Il tonno rosso rischia l’estinzione

 L’allarme arriva forte e chiaro dall’IUCN . A causa della pesca eccessiva, il tonno rischia l’estinzione e sono ben cinque specie che in questo momento non nuotano in acque tranquille. Tonni, bonitos, sgombri, pesci spada e marlin sono entrati a far parte della cosiddetta “lista rossa” delle specie minacciate dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

La pesca massiccia e il vastissimo giro d’affari che ruota proprio attorno al tonno e alle altre specie citate, sta aggravando notevolmente la situazione, specie per quanto riguarda i tonni. Cinque delle otto specie conosciute, infatti, sono a rischio e sono state così classificate: il rosso del sud (Thunnus maccoyii), in pericolo critico; il tonno rosso dell’Atlantico (T. thynnus), in via di estinzione; il tonno obeso (T. obesus), vulnerabile; Pinna gialla (T. albacares), quasi a rischio, e il tonno bianco (T. alalunga), vicino ad essere minacciato.

La preoccupazione, tuttavia, si allarga anche alle altre specie, che non vengono protette a sufficienza a livello politico ed economico. Sembra che il tonno rosso sia il primo ad essere destinato all’estinzione e ormai non ci siano quasi più speranze di ripresa. Per poter rimediare al danno, si dovrebbe bloccare la pesca del tonno rosso per un determinato periodo di tempo, trovando un rimedio efficace per la pesca illegale che ne deriverebbe. L’impresa risulta molto difficile, ma di certo non impossibile, gli scienziati sono ancora fiduciosi: il tonno rosso è stato sfruttato a tassi pari a tre volte il rendimento massimo sostenibile, ridurre del numero ammissibile di catture ed aumentare la sorveglianza, ridurrebbe le catture del 75%, continuare su questa strada permetterebbe la ripopolazione dell’Atlantico nel giro di pochi anni, ammesso che la sorveglianza risulti effettivamente severa ed efficace.

Intanto alla Maddalena è stato stroncato un giro d’affari di ben quattro milioni di euro, un traffico internazionale di tonni rossi, molto richiesti in Giappone, tanto da arrivare a costare 500 euro al chilogrammo.

 

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