I movimenti per l’acqua uniti per difendere le risorse dalla privatizzazione

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Da sabato scorso è scattata una grande alleanza per difendere l’acqua, “uno degli schieramenti piu’ ampi che si sia mai visto in Italia“. La difesa della gestione pubblica dell’oro blu unisce, infatti, amministrazioni locali di centrodestra e di centrosinistra, ambientalisti, associazionismo cattolico, consumatori e mondo sindacale: nasce l’Associazione del Coordinamento nazionale degli Enti locali per l’acqua. I distinguo, naturalmente, non mancano, ma il fronte che si sta consolidando via via per tenere “l’acqua fuori dal mercato e i profitti fuori dall’acqua” è sempre più ampio e sempre piu’ convinto della necessità di scendere in campo per tentare il tutto per tutto di fronte ad una strada che appare senza ritorno, quella dell’oro blu come mezzo per fare soldi.

VERSO L’ABROGAZIONE DELLE LEGGI PER LA PRIVATIZZAZIONE
Paolo Carsetti, segretario del Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua, ha annunciato all’agenzia stampa ADNkronos le “le tappe del percorso che si concludera’ a metà luglio con la presentazione delle firme per il referendum abrogativo” di tutte le leggi che finora hanno via via privatizzato sempre di più la gestione dell’acqua, inclusa l’ultima, quella che porta la firma del ministro delle Politiche Ue, Andrea Ronchi, approvata a novembre scorso.

L’ASSOCIAZIONE DEL COORDINAMENTO NAZIONALE DEGLI ENTI LOCALI PER L’ACQUA
“E‘ nata ufficialmente l’Associazione del Coordinamento nazionale degli Enti locali per l’acqua bene comune e per la gestione pubblica del servizio idrico“. Un passaggio chiave, spiega l’idrogeologo, perché “in questi anni moltissimi enti locali hanno approvato delibere in difesa dell’acqua come bene privo di rilevanza economica (andando così in controtendenza rispetto alla legislazione nazionale e riappropiandosi di conseguenza della potestà legislativa in materia), ma ognuno si è mosso isolatamente. Ora, invece, per la prima volta, diventano parte di un’organizzazione comune per rafforzare la loro azione. Sono già oltre 200 fra comuni, province amministrati sia dal centrodestra che dal centrosinistra. C’è anche una regione, la Puglia“.

I QUESITI REFERENDARI
Tutti gli enti locali coinvolti nella nuova Associazione, evidenzia Carsetti, sono uniti dal “comune obiettivo di sottrarre la gestione dell’acqua e dei servizi idrici al mercato e alle multinazionali anche ricorrendo al referendum abrogativo delle norme che impongono la privatizzazione dell’acqua. E tutti ritengono necessario che l’acqua venga riconosciuta come bene comune appartenente alla comunità“.
Sono tre, in particolare, i quesiti referendari. Il primo, spiega, “sarà sull’abrogazione dell’articolo 23 bis della legge 133 del 2008 cosi’ come modificato dal decreto Ronchi che privatizza definitivamente la gestione dell’acqua. Il secondo sull’articolo 150 del decreto legislativo 152 del 2006 (codice ambientale) che individua 3 forme private di gestione dell’acqua. Il terzo per abrogare una parte dell’articolo 154 del codice ambientale nella parte in cui si afferma che la tariffa deve prevedere una adeguatezza della remunerazione del capitale investito ossia che nella bolletta deve essere inserita una percentuale che e’ il profitto. Per legge – chiarisce – e’ stato poi stabilito che questa remunerazione sia pari al 7% per cui ad oggi ognuno di noi paga in bolletta un 7% al gestore privato. C’e’ insomma un guadagno gia’ garantito del 7%“. In sostanza i 3 quesiti puntano ad affermare: “fuori l’acqua dal mercato (perche’ si abrogano quelle leggi che permettono una gestione tramite soggetti privati) e fuori i profitti dall’acqua (perche’ si va ad abrogare quella parte della norma che consente di fare profitti sull’acqua)“.

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