Rame, Vanadio, Idrocarburi, Benzene e Xilene.

Non è quindi un caso se una perizia chimica della magistratura ha evidenziato come queste gravi criticità ambientali provochino due decessi al mese per inquinamento. E per questo già ad aprile si parlava di

sequestro e fermo della cokeria, con conseguente cassa integrazione per circa 830 lavoratori.

Un’ultima considerazione va fatta per i livelli di diossina e PCB rinvenuti negli animali abbattuti e accertati nei terreni circostanti l’area industriale di Taranto. Questi inquinanti sono riconducibili alle emissioni di fumi e polveri dello stabilimento Ilva.

Ma secondo Arpa Puglia l’Ilva sta facendo molto per ridurre almeno le emissioni di diossine che sono passate dagli 800 grammi del 2010 ai 3,5 del 2011.

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