Una spettacolare eruzione sta interessando il vulcano di Shinmoedake, sull’isola di Kyushu, nel Giappone meridionale. L’attività eruttiva del vulcano, di oltre 1.420 metri, è iniziata in sordina il 26 gennaio, ma si sta configurando come la più forte degli ultimi 50 anni. Nessun ferito è stato segnalato dalle autorità locali.
Secondo gli esperti del Comitato di coordinamento per la previsione delle eruzioni vulcaniche, che fa capo alla Japan Metereological Agency (Jma), l’attivita’ potrebbe aumentare, anche se al momento e’ difficile azzardare una tempistica.
700 tonnellate di pesci morti nel lago di Taal
Nella provincia di Batangas, a sud di Manila, nell’ultimo week-end
E’ allarme rosso nell’isola indonesiana di Sumatra, dove il vulcano Sinabung e’ entrato in eruzione per la prima volta da 400 anni, proiettando fumo e cenere a 1.500 metri d’altezza e costringendo alla fuga migliaia di persone. L’allerta e’ scattata alla mezzanotte locale (le 21 italiane), quando l’attivita’ del vulcano, gia’ registrata nel corso della giornata, si e’ improvvisamente intensificata, cogliendo di sorpresa gli abitanti e le autorita’, secondo la Bbc online.
Il vulcano islandese Eyjafyallayokull, le cui ceneri hanno messo a terra nelle settimane passate il traffico aereo di tutta Europa, non è più in eruzione. Lo ha dichiarato un esperto islandese, che si è detto tuttavia non in grado di dire se l’attività vulcanica sia completamente cessata. “Ciò che posso confermare è che l’attività del cratere è cessata. Non c’é più magma che sale“, ha dichiarato il geofisico Magnus Gudmundsson dell’ Università dell’Islanda.
L’eruzione in Islanda dell’Eyjafjallajokull ha proiettato nell’atmosfera a una quota di 4/5 Km una massa calda di polveri e gas. Una nuvola in grado di influenzare il clima localmente, ma che potrebbe avere effetti più estesi e più duraturi se parte delle polveri dovessero finire nella stratosfera. ”Se le polveri emesse dal vulcano islandese avranno quantità e soprattutto energia (termica) tale da ‘bucare’ la tropopausa e finire nella stratosfera, potrebbero restare anche anni e determinare cambiamenti climatici più significativi”, dice Vincenzo Ferrara, esperto di clima dell’Enea alla luce delle nuove rilevazioni sulle correnti in quota e l’andamento dei venti.