Chiarimenti sul caldo africano del 19 luglio 1964 coi 40 gradi di Torino

In tanti stanno facendo girare lo screenshot di un articolo di giornale pubblicato il 19 luglio 1964, in relazione al caldo africano di quel periodo che si è abbattuto sul nostro Paese e su altre nazioni europee. Una situazione delicata, visto che a Torino ed in altre città abbiamo superato in quel frangente la soglia dei 40 gradi. Insomma, se da un lato una parte di Italia si chiede quando finirà il caldo insopportabile di questi giorni, con temperature record previste fino allo scorcio finale di luglio secondo le indicazioni che abbiamo portato alla vostra attenzione tramite altro articolo, ci sarebbe un altro fronte da prendere in esame.

caldo africano

Perché lo screenshot sul sul caldo africano del 19 luglio 1964 coi 40 gradi di Torino è fine a sé stesso

Allo stato attuale, posso dire con certezza che il famoso screenshot sul sul caldo africano del 19 luglio 1964 coi 40 gradi di Torino sia fine a sé stesso. Non si parla di una bufala, è giusto evidenziarlo, in quanto quel periodo è stato effettivamente critico dal punto di vista climatico. Tuttavia, bisogna contestualizzare bene il discorso. Chi oggi diffonde quel contenuto, evidentemente, intende sottolineare un concetto molto chiaro: il caldo asfissiante c’è sempre stato e non stiamo vivendo una fase di emergenza in termini di surriscaldamento globale, fino ad arrivare alla questione siccità.

La sostanza, però, è differente. Non ha senso soffermarsi sul caldo africano del 19 luglio 1964 coi 40 gradi di Torino in quanto quel fenomeno fu isolato. Basti pensare al fatto che nel suddetto articolo si pone l’enfasi ai giorni antecedenti, quando cominciò ad essere superata la soglia dei 30 gradi. Come se anche quella fosse una notizia degna di attenzione, mentre oggi è praticamente lo standard in estate. Insomma, una cosa è un fenomeno isolato e gestibile, un’altra è il trend che viviamo praticamente ogni estate, con due o tre finestre ben oltre le medie.

Ecco perché occorrerebbe mettere da parte lo screen sul caldo africano del 19 luglio 1964 coi 40 gradi di Torino. L’estate italiana è ciclicamente ostaggio di una narrazione meteorologica estrema, spesso alimentata da vecchie bufale sul caldo africano. Termini suggestivi come “Caronte” o “Lucifero” vengono usati per trasformare normali ondate di calore in scenari apocalittici, confondendo la variabilità climatica con il sensazionalismo.

Spesso, i titoli allarmistici distorcono i dati tecnici: si confondono le temperature percepite (influenzate dall’umidità) con quelle reali, o si spacciano picchi isolati nel deserto del Sahara per valori pronti a investire le nostre città. Questa disinformazione non solo genera ansia ingiustificata, ma finisce per sminuire il reale problema del cambiamento climatico, che richiede analisi rigorose e non slogan da clickbait. Distinguere tra un’estate mediterranea e un’emergenza climatica è il primo passo per un’informazione consapevole.

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