Cambiamenti climatici: uno studio sui fondali del Mar Morto per capirne le cause

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Parte in Terra Santa il “maxi progetto” di misurazione geofisica del Mar Morto. L’indagine, svolta da un’equipe internazionale di ricerca dell’International continental scientific drilling program (Icdp), comprendenti sia israeliani sia palestinesi, fornirà informazioni importanti sui cambiamenti climatici e ambientali della zona, risalendo fino a mezzo milione di anni fa. Lo riferisce l’Istituto tedesco Helmholtz (Gfz), uno dei promotori dell’iniziativa. Gli scienziati, provenienti da otto nazioni diverse, hanno perforato il terreno sottostante il Mar Morto per riuscire a determinare l’attività sismica e i cambiamenti climatici nel corso dei secoli. Ciò dovrebbe servire tra l’altro a capire meglio i meccanismi che stanno ora provocando il riscaldamento del pianeta.

I sedimenti del Mar Morto
Determinando con la massima precisione la direzione e l’ inclinazione del pozzo, i ricercatori sono riusciti a conseguire un primo importante successo: nonostante gli strati di sale duri come roccia e i problemi provocati dal fango, hanno prelevato – con una trivella montata su una chiatta – sedimenti fino a 460 metri di profondità.
Abbiamo effettuato perforazioni attraverso circa mezzo milione di anni di depositi sedimentari – ha commentato Ulrich Harms da gruppo di supporto operativo del Icdp presso l’Istituto tedesco di ricerca Gfz – da questi campioni, si possono dedurre non solo la storia del clima, ma anche quanto accaduto nel sottosuolo in questa regione sismicamente molto attiva“.
Ora si passerà all’analisi dei carotaggi in laboratorio che porteranno, secondo quanto espresso dai ricercatori, a comprendere meglio la storia del clima della regione, considerata un “ponte di passaggio” attraverso il quale l’uomo primitivo in diverse ondate è migrato dall’Africa verso nord.

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