Lecito come non mai chiedersi cosa cambi per l’ambiente con Milleproroghe 2026 entrato in vigore, in modo tale da comprendere a cosa stiamo andando incontro sotto questo punto di vista oggi in Italia. È entrato in vigore proprio l’ultimo giorno dell’anno, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il Decreto-Legge n. 200/2025, meglio noto come “Decreto Milleproroghe”.
Il provvedimento, che reca “Disposizioni urgenti in materia di termini normativi”, è destinato a ridisegnare diverse scadenze cruciali, in particolare nei settori di competenza del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e per il mondo produttivo colpito da calamità.

L’impatto sull’ambiente da Milleproroghe 2026
L’articolo 13 del Decreto introduce proroghe significative sul fronte ecologico ed energetico.
La prima riguarda la pubblica amministrazione: le Regioni avranno tempo fino al 31 dicembre 2026 per procedere alla stabilizzazione del personale non dirigenziale, in particolare i funzionari, già in forza presso il MASE. Una mossa volta a garantire la continuità operativa in un Ministero strategico per le transizioni in corso.
Sul piano della sostenibilità energetica, si registra un rinvio per l’obbligo di incremento dell’energia rinnovabile per le società che vendono energia termica (calore per riscaldamento e raffreddamento) in quantità superiori a 500 TEP annui. L’entrata in vigore di questo vincolo slitta al 1° gennaio 2026, concedendo di fatto un ulteriore anno per l’adeguamento delle filiere di teleriscaldamento e teleraffreddamento.
Un’altra proroga fondamentale riguarda l’annosa questione della bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Taranto. Il Decreto estende fino al 31 dicembre 2026 la durata in carica del Commissario straordinario e della relativa struttura di supporto, stanziando 75.600 euro per l’esercizio 2026. L’obiettivo è chiaro: assicurare la conclusione delle complesse operazioni ambientali senza interruzioni.
Il Decreto interviene anche a sostegno delle imprese più esposte ai rischi naturali. Gli articoli 15 e 16 differiscono al 31 marzo 2026 il termine per la stipula delle polizze assicurative a copertura dei danni da calamità naturali ed eventi catastrofali. Un respiro importante per un ampio ventaglio di categorie produttive: dalle imprese della pesca e dell’acquacoltura, al settore turistico-ricettivo e agli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande.
Infine, sul fronte delle procedure burocratiche per la produzione energetica, viene prorogato al 31 dicembre 2026 il termine relativo alle procedure autorizzative per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che insistono su strutture turistiche o termali. Un segnale per facilitare la transizione energetica anche in comparti chiave per l’economia nazionale.
Il testo passa ora all’esame delle Camere per la conversione in legge, un passaggio che dovrà avvenire entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla pubblicazione.