Expo2015, la lotta alla desertificazione come missione possibile per Israele

di Maris Matteucci 84 views0

Il tema della lotta alla desertificazione è stata al centro di una importante conferenza che ha trovato spazio nel Padiglione Israele di Expo2015. Un seminario tutto dedicato alla tutela dell’ambiente e alla prevenzione dell’erosione del suolo al quale hanno partecipato il portavoce Unccd Yukie Hori, l’esperto di ecologia dell’Unccd Uriel Safriel e Itzhak Moshe, direttore per la regione sud di Israele di Kkl, una delle organizzazioni ecologica israeliane tra le più antiche del mondo.


E quella di Expo2015 è stata l’occasione giusta per spiegare nel dettaglio alcuni dei progetti più importanti e delle strategie messe in atto da Israele, protagonista nella lotta alla desertificazione del territorio. Come difendersi dal deserto? E’ questa la domanda alla quale si è cercato di dare risposta nel seminario che ha avuto luogo al Padiglione Israele intitolato Fields of Tomorrow: la risposta è in due parole facili facili, agricoltura sostenibile. Ovvero un tipo di coltivazione che si prenda cura dell’ambiente e che riesca a ottenere il massimo dei frutti da raccogliere. Sfruttare un terreno per preservarlo per le generazioni future, in modo da avere continuità nel tempo: una missione che, secondo quanto esposto nel Padiglione Israele, è davvero possibile. Pur essendo un paese desertico per oltre il 30% del suo territorio, infatti, Israle è riuscito a ottenere buoni risultati in materia di agricoltura sostenibile sfruttando al massimo la tecnologia disponibile e costruendo una serie di strutture ad hoc per utilizzare le caratteristiche del territorio con una chiave positiva. Un esempio, mostrato nello stesso padiglione esibito a Expo2015, è il giardino verticale che sfrutta l’altezza per coltivare e ottenere i migliori frutti dal territorio.

Quali gli argomenti principali affrontati nel seminario che si è tenuto a Expo2015?

Land Degradation Neutrality

L’importanza di recuperare le terre degradate attraverso strategie ben delineate che possano combattere efficacemente i cambiamenti climatici e le difficoltà di un territorio per larga parte sabbioso. Si riassumono in gestione intelligente del patrimonio forestale, lotta alla desertificazione intesa come missione possibile, e perdita di biodiversità. Sono questi i punti strategici messi in evidenza in occasione del seminario che si è tenuto nel Padiglione Israele e nel quale è intervenuto il professor Uriel Safriel che si è peritato anche a spiegare il vero significato di Land Degradation Neutrality ovvero quella politica che mira a investire più massicciamente per ridurre il tasso di consumo di suolo. Perché un territorio meno sfruttato renderà più ricchi anche coloro che vi lavorano e che, al contrario, sarebbero costretti a vivere invece una situazione di impoverimento.

Deserto del Negev, l’esempio concreto che alimenta la speranza

La desertificazione dei territori è possibile, a patto che si mettano in atto strategie utili a recuperare il territorio. A Expo2015 trova spazio l’esempio che vede protagonista il deserto del Negev, una zona che sulla carta non avrebbe dato la minima speranza e che invece, attraverso il recupero delle antiche tecniche agricole, ha reagito positivamente. Il vecchio che si intreccia al nuovo, rappresentato dall’innesto di nuovi strumenti e strutture adeguate a fare di necessità virtù: la creazione di terrapieni con materiali naturali per convogliare le acque piovane è un esempio valido per capire i tipi di intervento messi in atto per rendere coltivabili anche quei terreni che apparentemente non lo sarebbero.

Desertificazione in Mongolia

L’esempio del processo di desertificazione in Mongolia è stato al centro del seminario. Tre i livelli che devono caratterizzare il processo di desertificazione.

  • Livello ambientale: lotta alla desertificazione, riforestazione, conservazione dell’acqua
  • Livello sociale: educazione ambientale e all’agricoltura, miglioramento della qualità della vita
  • Livello economico: creazione di nuovi posti di lavoro e formazione dei lavoratori stessi

Foto | Thinkstock

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