Rifiuti nel Lazio, Clini attacca duramente il Tar

di Redazione 39 views0

Rifiuti nel Lazio, la situazione resta molto tesa dopo che il Tar ha deciso di bocciare e sospendere le decisioni di Clini e del commissario Sottile da lui nominato, per la ridistribuzione dei rifiuti della capitale (e della provincia) entro quattro impianti regionali. Clini ora attacca duramente il Tar definendo la sua decisione “non fondata sulla legge”.

Il ministro Clini torna sulla questione dei rifiuti nel Lazio: dopo aver chiaramente dichiarato che si rischia una nuova emergenza rifiuti a Roma per via della decisione da parte del Tar di bloccare le disposizioni del ministro (giudicando priva dei necessari studi e valutazioni la scelta degli impianti per lo smaltimento), ora Clini torna ad attaccare il Tar definendo la sua decisione addirittura “non fondata sulla legge”. Clini ha spiegato che

gli impianti esistenti nel territorio non hanno la capacità di trattare tutti i rifiuti che altrimenti arrivano in discarica non trattati. Nel Lazio c’è, invece, la capacità di trattare negli impianti questa quota di rifiuti e così si può evitare sia che vadano a Malagrotta, rispettando così la legge italiana e le direttive europee, sia che rimangano in strada o che vadano all’estero con una spesa aggiuntiva per i contribuenti. La soluzione più pratica è usare quello che già c’è.

Il ministro ha dichiarato “non posso credere che il Tar abbia consapevolmente deciso di continuare con questa situazione”, ovvero con quella che precedeva le disposizioni di Clini, che ha fatto ricorso al Consiglio di Stato dicendosi fiducioso sul fatto che infine “prevalga la legalità”, contro la decisione del Tar. Non è certo la prima volta che la magistratura si schiera contro le scelte del ministro dell’ambiente italiano, lo si è visto benissimo con il caso Ilva. E anche nella vicenda rifiuti nel Lazio Clini non sembra per nulla incline ad accettare le decisioni dei giudici. Al via quindi un’altra battaglia legale: speriamo che anche qui, come a Taranto, a farne le spese non siano i cittadini comuni.

Photo Credits | Getty Images

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