Ritorno al nucleare: quanto costano le scorie?

di Redazione 79 views1

Il problema dello smaltimento delle scorie nucleari arriva in Europa e l’Italia è al centro del dibattito: la Commissione europea sta infatti preparando nuove regole per l’eliminazione delle scorie nucleari, che saranno probabilmente presentate entro la fine dell’anno in corso. ”La gestione delle scorie nucleari è un’area importante che ha bisogno di essere affrontata sia dall’industria che dai governi nazionali”, ha detto Marlene Holzner, portavoce del commissario Ue all’energia, il tedesco Gunther Oettinger.

LA GESTIONE DELLE SCORIE NUCLEARI IN EUROPA
Il ruolo dell’Unione europea è di mettere a punto una cornice comune per la definizione a livello nazionale dei programmi di gestione delle scorie”, ha aggiunto. La portavoce ha precisato che le proposte non influiranno minimamente sul mix nucleare di ciascun paese che è di competenza dei governi nazionali. In Europa, ci sono paesi che hanno adottato il nucleare (come la Francia e la Finlandia) altri che invece lo hanno respinto. Con il governo Berlusconi, l’Italia ha deciso da poco di ritornare al nucleare, dopo che era stato bandito da un referendum popolare.

LA DENUNCIA DEL TIMES
Le scorie nucleari di diversi paesi europei fra cui l’Italia potrebbero essere seppellite in un deposito ‘collettivo’ in un paese ancora da individuare ma che dovrebbe essere nella parte orientale del continente europeo. Lo ha affermato l’edizione on line del Times, secondo cui contatti sono in corso fra otto nazioni che dovrebbero riunirsi di nuovo il prossimo maggio. Il quotidiano afferma che il progetto potrebbe avere luce verde dalla Commissione Europea entro quest’anno. I paesi interessati sono Italia, Romania, Bulgaria, Polonia, Olanda, Slovacchia, Slovenia e Lituania, con Polonia e Romania che dovrebbero essere i principali candidati ad ospitare l’impianto. Tutte queste nazioni hanno uno o due reattori, per i quali sarebbe troppo dispendioso organizzare un deposito nazionale per le scorie a più alto livello di radioattività, che costa circa due miliardi di euro. Altri paesi come Gran Bretagna e Francia hanno invece realizzato i depositi in casa.

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