Settemila comuni italiani adottano le energie rinnovabili

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I Comuni italiani si convertono all’energia pulita. In Italia sono quasi 7 mila (6.993) i Comuni nei quali è installato almeno un impianto di produzione di energia da fonti rinnovabili. Un numero raddoppiato in due anni, nonostante il freno rappresentato dalla burocrazia e dai processi autorizzativi troppo lunghi. Secondo i dati del Criet, il Centro di Ricerca in Economia del Territorio, in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, presentati oggi a Milano, in Italia l’apporto delle energie rinnovabili atteso per il 2020 è di 131,2 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio.

In particolare le rinnovabili rappresenteranno il 6,38% del consumo energetico del settore trasporti, il 28,97% per l’elettricità e il 15,83% per il riscaldamento e il raffreddamento.Obbiettivi, secondo il Criet, difficili da raggiungere. Camilla Buzzacchi e Luciano Salomoni, ricercatori della facoltà di Economia dell’Università di Milano-Bicocca, hanno spiegato che “se da un lato sono previsti generosi incentivi, evidentemente a carico degli utenti, per chi produce energia da fonti rinnovabili, dall’altro i procedimenti autorizzativi continuano a essere troppo lunghi, cosicchè l’amministrazione è incapace di dare risposte in tempi rapidi”.
Secondo i dati del Criet, ad esempio, nell’ottobre 2009 la regione Sicilia doveva pronunciarsi su 1.198 istanze per la realizzazione di impianti di produzione da fonte rinnovabile, di cui 146 per l’eolico e 1.004 per il fotovoltaico. In Puglia nel biennio 2006-2008 sono state presentate 7.056 richieste per il solo settore eolico. Proprio la crescita dell’eolico e del fotovoltaico (rispettivamente +25,2% e +388,6% nel 2009) determina poi strozzature nella distribuzione esistenti.
I ricercatori hanno spiegato che “una volta realizzati i piccoli impianti, ai quali sono stati in ogni caso corrisposti gli incentivi, è spesso impossibile che una pluralità di enti locali si accordino per autorizzare le linee elettriche necessarie a connettere efficacemente le singole unità di produzione: gli impianti vengono così realizzati senza potere poi immettere l’energia prodotta nella rete di distribuzione e di trasmissione”.
Il sistema italiano, hanno fatto notare i ricercatori del Criet, risulta ancora tra i più cari al mondo per kilowattora di energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile, a causa degli alti costi dell’energia convenzionale e degli elevati incentivi per le rinnovabili. L’ammontare complessivo dell’onere del sistema di incentivazione, hanno sottolineato, potrebbe raggiungere la cifra di circa 7 miliardi di euro nel 2020 per una produzione elettrica da fonti rinnovabili di circa 90 TWh.

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