Have a break? Il video shock di Greenpeace oscurato dalla Nestlé

di Redazione 50 views0

Il video è uno di quelli che non si dimenticano: un impiegato ha il classico attacco di fame e apre la sua confezione di Kit-Kat. Ma, al posto della barretta di cioccolato, addenta il dito di un Orango, schizzando sangue sulla tastiera del computer. E’ questo il video diffuso da Greenpeace tramite i canali di Youtube, video che – secondo quanto riporta Greenpeace, è stato fatto oscurare dalla multinazionale.
Ieri Nestlé ha tentato di insabbiare le nostre accuse oscurando per diverse ore il video shock “Have a break?” sui canali Youtube di molti dei nostri uffici nel mondo. Mossa sbagliata. Il popolo di internet ha diffuso viralmente il video su centinaia di siti web e social network. Solo questa mattina su Youtube il video è tornato online” si legge sul sito dell’organizzazione ambientalista.

LA DISTRUZIONE DELLA PALMA DA OLIO
Con questo video, che prende di mira il prodotto Kit Kat, accusiamo Nestlé di acquistare olio di palma proveniente dalla distruzione delle ultime foreste torbiere indonesiane – accusa Greenpeace –. In migliaia stanno scrivendo all’amministratore delegato di Nestlé chiedendo di interrompere i rapporti commerciali con Sinar Mas, il più grande distruttore di foreste in Indonesia. Solo in Italia e in Spagna il video non è mai stato cancellato da Youtube. Se dovessero oscurarlo anche nel nostro Paese, utilizzeremo altri canali per diffonderlo fino a quando Nestlé non si impegnerà a eliminare dalla sua filiera produttiva olio di palma che proviene dalla deforestazione“.
IeriNestlé, a sole due ore dal lancio sul web del nostro video – con il comunicato più veloce della storia – ha provato a risponderci. Ha dichiarato l’intenzione di cancellare i propri contratti con Sinar Mas. Ma assolutamente non è abbastanza. Nestlé, infatti, potrebbe cancellare i propri contratti con Sinar Mas ma l’olio di palma di quest’ultima continuerebbe a scorrere a fiumi verso gli stabilimenti Nestlé attraverso rifornimenti di aziende terze come Cargill. Intanto, dopo Olanda, Belgio e Germania, le proteste dei nostri attivisti e “oranghi” presso gli stabilimenti Nestlé arrivano anche a Pechino“.

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