Rifiuti radioattivi: ogni anno l’Europa ne produce 40mila metri cubi

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Sono 40mila i metri cubi di rifiuti radioattivi prodotti ogni anno nell’Unione Europea a 25 di cui una parte arriva dalle centrali nucleari e una parte è prodotta dal settore della ricerca, dal settore medico, tra cui la diagnostica medica o le terapie per curare i tumori, e da alcuni settori industriali. A tracciare con l’ADNKRONOS il complesso quadro europeo sulla quantità di rifiuti radioattivi prodotti ogni anno in Ue è Stefano Monti, ingegnere nucleare, Responsabile della definizione dei programmi di ricerca e sviluppo sul nucleare da fissione dell’Enea e presidente di Siet.

L’IMPATTO AMBIENTALE DELLE CENTRALI NUCLEARI
L’eventuale impatto ambientale prodotto da una centrale nucleare -afferma Monti- deriva principalmente dalla gestione dei rifiuti radioattivi. L’emissione di radioattività nell’ambiente circostante, durante il normale funzionamento di un impianto nucleare, è irrilevante, in quanto inferiore al fondo naturale, cioè alla radioattività naturale, e non esistono emissioni di altra natura che possano avere un impatto ambientale. E per dare la dimensione del problema dei rifiuti radioattivi, ogni anno vengono prodotti circa 40.000 m3 di rifiuti radioattivi, pari a 90 cm3 per persona, nell’Unione Europea a 25, dove l’energia nucleare contribuisce per circa il 31% del fabbisogno complessivo di energia elettrica nel 2009“.

I RIFIUTI RADIOATTIVI
La maggior parte di questi rifiuti, circa 36.000 m3 per anno, -continua Monti- sono rifiuti a bassa e media attività, la cui radioattività decade a valori trascurabili nel giro di qualche secolo. La quantità rimanente, circa 4.000 m3 per anno, è invece rappresentata da rifiuti a bassa e alta attività ma a lunga vita, la cui radioattività cioè impiega da migliaia a centinaia di migliaia di anni per decadere a valori trascurabili. E come dato di paragone, bisogna ricordare che ogni anno in Europa si producono 1.000 milioni di metri cubi di rifiuti industriali di cui 10 milioni di metri cubi di rifiuti industriali tossici che non sono meno pericolosi di quelli nucleari per la salute dell’uomo e dell’ambiente“.

NUCLEARE VS. ALTRE FONTI ENERGETICHE
Se vogliamo paragonare la quantità di rifiuti prodotti dal nucleare con quella prodotta da altre fonti energetiche, tenendo conto dei rifiuti radioattivi di bassa, media e alta attività, il nucleare -spiega ancora Monti- produce circa 0,055 cm3 di rifiuti radioattivi per kWh contro, ad esempio, 0,18 kg di rifiuti solidi non radioattivi per kWh prodotto da carbone o lignite, questo pero’ e’ il valore medio, in alcuni Paesi infatti si arriva anche a 0,25 kg/kWh e oltre“.
Ma quale scenario si apre per i rifiuti nucleari ad alta attivita’ con le centrali che si dovrebbero realizzare in Italia? “Il programma nucleare italiano prevede la prima centrale nucleare connessa alla rete verso il 2020, se immaginiamo al lavoro 10 reattori Epr, cioe’ i reattori previsti dall’accordo siglato tra Enel e Edf, al lavoro al 2030 e per 60 anni, capaci di fornire tra il 25% ed il 30% di energia elettrica rispetto al fabbisogno italiano, la quantita’ di rifiuti ad alta radioattivita’ che sarebbe prodotta sarebbe pari ad un cubo dal lato di 31 metri“.

LA GESTIONE DEI RIFIUTI NUCLEARI
Riguardo la gestione dei rifiuti alta attività radioattiva, l’esperto dell’Enea ricorda che “per isolare, come serve, questi rifiuti per migliaia e centinaia di migliaia di anni, è necessario ricorrere a barriere naturali, come le formazioni geologiche ad elevata profondità (600-800 metri e oltre), che devono presentare adeguate caratteristiche di stabilità e impermeabilità, in grado di assicurare l’isolamento del rifiuto dalla biosfera per periodi paragonabili all’eta’ del giacimento, solitamente milioni di anni“.
Siti che garantiscono queste caratteristiche “sono i giacimenti salini e argillosi e alcuni tipi di rocce granitiche” afferma ancora Monti, sottolineando che “nell’Unione Europea si discute da tempo della possibilità di individuare un sito geologico comune, ma il discorso è ancora a uno stadio preliminare per motivi prevalentemente di consenso pubblico“.

I FONDI PER I PROGRAMMI DI SMALTIMENTO
Considerato il volume limitato di rifiuti ad alta attivita’ e lunga vita, -continua l’esperto dell’Enea- questa è la soluzione che molti Paesi europei considerano praticabile“.
Nel 7° Programma Quadro -conclude ancora Monti- la Commissione Europea ha previsto fondi ingenti per i programmi di ricerca comunitari per lo smaltimento geologico e per i programmi su ‘Partitioning’ e ‘Transmutation’, che hanno l’obiettivo, tra l’altro, di minimizzare drasticamente la produzione di rifiuti ad alta attivita’ nei reattori nucleari di futura generazione, quali la Generation IV e Accelerator Driven System“.

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