Cani in condominio: cosa dice la legge

 Vivere in un condominio con il proprio cane porta una serie di vantaggi e svantaggi. La convivenza con persone che, di fatto, non scegliamo ma ci ritroviamo come vicini origina in alcuni casi attriti e situazioni di litigiosità. Statisticamente, la presenza di un cane compare tra i più diffusi fattori scatenanti di discussioni condominiali.

IL CANE, UN PRETESTO PER LITIGARE
In realtà il cane finisce quasi sempre per essere un pretesto per generare un conflitto basato su altre motivazioni. Nonostante numerosi regolamenti condominiali vietino ai condomini il possesso di un cane, numerose sentenze hanno chiarito, innanzitutto, un diritto inviolabile per ogni cittadino italiano: quello di possedere un animale domestico.

COSA DICE IL CODICE CIVILE: IL CANE E’ “COSA MOBILE”
Quando un amministratore condominiale richiede l’ allontanamento dell’ animale per una qualsiasi causa (solitamente si contesta al cane la rumorosità causata dall’ abbaio oppure una scarsa pulizia che comprometterebbe l’ igiene del condominio) raramente, quasi mai, il giudice gli dà ragione.
I motivi sono diversi, ma alla base di tutto c’ è il Codice Civile: il cane viene considerato “cosa mobile” uguale, per la legge, a un tavolo, a una sedia o a una televisione.
Cosa significa? Nessuno può impedire ad un’ altra persona di possedere un televisore, anche se il suo uso potrebbe esserne regolamentato dal giudice (guardare un film in piena notte a tutto volume è un comportamento censurabile).

ALCUNE SENTENZE
Alcune sentenze in merito alla presenza dei cani in condominio sono decisamente rassicuranti. La sentenza della Pretura di Campobasso del 15/5/1990, per esempio, stabilisce che “qualora una norma contenuta in un regolamento condominiale vieti la detenzione di animali che possono turbare la quiete o l’ igiene della collettività, il semplice possesso di cani o di altri animali non è sufficiente a far incorrere i condomini in questo divieto”.
In buona sostanza un regolamento condominiale che vieti la presenza in appartamento di un cane è illegittimo perché limitativo delle proprietà individuali, ma la richiesta di allontanamento per disturbo alla quiete può, in linea teorica, trovare accoglimento (proprio come l’ esempio del televisore).

POSSIBILI MOTIVI DI ALLONTANAMENTO DEL CANE
Va aggiunto però, che sia il disturbo causato da rumori (l’ abbaio o lo sfregamento delle unghie sul pavimento) o eventuali immissioni (odori o bisogni fisiologici) per essere motivo di allontanamento del cane devono essere per intensità e frequenza al di sopra di una soglia di normale sopportazione. Raramente il giudice arriva a disporre l’ allontanamento del cane dal condominio.
Va anche sottolineato che la Sentenza della Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione n. 1394 (6/3/2000) ha stabilito che il normale abbaio del cane non costituisce disturbo della quiete e che gli ululati per poter essere considerati disturbo alla pubblica tranquillità devono essere contestati da una pluralità di condomini.

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