Greenpeace, uno studio rivela etichette del tonno in scatola più trasparenti

di Diletta Funaro 196 views0

Dopo un primo monitoraggio avvenuto nel novembre del 2011, chiamato I segreti del tonno, i volontari di Greenpeace continuano ad esaminare la presenza o l’assenza di informazioni chiare nelle etichette del tonno in scatola destinato alle tavole degli italiani grazie ad un secondo rapporto chiamato I segreti del tonno 2. Cosa dice l’etichetta?

Le informazioni oggetto dell’analisi riguardano: nome comune della specie di tonno, nome scientifico, area di pesca e metodo di pesca.

Dopo aver raccolto i dati è stato possibile stilare una lista in cui compare per ogni marchio esaminato la percentuale di ciascuna informazione presente in etichetta.

Secondo lo studio tra le aziende che coprono la maggior parte del mercato italiano del tonno, ce ne sono alcune che stanno compiendo dei veri e propri progressi in termini di trasparenza delle etichette alimentari tra le quali:

  • Calvo/Nostromo
  • Mareblu
  • Generale Conserve/As do Mar
  • Conad

Invece ve ne sono alcune come Mare Aperto/ STAR e Cerrefour che non si sono adeguate alla sempre maggior richiesta di trasparenza da parte dei consumatori, come afferma Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia:

Le pressioni dei consumatori hanno convinto molte imprese che la trasparenza non è un optional. Alcuni progressi sono sorprendenti e questo rende ancora più gravi i comportamenti omissivi di quelle aziende che restano poco trasparenti.

In linea generale poi, vanno menzionate Coop e Esselunga che, malgrado i pochi progressi, mantengono comunque uno standard elevato di informazione.

All’interno del Rapporto I segreti del tonno 2. Cosa dice l’etichetta? emerge che sono state analizzate circa 4.095 confezioni di 14 aziende nei negozi di 21 città italiane prendendo in esame varie tipologie tra le quali il tonno all’olio di oliva ed il tonno al naturale. Un altro criterio consiste nel tenere in considerazione anche i contenitori utilizzati tra i quali la lattina ed i vasetti in vetro.

Rispetto al rapporto del 2011, anno in cui non veniva ancora specificata la specie di tonno in circa metà dei prodotti presi in esame, è di fatto aumentata la presenza del nome comune e del nome scientifico.

Dal rapporto però emerge anche un altro dato preoccupante, ovvero che a causa delle pratiche di pesca illegale, cinque delle otto specie di tonno destinate al commercio sono decisamente a rischio.

Greenpeace, da sempre impegnata con indagini e rapporti sottolinea la necessità di garantire piena trasparenza nelle etichette e di non utilizzare specie a rischio. In ultima istanza chiede alle aziende, ancora una volta, di impegnarsi a vendere solo tonno che derivi dalla pesca sostenibile.

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