A Bruxelles si discute sulla riforma del sistema per i controlli della pesca in Europa, sia per gli sportivi come per i pescatori professionali e l’ Italia fa di nuovo polemica per il suo rifiuto di affettuare i tagli alla pesca del tonno rosso. Come ha detto con forza ai partner europei il sottosegretario al settore Antonio Buonfiglio – “meglio una moratoria mirata sulla pesca industriale, salvando e valorizzando quella tradizionale e artigianale, che lasciare il comparto nella più grande incertezza con un livello di quote che non permette di armare neppure i pescherecci“.
Questa la motivazione per la quale l’ Italia dice no al recepimento dei tagli alla pesca del tonno rosso e alla sua flotta decisi dalla Commissione internazionale sui tonni (Iccat).
LA POSIZIONE DELL’ ITALIA
Questa posizione è sostenuta in buona sostanza dai rappresentanti di tutte le associazioni italiane del settore presenti a Bruxelles. Buonfiglio chiede alla Commissione europea di tenere conto che le ultime decisioni dell’ Iccat portano le quote di pesca a – 47% in due anni, insieme all’ impegno di tagliare la capacità della flotta prima del 50%, poi ulteriormente. L’ Italia non esclude infine di prendere decisioni unilaterali.
LE ALTERNATIVE PROPOSTE
Tra le strade alternative c’ è la possibilità “di un fermo obbligatorio alla pesca industriale (ma retribuito, che tenga conto della sostenibilità sociale), o ancora l’ introduzione del tonno rosso tra le specie a rischio nella Convenzione internazionale delle specie in estinzione (Cites) ma che garantisce la pesca per il consumo interno”.