Gli scarichi di materiale inquinato nel Tirreno

di Redazione 47 views0

Quest’oggi scriviamo dei rifiuti chimici, delle scorie radioattive e degli scarti petroliferi che abbondano sui fondali dei nostri mari. Come racconta un anonimo lavoratore del mare in questo post:

Non è la prima volta che vengono persi o gettati in mare davanti alla costa livornese e in prossimità dell’Arcipelago Toscano bidoni contenenti sostanze tossiche. Non bisogna andare molto a largo delle nostre coste per imbattersi in questi fusti. Già a 70 o 80 metri di profondità, a 2 miglia dalla costa, tra il fanale di Vada e l’isola di Gorgona, il fondale è disseminato di fusti contenenti sostanze irritanti. Capita molto spesso. Più di quanto non si possa immaginare.


Insomma

Noi gente di mare siamo a conoscenza da anni che le navi scaricano il materiale scomodo in questo tratto di mare. Sono scarti industriali ma anche militari.

I pescatori che operano nella provincia di Livorno sanno che se si trovano a calare le reti in alcune zone di pesca avvertiranno strani pizzicori alle mani ed alle braccia – probabile indice della presenza nell’acqua di sostanze irritanti -, quando non capita loro di trovarsi con le reti spappolate da qualche strano tipo di fango.

Una denuncia che coincide con quello che ha affermato Greenpeace quando ha presentato qualche mese fa il rapporto: “Veleni a galla. Fonti inquinanti nel Santuario dei Cetacei. Nel documento veniva denunciata la grave contaminazione – da elementi come gli idrocarburi policiclici aromatici e i metalli pesanti – del mare ligure e toscano.

Secondo il dottor Valerio Gennaro, medico oncologo ed epidemiologo che lavora all’Istituto Tumori di Genova e membro di Medici per l’Ambiente:

dai dati di Greenpeace, anche se preliminari e parziali, emerge un quadro molto grave che dovrebbe obbligare le amministrazioni locali e nazionali a intervenire con urgenza per salvaguardare ambiente e salute. In tanti anni di ricerche è sempre più evidente il legame fra la contaminazione dell’ambiente da sostanze chimiche pericolose, l’insorgenza di malattie e gli enormi costi sociali ed economici associati.

L’idea di spostare in mare, dove non ci sono controlli e abitanti che protestano, le attività industriali che sporcano e inquinano è molto allettante. L’Italia ha autorizzato la realizzazione in mare, in area protetta, un rigassificatore.

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