Ecoflation: una nuova preoccupazione che potrebbe colpire i consumatori

di Redazione 86 views0

Dalla Reuters arriva l’ allarme “ecoflation” (o ecoflazione), una preoccupazione economica che va ad aggiungersi, per i consumatori, a quella dell’ inflazione e della deflazione. L’ ecoflazione è il costo crescente di fare affari in un mondo con un clima variabile.
Ecco allora che, sulla base del rischio climatico, l’ ecoflazione potrebbe colpire duramente i consumi di beni nei prossimi 10 anni. Lo dicono il report del World Resources Institute e A.T. Kearney, azienda di consulenza di global management.
Nel frattempo, in molti paesi del mondo si stanno diffondendo le campagne di sensibilizzazione verso i propri governi a perseguire delle politiche economiche verdi. Questo video è solo uno dei tanti che circolano in Europa, fornito dai tedeschi KarmaConsum (per il consumo sostenibile).


I RISCHI DI UN CLIMA CHE CAMBIA
Le aziende che producono prodotti che si muovono velocemente, dai cereali allo shampoo, potrebbero vedere i propri utili diminuire dal 13% al 31% nel 2013 e dal 19% al 47% entro il 2018 se non adotteranno pratiche ambientali sostenibili – dice il rapporto.

I costi del riscaldamento globale si stanno rivelando ora sotto forma di ondate sempre peggiori di calore, carestie, incendi, oltre a tempeste tropicali sempre più violente. Tuttavia, questi fenomeni non si stanno ancora mostrando sotto forma di prezzi per i consumatori. Il costo è sin’ora sostenuto dai governi e dalla società. Una condizione che potrebbe cambiare se il neo presidente degli Stati Uniti Barack Obama premerà per mettere un prezzo alle emissioni di biossido di carbonio che causa il surriscaldamento terrestre.

LA DEADLINE PER I PREZZI
Questo aumento di prezzi non si verificherà verosimilmente in coincidenza del patto internazionale per la lotta ai cambiamenti climatici – ipotizza sempre il rapporto – a fine dicembre 2009, ma nel 2010.
Ciò che il rapporto vuole evidenziare, in definitiva, è quindi che la regolazione per la lotta al surriscaldamento del pianeta avrà dei costi, costi che si rifletteranno anche sull’ economia.

MENO PLASTICA
Alcune aziende stanno già cercando dei modi per tagliare le proprie emissioni inquinanti. Un esempio arriva (inaspettatamente) dal gigante Procter & Gamble, che sta cercando di utilizzare sempre meno plastica nei propri prodotti.
Ma non basta. Le aziende che sin’ ora hanno scelto di produrre le proprie merci in Paesi dove la manodopera costa di meno, si troverà a dover sostenere sempre maggiori costi di trasporto se la politica penalizzerà le emissioni di CO2. Quindi, le politiche aziendali sono destinate a cambiare. E, con esse, le infrastrutture.

Nello scenario di ecoflazione, secondo il rapporto, il prezzo che le grosse aziende dovranno pagare sarà quello di 50 dollari per tonnellata di emissione di anidride carbonica: un prezzo decuplicato rispetto al costo attuale della produzione di CO2.

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