Deforestazione, l’ONU denuncia le eco-mafie

di Elide 38 views0

Quello della deforestazione è un problema giunto a un punto di non ritorno. Solo adesso l’ONU ha deciso di condurre una ricerca, per arrivare alla conclusione che la piaga principale che genera questo problema sono le eco-mafie. Le indagini sono state condotte da un organo dell’ONU, l’UNPE (Nazioni Unite per la protezione dell’ambiente) e l’Interpol, e i dati che ne emergono sono davvero sconcertanti.

Ormai l’80% delle foreste naturali non esiste più e dietro tutto questo c’è la criminalità organizzata: in alcuni casi si parla del 50% di responsabilità delle eco-mafie, che però in alcune aree arriva perfino al 90%, con il traffico del legno la criminalità organizzata riesce ad intascare tra i 30 e i 100 milioni di dollari in un anno. La foresta Amazzonica è una delle zone più colpite.

Sono tantissimi i modi in cui i criminali decidono di raggirare la legge: falsificazione di documenti, corruzione, trasporto illegale di legname. Alcuni contrabbandieri riescono ad ottenere i finanziamenti governativi sostenendo di aver ottenuto il legname da foreste create dall’uomo; per questa “tecnica” in Brasile nel 2009 sono state denunciate ben tremila società, il finto legno eco-certificato ha raggiunto Italia, USA e Australia. Alcuni utilizzano strumenti ben più avanzati, come la tecnologia: attacchi hacker ai siti governativi per modificare i dati direttamente dal database.

Ovviamente arrivare ad arrestare il traffico illegale di legname e la deforestazione per mano delle eco-mafie, è un’impresa quasi impossibile, soprattutto quando c’è di mezzo la corruzione. Secondo l’UNEP servirà lo sforzo di tutti i Paesi, che dovranno collaborare tra loro per impedire che questo accada ancora. Uno dei problemi che rende difficile l’intera operazione, però, è il fatto che questi traffici vengono scoperti molto difficilmente ed in questi anni c’è anche chi ci ha rimesso la vita, come gli ambientalisti che si sono battuti direttamente contro l’abbattimento delle foreste.

I numeri sono davvero sconcertanti, basti pensare ai 200 guardiaparco del Virunga National Park nella Repubblica democratica del Congo, uccisi mentre proteggevano le riserve di carbone prodotto dagli alberi.

Photo Credits | Thinkstock

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