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Caso Eternit: il 13 febbraio la sentenza a Casale

 
roberto bosio
10 gennaio 2012
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L’Eternit è una delle tante storie di ordinario squallore che vedono da una parte un’impresa nascondere – sin dal 1962 – il fatto che la polvere di amianto, prodotta dall’usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, può provocare una grave forma di cancro, mentre dall’altra migliaia di persone morivano.

Il tutto avveniva perché i più alti dirigenti dell’Eternit AG volevano prolungare l’attività dei loro stabilimenti il più possibile – la produzione in Italia è cessata nel 1992 – per continuare a realizzare profitti sulla pelle delle persone. Ora due di loro – Stephan Schmideiny, ex-presidente del consiglio di amministrazione, ed il barone belga Louis De Cartier – sono finiti davanti al tribunale di Torino: devono rispondere di disastro doloso (per l’inquinamento e la dispersione nell’ambiente delle fibre di amianto) e omissione volontaria di cautele antinfortunistiche negli stabilimenti di Casale Monferrato (Al), Cavagnolo (To), Rubiera (Re) e Bagnoli (Na).

Il prossimo 13 febbraio è attesa la sentenza. Per i due imputati il procuratore Raffaele Guariniello ha chiesto venti anni di reclusione. Nei tre anni di giudizio l’accusa ha cercato di dimostrare i legami tra i vertici della multinazionale e le politiche dell’impresa sul territorio italiano. Come il ricorso ad una società di comunicazione italiana, lo studio Bellodi di Milano, a cui i vertici chiesero di produrre un manuale con domande e risposte “adeguate” al problema, oltre all’elaborazione di una strategia per evitare che il caso finisse nelle cronache nazionali.

Tra le parti civili non ci sarà il Comune di Casale Monferrato che ha rinunciato a tale posizione dietro il pagamento di un risarcimento di 18 milioni di euro. Una posizione che le famiglie delle vittime non accettano. Per capire il loro punto di vista basta pensare che questa città è quella che ha pagato il prezzo più salato: qui sono morti oltre 1.600 persone – nel solo 2011 sono stati accertati 58 casi di Mesotelioma,

L’associazione Afeva per tenere alta l’attenzione sul tema e manifestare il proprio dissenso rispetto alla scelta del comune ha organizzato una fiaccolata – a cui hanno partecipato migliaia di persone – il 7 gennaio. Le immagini del video in testa al post sono state prese in quell’occasione.

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