Appello di ambientalisti contro le trivelle sotto costa

di roberto bosio 16 views0

Si avvicina l’ora della verità. A breve il governo Monti dovrebbe pronunciarsi in merito alla questione se autorizzare oppure no le attività di prospezione ed estrazione petrolifera fino a 5 miglia dalla riva – l’attuale limite è di 12 miglia ed è stato cambiato nel giugno del 2010.

Una scelta miope, soprattutto se pensate che in questi giorni – era esattamente il 20 aprile 2010 – sono passati due anni da quando è esplosa la piattaforma petrolifera Deepwater – di proprietà della British Petroleum – nel Golfo del Messico, causando il più grave disastro ambientale della storia degli Stati Uniti.

Le associazioni di ambientalisti – ovvero WWF, Legambiente e Greenpeace – e di pescatori – Marevivo, Agci Agrital, Lega Pesca e Federcoopesca- si sono unite oggi per lanciare un appello contro l’idea che i litorali italiani diventino terra di conquista per le Sette Sorelle o qualche loro parente.

Noi crediamo che il nostro mare sia una risorsa preziosa, da valorizzare ad esempio con una pesca responsabile, con un turismo di qualità, con una gestione prudente delle attività in mare, lottando contro ogni forma di inquinamento.

Crediamo che i sacrifici che si stanno chiedendo agli operatori della pesca, cui si chiede di ridurre ancora una volta le attività di prelievo per la diminuzione delle risorse ittiche, debbano essere inseriti in un contesto di tutela che miri al recupero della produttività delle popolazioni ittiche e alla salute del mare. E crediamo che in tale contesto non ci sia spazio per il petrolio offshore.

Noi crediamo che cercare il petrolio davanti alle nostre coste sia una scelta sbagliata per il mare e per tutta l’economia del Paese – continuano i firmatari dell’appello – Non solo per una questione, pure seria, di rischio inquinamento, ma anche per non mettere a repentaglio il lavoro dei pescatori e di tutti quei sistemi economici, come il turismo, che dipendono strettamente dalla salute del mare.

Crediamo, infatti, che di questo poco petrolio un paese come l’Italia possa e debba fare a meno, sviluppando le fonti rinnovabili e aumentando l’efficienza anche dei motori che utilizziamo per i pescherecci. Crediamo, insomma, che la via di un’economia, e di un futuro sostenibile passi anche per una diversa visione delle attività umane in mare: crediamo in una “Blu Economy” che ci porti tutti a maggior prosperità creando occupazione “grazie a” e non “a dispetto della” salute del mare. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, chiediamo al Consiglio dei Ministri di fare altrettanto.

Photo credits | Flickr

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