Emergenza clima e Co2: Intesa Usa-Ue per la lotta all’ inquinamento

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L’ Unione europea e l’ amministrazione Obama sono d’ accordo sul fatto che la lotta ai cambiamenti climatici non debba essere rimandata dalla crisi economica. Invece, entrambi possiamo, come stiamo facendo, sconfiggere la crisi economica e quella climatica simultaneamente rendendo operative misure per rendere le nostre economie verdi“. Così Stavros Dimas, commissario europeo per l’ Ambiente, in un intervento ad un seminario organizzato da Brookings Institution e Heinrich Boll Foundation a Washington.
Insomma, non c’è crisi che tenga: la lotta all’ inquinamento è più importante…

GLI USA COME UN ESEMPIO
Considerando gli impegni assunti dal neopresidente Usa e dal Congresso, Dimas sottolinea l’ importanza che alle promesse seguano i fatti: ”Anche se i tempi sono brevi, è cruciale compiere un progresso immediato sulla legislazione nazionale entro Copenaghen – nd a dicembre, dove si terrà la conferenza Onu sul clima – per creare il necessario clima di fiducia. Il mondo là fuori sta osservando gli Stati Uniti perché dia l’ esempio. Una leadership credibile si ottiene solo attraverso azioni concrete”.

GLI OBIETTIVI
Certo, l’ obiettivo dell’ amministrazione Obama di riduzione dell’ 80% delle emissioni di gas serra entro il 2050, per il commissario europeo per l’ Ambiente è in linea con quello che i Paesi sviluppati come gruppo avranno bisogno di raggiungere.

L’ EMERGENZA CLIMA
Il punto è ciò che ancora va fatto per contrastare l’ emergenza clima. “In primo luogo – spiega Dimas – le emissioni dei Paesi sviluppati come gruppo dovranno essere tagliate del 30% rispetto al livello del 1990, entro il 2020“, un impegno che la Ue si assume, sempre che “i partner dei Paesi sviluppati compiano riduzioni analoghe e azioni appropriate vengano intraprese anche dai Paesi piu’ avanzati tra quelli emergenti“.
Senza la leadership dei Paesi sviluppati non arriveramo al secondo elemento cruciale – prosegue il commissario – e cioè l’ azione da parte delle economie emergenti“.

UGUAGLIANZA DI REGOLE TRA RICCHI E POVERI
Perchè secondo “gli ultimi dati scientifici – afferma Dimas – i Paesi in via di sviluppo, come gruppo, dovrebbero limitare la crescita delle loro emissioni tra il 15% e il 30% al di sotto del livello di ‘business as usual’ del 2020“. Di qui la proposta, a ciascuno di questi Paesi, di redigere una strategia di sviluppo a bassa emissione di carbonio, sia indicando le misure previste sia i loro bisogni in termini di aiuti esterni. “Le economie emergenti – conclude Dimas – devono aprire la strada in termini di azione e questo dovrebbe uscire fuori chiaramente prima della Conferenza di Copenaghen“.

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