Chi stabilisce e chicontrolla se un’ azienda produce secondo le regole del biologico? Alcuni enti autorizzati dal ministero dell’ Agricoltura. In Italia sono 14: icea, Bioagricert, Imc, Bios, Q.C.&I., Ccpb, Codex, Ecocert Italia, Suolo e Salute più altri cinque in attesa di accreditamento come Abc, Sidel, Anccp, Biozoo ed Ecosystem International.
Per sapere se un alimento è biologico, cercate questi nomi sull’ etichetta del prodotto, assieme al logo con cui l’ Unione Europea certifica il bio (la spiga di grano gialla in campo azzurro, circondata dalle stelle dell’ UE.
COSA SONO I PRODOTTI BIO?
Dopo una lunga battaglia la legge europea riconosce e autorizza oggi come prodotti bio quelli che per almeno il 95% sono costituiti da ingredienti da agricoltura organica.
In caso contrario, sull’ etichetta troverete la dicitura “di origine biologica” soltanto per alcuni ingredienti oppure la scritta “prodotto in conversione”.
E’ il metodo di agricoltura naturale più diffuso, nel mondo ma soprattutto in Italia. Siamo tra i primi Paesi per superficie agricola coltivata secondo il “bio”: oltre un milione di ettari certificati, un sesto del totale europeo. Tra le coltivazioni più diffuse ci sono riso, mais, grano tenero, orzo, segale e farro, e poi verdure, viti, alberi da frutto e olivi.
Carni, vino, pesce… ma ormai anche prodotti meno pregiati come le patate, lo yogurt, viaggiano come e più degli uomini. Nessuno ha l’ interesse a svelare i chilometri che stanno dietro questi cibi. Se per i prodotti tipici la distanza è un plus (l’ etichetta ne racconta l’ origine lontana come una carta d’ identità da mostrare con orgoglio), il cibo “normale” che, a nostra insaputa, ha percorso migliaia di chilometri per essere al mattino sui banchi del mercato, sembra viaggiare a volto coperto.
Le centrali eoliche sono causa di morte di un gran numero di uccelli che non di rado entrano in collisione con le pale rotanti e vengono letteralmente fatti a pezzi. E’ la denuncia che esce dall’ incontro promosso dalla Coldiretti, dal Comitato del Paesaggio e dagli Amici della Terra insieme ad una vasta rete di associazioni ambientalistici, sulla speculazione dell’ eolico che procede ad un ritmo incessante con il risultato che “è purtroppo assai facile prevedere che nel giro di pochi anni assisteremo alla scomparsa pressochè totale dall’ intero Appennino e dalla Sicilia, dell’ aquila reale, dell’ aquila del Bonelli, del grifone, del capovaccaio, del nibbio reale, nonchè ad una forte diminuzione di molte altre, tra cui diversi migratori”.
Il protocollo di Kyōto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale, sottoscritto nella città giapponese di Kyōto l’ 11 dicembre 1997 da più di 160 paesi, in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia.
Secondo il Sole 24 Ore, ogni anno in Italia vengono vendute 700 milioni di pile e oltre 20 milioni di accumulatori portatili al piombo e industriali da oltre 350.000 esercizi commerciali. Numeri importanti, che potrebbero segnare una voce in attivo per il riciclo a livello europeo. Ad occuparsi di raccoltas e recupero per i dispositivi tecnologici (dai telefonini ai piccoli elettrodomestici) bisogna fare riferimento alla Direttiva Europea 2006/66/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo 188/2008 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 3 dicembre scorso.