Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise -parte quarta-

 L’animale più famoso, simbolo stesso del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è l’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus). Inconfondibile per le sue dimensioni, il suo peso può superare i due quintali, è un animale dal comportamento pigro, solitario e tranquillo; prevalentemente onnivoro si adatta a ciò che offrono l’ambiente e le diverse stagioni: frutta, bacche, erba, insetti, miele, piante, radici, carogne. L’orso vive nelle foreste ma frequenta anche le praterie di alta quota al limite del bosco. Non risulta molto facile l’avvistamento mentre è sicuramente più semplice incontrare i segni della sua presenza, come le caratteristiche orme ben evidenti sul fango o sulla neve, oppure le grosse pietre rivoltate che l’orso sposta per mangiare gli insetti che vi abitano sotto.
Nessun altro orso bruno sembra comunque essere così tollerante e pacifico nei confronti dell’uomo, come l’orso marsicano.
Tra la fauna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise il secondo posto per importanza spetta al camoscio d’Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata).

Il camoscio d’Abruzzo
Presente nel Parco Nazionale con circa 700 esemplari, il camoscio d’Abruzzo sta tornando a colonizzare i luoghi dove un tempo viveva indisturbato: se vi capita l’occasione di osservarne qualche esemplare, fatelo nel più assoluto silenzio per non disturbarlo e costringerlo a fuggire. Nell’osservazione vi accorgerete che le corna, eccezionalmente sviluppate, il bel colore invernale del mantello e altre caratteristiche meno evidenti differenziano questo camoscio da tutti gli altri.Il camoscio d’Abruzzo è un erbivoro, prevalentemente legato alle praterie di altitudine, ma in inverno quando la neve è abbondante scende più a valle nel bosco. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise il camoscio è presente sui monti della Camosciara, sul Monte Meta, sulle Mainarde, sul Monte Amaro, sul Monte Marsicano e sulle montagne che circondano la Val Canneto.

Il lupo appenninico
Altra specie importante, seppur non esclusiva del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è il lupo appenninico (Canis lupus), uno degli animali più perseguitati e gravemente minacciati di estinzione. Il lupo può vivere isolato o in piccoli branchi, gerarchicamente organizzati, si sposta continuamente mostrando grande vigore, abilità e sagacia tanto nello sfuggire alle insidie quanto nel ricercare le prede che sono in prevalenza piccoli animali, nella stagione mite, e soprattutto ungulati durante l’inverno. Il lupo è un animale difficile da avvistare a causa delle sue abitudini prevalentemente notturne, durante il giorno si rifugia nei luoghi più selvaggi ed inaccessibili del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. I segni di presenza più facili da riscontrare sul territorio sono le orme molto simili a quelle di un grosso cane, ma disposte su un’unica fila e gli escrementi pieni di peli.

I cervi e i caprioli
Agli inizi degli anni ’70 venne effettuata la reintroduzione di cervi (Cervus elaphus hippelaphus) e caprioli (Capreolus capreolus) quasi completamente scomparsi nel territorio del Parco Nazionale. Gli animali utilizzati per la reintroduzione erano di provenienza alpina. La scelta diede luogo a notevoli discussioni, sulle differenze genetiche delle popolazioni appenniniche rispetto a quelle alpine, tuttavia il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise decise di considerare prevalente l’esigenza di ripristinare la completezza dell’ecosistema, l’equilibrio ecologico e la capacità endogena dell’ambiente di autosostentarsi. Cervi e caprioli prediligono boschi con radure ed arbusti. I maschi di entrambe le specie sono provvisti di palchi che annualmente perdono. Tipico è il bramito del maschio del cervo che nel periodo degli amori (settembre-ottobre) si sente echeggiare in tutte le valli del Parco Nazionale. Non è difficile osservare cervi al pascolo nelle ore meno assolate della giornata, mentre è più difficile incontrare i caprioli.

Per maggiori informazioni visitate il sito web del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

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