Fallimento Thomas Cook: scatta il piano di emergenza in Gran Bretagna

di Daniele Pace 97 views0

Il fallimento Thomas Cook verrà pagato a caro prezzo dalla Gran Bretagna, impegnata nel più grande piano di rimpatrio in tempo di pace. Il grande tour operator ha appena dichiarato bancarotta, dopo 178 anni di attività, e il governo di Londra ha promesso di rimpatriare i tanti britannici che sono rimasti senza un aereo per tornare.

Si tratta di circa 150mila sudditi di sua maestà, che costeranno, secondo i primi dati, 600 milioni alle casse dello Stato. Il governo vuole farsi carico dei rimpatri visto che tutti i voli sono stati cancellati. Nel complesso, ci sono mezzo milione di turisti rimasti con il cerino in mano, e i 150mila britannici potranno usufruire del fondo di garanzia Atol dell’aviazione civile, finanziato dall’industria aeronautica del paese.

Le responsabilità

È scattata anche la caccia alle responsabilità sul fallimento di una delle più antiche e grandi aziende britanniche. Circa 9mila dipendenti britannici rischiano il posto, e il governo dovrà far fronte a nuovi disoccupati in un periodo poco felice per l’economia, mentre in tutto il mondo rischiano in 22mila.

Il premier Johnson ha lanciato le sue accuse ai manager:

“C’è da chiedersi quanto i dirigenti di queste società fossero adeguatamente incentivati a risolvere i loro problemi. “È una situazione molto difficile e ovviamente i nostri pensieri sono rivolti ai clienti di Thomas Cook, i vacanzieri che ora potrebbero avere difficoltà a tornare a casa. Faremo del nostro meglio per riportarli a casa. In un modo o nell’altro lo Stato dovrà intervenire per aiutare i vacanzieri bloccati”.

Intanto il governo ha bloccato tutti i finanziamenti all’ex colosso del turismo, oggi di proprietà del Fosun Tourism Group, che detiene la maggioranza azionaria. La multinazionale cinese non ha fatto fronte all’esigenza immediata di 200 milioni di sterline per scongiurare il fallimento, dopo aver finanziato il capitale sociale per 450 milioni appena il mese scorso.

In tutto servivano 900 milioni di sterline, parte dell’accordo per acquisire il 75% di Thomas Cook Operations Department e il 25% della compagnia aerea.

Il fallimento era nell’aria, con una situazione debitoria, nel secondo trimestre, di 1,45 miliardi di sterline. Un miliardo di perdite era dovuta alla fusione con MyTravel, e alla sua successiva svalutazione. In questi giorni era addirittura arrivato il target zero per le azioni, da parte di Citigroup, ad aggravare la situazione. Altre accuse riguardano acquisizioni troppo affrettate, in un settore in incredibile evoluzione.

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