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	<title>MondoEcoBlog.com &#187; prodotti biologici</title>
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	<description>Il mondo dell&#039;ecologia a 360 gradi</description>
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		<title>Gelati a km zero: la moda dell&#8217;estate 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 10:30:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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<p>Mangiare a chilometri zero è diventato un simbolo di qualità e di tradizione, oltre che di eco-sostenibilità. Ma quest&#8217;anno si va oltre, con il <strong>gelato a chilometri zero</strong>, la vera tendenza in fatto di gusti dell&#8217;estate 2011. Così ecco che a Lecco si ha il gelato alle pesche tabacchiere o al gelso rosso, gusti che sono reperibili solo in alcuni mesi l&#8217;anno e dunque legati al ciclo delle stagioni. Oppure, in Trentino, ecco che si vede il gelato alla Sacher-torte o la Torta foresta Nera&#8230;</p>
<p>Ma non è solo il gusto del gelato ad essere eco-sostenibile e tipico: anche le altre materie prime sono rigorosamente di provenienza locale e di qualità: dal latte che viene dagli alpeggi delle vallate limitrofe e da mucche che pascolano libere sino alla frutta che cresce nei frutteti locali.</p>
<p><span id="more-12095"></span></p>
<p>Insomma, anche il gelato si fa &#8220;buono&#8221;, per il nostro palato, ma anche per l&#8217;ambiente.</p>
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		<title>Le banane equo-solidali che aiutano il Sud del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 06:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blogger</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mangi una banana e aiuti il Sud del mondo. Sembra utopia e invece è vero. Grazie alle banane biologiche che portano il certificato del commercio equo e solidale. Se prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/06/Le-banane-equo-solidali-che-aiut" alt="Le-banane-equo-solidali" /><br />
Mangi una banana e aiuti il Sud del mondo. Sembra utopia e invece è vero. Grazie alle banane biologiche che portano il certificato del commercio equo e solidale. Se prima bisognava andarsele a cercare nei punti vendita specializzati, oggi sono in vendita anche in più di ottocento negozi delle reti NaturaSì e Cuorebio, tutte con certificazione Fairtrade. E il prezzo? Concordato, quindi particolarmente vantaggioso. </p>
<p><strong>La banana</strong><br />
La banana è il frutto fresco del Sud del mondo più consumato in Europa e l&#8217;Italia è ai primi posti per consumo pro capite. Mangiando le banane Faitrade, però, si aiuta concretamente il Sud del mondo, i luoghi da cui questi frutti provengono, garantendo lavoro a migliaia di famiglie che vivono nelle campagne.<br />
<span id="more-11507"></span><br />
E allora forza&#8230; più banane, più &#8220;buone&#8221;, in tutti i sensi! </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ristoranti biologici: Biosapori Regionali a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 13:33:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blogger</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Trovare ristoranti che offrano un&#8217;offerta completamente bio è cosa rara, ma per chi cerca un posto che dia l&#8217;esempio, segnaliamo &#8220;Biosapori Regionali&#8221; a Milano, in via Lattuada 2. Biosapori Regionali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/05/Ristoranti-biologici-Biosapori-Regionali-a-Milano.jpg?9d7bd4" alt="Ristoranti-biologici-Biosapori-Regionali-a-Milano" /><br />
Trovare ristoranti che offrano un&#8217;offerta completamente bio è cosa rara, ma per chi cerca un posto che dia l&#8217;esempio, segnaliamo &#8220;<strong>Biosapori Regionali</strong>&#8221; a Milano, in via Lattuada 2. <strong>Biosapori Regionali</strong>, infatti, è un ristorante bio in tutto e per tutto, a partire dall&#8217;arredamento in legno riciclato e pitture ecologiche, sino ai piatti regionali realizzati con prodotti completamente bio. Non a caso, il ristorante la certificazione dell&#8217;AIAB, (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), ed è aperto tutto per tutto il giorno, dalle nove di mattina alle undici di sera, partendo con la colazione a buffet, tre menu pranzo a prezzo fisso, caffetteria e sala da the per il pomeriggio, e cena alla carta per concludere in bellezza. E non è tutto: lo chef di <strong>Biosapori Regionali</strong> è Freddy Varady, direttore di Gentlemen&#8217;s Options.<br />
 <span id="more-11368"></span><br />
Vi abbiamo incuriositi? E allora vi diciamo di più:<br />
La cucina offre piatti a base di prodotti freschi e biologici, tutti della migliore selezione regionale italiana, con qualche ospite europeo: alcuni prodotti provengono infatti dalla Germania, dalla Svizzera e dall’Austria. I caffé e i the proposti sono rigorosamente biologici, e si può scegliere tra una vasta selezione di thé neri, rossi, verdi e bianchi. In più, si possono acquistare i prodotti bio utilizzati per realizzare i piatti del ristorante, come confetture, salse, prodotti da forno, insaccati, formaggi, oli e aceti, vini, dolci, spezie&#8230; e con la spesa Bio, c&#8217;è anche il servizio di consegna a domicilio. </p>
<p>E chi non è di Milano? Biosapori Regionali ha pensato anche a questo: sul sito <a href="http://www.biosaporiregionali.it">www.biosaporiregionali.it</a> è possibile acquistare direttamente on-line più di 600 prodotti, con in più il servizio pronto cuoco: una breve consulenza culinaria per chi va alla ricerca di una cena speciale.  </p>
<p>Non vi resta altro che farci un salto e dire la vostra&#8230; buona giornata bio! </p>
<p><strong>Informazioni</strong><br />
BIOSAPORI REGIONALI<br />
Via Lattuada 2 (MM3 Porta Romana), Milano<br />
Tel. 02/89696028<br />
www.biosaporiregionali.it<br />
Orari: aperto dalle 9.00 alle 22.30 &#8211; lunedì chiuso</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chicza, una gomma da masticare che è storia, filosofia e cultura</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 15:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blogger2</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento Ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Natura e Animali]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[gomma ecologica]]></category>
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		<category><![CDATA[prodotti biodegradabili]]></category>
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		<description><![CDATA[La gomma da masticare Chicza è completamente biodegradabile e al 100%, provenienza biologica certificata ed è certificata &#8220;Senza Glutine&#8221;. Chicza ha anche l&#8217;iva al 4% invece del 10% per un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/05/chicz.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/05/chicz.jpg" class="left"/>La <strong>gomma</strong> da masticare Chicza è completamente <strong>biodegradabil</strong>e e al 100%, provenienza <strong>biologic</strong>a certificata ed è certificata &#8220;Senza Glutine&#8221;. Chicza ha anche l&#8217;iva al 4% invece del 10% per un impegno personale del signor Giulio di Giacomo.<br />
La <strong>gomma</strong> da masticare Chicza è quindi <strong>biologic</strong>a, <strong>biodegradabil</strong>e, senza glutine, completamente vegetale, vegan, ed equo e solidale.<br />
La <strong>gomma</strong> da masticare Chicza dopo due, tre mesi sparisce dalla strada dove oltre all&#8217;effetto degli agenti atmosferici passano anche le automobili e dopo cinque/sei mesi, questa gomma da masticare completamente <strong>biodegradabil</strong>e, sparisce dal marciapiede perché, in questo caso, c&#8217;è solo l&#8217;effetto degli agenti atmosferici.<span id="more-11203"></span></p>
<p><strong>Segue il processo biologico e biodegradabile</strong><br />
La gomma da masticare Chicza segue il processo <strong>biologic</strong>o e <strong>biodegradabil</strong>e di una buccia di banana o di un torsolo di mela, contro i 5 anni delle altre gomme che hanno invece delle particelle indistruttibili che rimarranno sempre disperse nell&#8217;ambiente.  &#8220;Chicza viene dalla Terra e ritorna alla Terra&#8221; anche dopo averlo masticato non smette di essere utile perché è anche un ottimo compost, essendo vegetale, e ha ingredienti e valori nutrizionali di cui molti esperti fanno i complimenti. </p>
<p><strong>Venduta in questi negozi</strong><br />
La <strong>gomma</strong> da masticare Chicza è attualmente venduta in questi negozi: Negozi-bio, Gluten-free, erboristerie, alcuni Gas, molti supermercati Naturasì, farmacie ( perchè ho fatto &#8220;codificare&#8221; Chicza ), qualche gruppo distributivo farmaceutico, bar, tabaccherie, in alcuni aeroporti, in alcune stazioni ferroviarie, in alcuni punti autostradali, negozi equo solidali, librerie, in alcuni supermercati del trentino, negozi vegan.</p>
<p><strong>I Chicleros messicani</strong><br />
Giulio Di Giacomo ci racconta di quando ha incontrato per la prima volta i Chicleros messicani che gli hanno parlato della <strong>gomma</strong> da masticare ecologica e completamente biodegradabile Chicza.<br />
“<em>Quando ho conosciuto la prima volta i Chicleros Messicani questi mi hanno subito detto: Chicza, prima di essere una <strong>gomma</strong> da masticare, è Storia, è Filosofia è Cultura. Queste tre parole mi hanno incuriosito a leggere il loro sito e, Vi confesso, mi sono subito &#8220;innamorato&#8221; della loro &#8220;sfida/avventura  Chicza&#8221;. &#8220;El Chicle de los Mayas&#8221;, considerato &#8220;Oro bianco&#8221;, per moltissimi anni ha retto le sorti dell&#8217;economia dei Chicleros, seppur sfruttati e soggiogati dalle leggi del mercato e dalle &#8220;odiose&#8221; multinazionali, per moltissimi anni l&#8217;oro bianco ha dato da mangiare ai Chicleros, alle loro mogli e ai loro bambini, fino a 20 anni fa. </em></p>
<p><strong>Costituiti in 56 cooperative</strong><br />
<em>Abbandonati dalle leggi del mercato perché le multinazionali si sono rivolte, egoisticamente, ai derivati del petrolio e con un&#8217;economia, quindi, distrutta, si sono rimboccati le maniche, si sono costituiti in 56 cooperative e, con sforzi, sacrifici e investimenti hanno &#8220;creato&#8221; dalla A alla Z la loro gomma da masticare: Chicza. Per tantissimi anni hanno fornito solo il chicle grezzo alle multinazionali, oggi, liberi, sono in grado di fornire un chewing-gum finito, magico e profumato ( si&#8230;è vero a volte aprendo il pacchetto si sentono i profumi della Selva Maya ) e il sorriso è ritornato sul viso dei loro figli. </em></p>
<p><strong>I Guardiani della Selva maya</strong><br />
<em>E, grandissima cosa anche per noi che abitiamo lontano, sono impegnati a tutelare il secondo polmone verde al mondo dopo quella dell&#8217;Amazzonia, in tutta la sua biodiversità; si sono definiti; i Guardiani della Selva Maya; così anche i nostri lontani cieli italiani potranno beneficiare dei frutti della loro Missione e della loro Passione. Fino a 2 anni fa Chicza (la gomma da masticare completamente biodegradabile ed ecologica) era nei loro cassetti dei sogni, oggi è presente in Italia, Francia, Germania, Danimarca, Svezia, Olanda, Austria, Svizzera, Ungheria, Grecia, Israele, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Inghilterra, Irlanda e in U.S.A, Singapore, Corea, Giappone, Canada, Messico! </em></p>
<p><strong>Grazie a Chicza sono tutelati</strong><br />
<em>Fino a due anni fa Chicza tentava di far ritornare il sorriso ai bambini chicleros, oggi ci è riuscita! E la meravigliosa storia continua. Si perché, oggi, insieme al governo messicano, stanno costruendo anche un loro piccolo ospedale perché il lavoro dei Chicleros è rischioso, devono tener conto, purtroppo, anche dei serpenti e ragni velenosi. Ieri i Chicleros non erano tutelati, oggi, grazie a Chicza sono tutelati, ieri gli alberi di chicozapote non erano protetti, oggi sono protetti. Mi auguro che anche a Voi piaccia questa storia di cui, per non renderla pesante, ne ho solo fatto qualche &#8220;spennellata&#8221;.</em>”</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Menù di Pasqua: come risparmiare comprando a km 0</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 10:00:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blogger</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<category><![CDATA[eventi ambiente aprile 2011]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti biologici]]></category>
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		<description><![CDATA[Pasqua più cara e, per giunta, nell&#8217;ultima settimana del mese, quando gli italiani in genere sono costretti a tirare la cinghia. L&#8217;aumento medio dei costi rispetto al 2010 è, secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pasqua più cara e, per giunta, nell&#8217;ultima settimana del mese, quando gli italiani in genere sono costretti a tirare la cinghia. L&#8217;aumento medio dei costi rispetto al 2010 è, secondo Federconsumatori, del 7-8%. Le uova di cioccolata, le vere protagoniste della Pasqua, registrano aumenti dal +4% al +12%. Volano in alto anche i prezzi delle colombe dal +5% al +7%, nonchè quello della carne (dal +4% al +13%). Anche quest&#8217;anno ad aumentare di più sono i prodotti che, proprio perché hanno prezzi più accessibili, sono quelli maggiormente consumati da gran parte delle famiglie: il pollo (+10%), il tacchino (+13%) e le uova fresche (+13%).<br />
Ma, avverte l&#8217;associazione dei consumatori, &#8220;<em>attenzione, è necessario non lasciarsi prendere dall&#8217;entusiasmo: carte colorate e confezioni accattivanti sono studiate appositamente per attirare l&#8217;attenzione, ma non sempre sono all&#8217;altezza del prezzo e del contenuto</em>&#8220;.<br />
<span id="more-10132"></span><br />
<strong>Come risparmiare e aiutare l&#8217;ambiente</strong><br />
Ecco i consigli di Federconsumatori e Adusbef per risparmiare ed evitare brutte sorprese:<br />
Per tutti i prodotti:<br />
- Nel compilare la lista dei prodotti da acquistare per il menu di Pasqua, predisponete un budget per la spesa. A tal fine risulta estremamente utile il servizio SMS Consumatori (iniziate ad utilizzare il nuovo numero: 40940), grazie al quale, attraverso un semplice messaggino gratuito sul cellulare, è possibile conoscere il prezzo medio dei principali prodotti alimentari;<br />
- Non fatevi prendere la mano e non esagerate con gli acquisti. Sistematicamente, dopo ogni festività, molti prodotti finiscono nella spazzatura quasi integri.<br />
- Non riducetevi ad acquistare tali prodotti all&#8217;ultimo momento: a ridosso delle feste i prezzi tendono a lievitare. Meglio, quindi, fare la spesa qualche giorno prima!<br />
- Approfittate delle offerte applicate nei diversi punti vendita: si può risparmiare oltre il 20%;<br />
- Prediligete i prodotti a &#8221;km 0&#8221;: si tratta di prodotti (frutta, verdura, carne, uova, ecc.) del territorio, che non hanno viaggiato per giorni sui camion o nei frigoriferi. Tali prodotti, infatti, non solo sono più freschi e hanno prezzi molto vantaggiosi (costano circa il 30% in meno), ma contribuiscono positivamente anche alla riduzione delle emissioni inquinanti liberate nell&#8217;ambiente dai mezzi pesanti addetti al trasporto di tali prodotti per migliaia di chilometri.<br />
Uova di Pasqua. Le sorprese hanno per protagonisti i personaggi dei cartoni animati del momento: da Ben Ten a Hello Kitty, dai Looney Tunes alle squadre di calcio, non importa quale scegliate, l&#8217;importante è tener presente alcuni criteri fondamentali:<br />
- la data di scadenza;<br />
- i valori nutrizionali e gli ingredienti (se il contenuto di cacao è elevato si troverà tra i primi ingredienti della lista);<br />
- ma, una volta scartato l&#8217;uovo, non abbassate la guardia: controllate che le sorprese riportino sempre il marchio CE, che garantisce la sicurezza dei materiali utilizzati e verificate che l&#8217;età consigliata per il gioco sia adeguata a quella dei bambini a cui è destinato.<br />
Carne:<br />
- rivolgetevi ai rivenditori di fiducia;<br />
- fate attenzione alla provenienza;<br />
- se acquistate la carne già confezionata presso la grande distribuzione è importante fare attenzione all&#8217;integrità della confezione, alla data (sia di confezionamento che di scadenza), all&#8217;aspetto ed al colore del prodotto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nutrire il pianeta: agricoltura sostenibile per sconfiggere la fame nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 10:00:24 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi si produce più cibo che mai, ma ancora oltre 900 milioni di esseri umani soffrono la fame. Allo stesso tempo, l&#8217;attuale produzione agricola comporta impatti sempre più gravi nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Nutrire-il-pianeta-agricoltura-sostenibile-per-sconfiggere-la-fame-nel-mondo-.jpg?9d7bd4" alt="Nutrire-il-pianeta-agricoltura-sostenibile-per-sconfiggere-la-fame-nel-mondo" class="left"/>Oggi si produce più cibo che mai, ma ancora oltre 900 milioni di esseri umani soffrono la fame. Allo stesso tempo, l&#8217;attuale produzione agricola comporta impatti sempre più gravi nei termini di perdita e trasformazione del suolo, impoverimento delle risorse idriche, aumento del riscaldamento globale per l&#8217;ampio utilizzo dei combustibili fossili. La soluzione è un&#8217;agricoltura meno intensiva, legata alle tradizioni locali e svincolata dai combustibili fossili, in grado di migliorare la lavorazione e lo stoccaggio dei cibi, tutelando l&#8217;ambiente e le comunità del posto. Lo dimostra lo State of the World 2011 &#8216;<strong>Nutrire il pianeta</strong>&#8216;, il rapporto annuale realizzato dal Worldwatch Institute, presentato a Roma, presso la Luiss Guido Carli, dal Wwf Italia in collaborazione con il Barilla Center for Food and Nutrition. L&#8217;edizione italiana del volume è stata curata dal Wwf Italia per Edizioni Ambiente.<br />
<span id="more-9976"></span><br />
<strong>Nutrire il pianeta</strong><br />
Una vera e propria &#8216;road map&#8217; fatta di innovazioni agricole e centinaia di progetti già realizzati, per alleviare la povertà globale, migliorare la sicurezza alimentare e favorire la lotta al cambiamento climatico e il mantenimento delle risorse naturali. Sono 925 milioni gli individui che soffrono la fame e la percentuale degli aiuti allo sviluppo dedicata all&#8217;agricoltura ha raggiunto il minimo storico del 4% (contro il 16% del 1980). Per aumentare la produzione di cibo a larga scala, si è sviluppata un&#8217;agricoltura intensiva, meccanizzata e fortemente inquinante, che compromette la fertilità dei suoli, la disponibilità delle risorse idriche, la diversità delle colture da cui dipendiamo, e complessivamente è responsabile di un terzo delle emissioni globali di gas serra. Ma il 40% del cibo prodotto a livello mondiale viene sprecato prima ancora di essere consumato.</p>
<p><strong>Agricoltura sostenibile</strong><br />
&#8221;<em>Lo State of the World 2011, realizzato dopo due anni di ricerche in 25 Paesi africani, racconta le pratiche agricole innovative, a basso costo e sostenibili sotto il profilo ambientale, che applicate localmente possono migliorare la produttività, ridurre gli sprechi e sfamare centinaia di milioni di persone, dando alle comunità più povere del pianeta, e in particolare alle donne, la chiave per vincere la fame nel mondo nel rispetto degli equilibri naturali&#8217;</em>&#8216; ha detto Danielle Nierenberg, co-direttore dello State of the World 2011.</p>
<p><strong>Agricoltura urbana</strong><br />
Per esempio l&#8217;agricoltura urbana, che può sfamare città e baraccopoli sprovviste di suoli coltivabili, attraverso tecniche come la coltivazione sui tetti o gli &#8216;orti verticali&#8217; su sacchi di terra muniti di fori, come accade nella più grande baraccopoli del Kenya, a Nairobi, grazie al lavoro di oltre 1000 contadine. Un sistema che già oggi occupa 800 milioni di persone producendo il 15-20% del cibo mondiale e che entro il 2050 sarà la fonte di sostentamento di 35-40 milioni di africani (si stima che il 60% della popolazione africana vivrà in città).</p>
<p><strong>Le risorse idriche</strong><br />
Oppure, in tema di Giornata mondiale dell&#8217;acqua, le innovazioni low cost per sfruttare meglio risorse idriche difficilmente accessibili (solo il 4% della terra coltivata in Africa sub-sahariana è attrezzata per l&#8217;irrigazione, rispetto al 37% in Asia e al 18% nel resto del mondo): con un investimento di appena 35 dollari, 2,3 milioni di agricoltori nei paesi in via di sviluppo hanno acquistato pompe a pedali che aspirano l&#8217;acqua fino a sette metri di profondità, per un indotto annuo, solo in Africa, di 37 milioni di dollari in nuovi profitti e salari.<br />
In 10 distretti del Ruanda la raccolta dell&#8217;acqua piovana da tetti e altre superfici ha portato alla costruzione di centinaia di bacini di raccolta utilizzati per le coltivazioni, risparmiando alle donne 3-4 ore al giorno per raccogliere acqua da fonti lontane e spesso contaminate. Mentre in Kenya, una migliore gestione del suolo ha consentito di sfruttare l&#8217;acqua piovana e l&#8217;umidità del terreno, aumentando la resa dei campi del 20-120% per il mais e del 35-100% per il tef, cereale alla base della dieta etiope.</p>
<p><strong>La coltivazione delle varietà locali</strong><br />
E poi la coltivazione di varietà locali tramite metodi tradizionali e sostenibili, come le 6000 donne che in Gambia hanno creato un piano di gestione collettiva delle ostriche per prevenirne la raccolta indiscriminata, o i pastori del Sud Africa che conservano le varietà autoctone di animali che si sono adattate all&#8217;aumento delle temperature e alla siccità, o ancora, in Etiopia, il progetto che insegna agli agricoltori a migliorare la qualità del caffè selvatico che cresce nelle foreste locali, trasformandolo da prodotto di seconda scelta a prodotto di qualità con un più alto valore di mercato.</p>
<p><strong>Un&#8217;agricoltura rispettosa dell&#8217;ambiente</strong><br />
Per un&#8217;agricoltura innovativa capace di nutrire un popolazione che sarà quest&#8217;anno di 7 miliardi e di 9 miliardi nel 2050, per Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, &#8220;<em>abbiamo bisogno di tornare alla natura, di imitarne i processi. Il Worldwatch Institute, in questo rapporto propone proprio tante innovazioni adottate a livello locale, soprattutto nell&#8217;Africa subsahariana, che possono essere riprese per poter arrivare ad un&#8217;agricoltura che sia sempre più rispettosa dell&#8217;ambiente</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il modello alimentare a doppia piramide</strong><br />
In questo contesto, dunque, è sempre più importante capire che tutto ciò che mangiamo ha un impatto sull&#8217;ambiente ma non solo. Secondo il modello della doppia piramide, elaborato dal Barilla Center for Food &#038; Nutrition, le scelte alimentari che fanno bene a noi e alla nostra salute, fanno bene anche al pianeta, spiega all&#8217;ADNKRONOS, Gabriele Riccardi, membro dell&#8217;Advisory Board del Barilla Center for Food &#038; Nutrition.<br />
Ad esempio, &#8220;<em>preferire alimenti di origine vegetale vuol dire preferire alimenti che hanno un impatto sull&#8217;ambiente più basso rispetto a quelli di origine animale. Per produrre un Kg di carne, ossia un pasto per un americano, abbiamo bisogno di 30 Kg di cereali con i quali si possono nutrire 2 famiglie per un&#8217;intera settimana. Lo squilibrio, dunque, è evidente</em>&#8220;.</p>
<p><strong>La dieta mediterranea</strong><br />
Un esempio di alimentazione sana e sostenibile è proprio la nostra cara dieta mediterranea alla quale &#8220;<em>si associa una riduzione delle malattie cardiovascolari</em>&#8221; anche se, sottolinea Riccardi, &#8220;<em>purtroppo si sta abbandonata questa tradizione. I giovani si stanno progressivamente allontanando dalle scelte della dieta mediterranea: oggi si preferisce l&#8217;hamburger e la patatina fritta. Alimenti che non fanno parte della nostra tradizione che invece predilige la pasta, cereali integrali, legumi, frutta e verdura. Bisogna recuperare questo legame con il territorio e le tradizioni</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Informarsi sul web</strong><br />
Tutti i risultati dei progetti raccolti nello State of the World sono stati consegnati ai responsabili del settore agricolo, ministeri, decisori politici, organizzazioni di agricoltori, ambientaliste e per la cooperazione allo sviluppo, come linee guida per lo sviluppo di un&#8217;agricoltura efficace e sostenibile. I database delle innovazioni, i podcast, i video realizzati sono disponibili su <a href="http://www.nourishingtheplanet.org">www.nourishingtheplanet.org</a>.</p>
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		<title>Farmaci biologici e biosimilari presto equiparati dall&#8217;Aifa</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 08:00:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[educazione ecologica]]></category>
		<category><![CDATA[prodotti biologici]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Dovrebbe arrivare a breve un documento di condivisione firmato da ministero della Salute e Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in cui si sancisce il principio della bioequivalenza terapeutica tra farmaci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Farmaci-biologici-e-biosimilari-presto-equiparati-dallAifa.jpg?9d7bd4" alt="Farmaci-biologici-e-biosimilari-presto-equiparati-dallAifa" class="left"/>&#8220;<em>Dovrebbe arrivare a breve un documento di condivisione firmato da ministero della Salute e Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in cui si sancisce il principio della bioequivalenza terapeutica tra <strong>farmaci biologici e biosimilari</strong> e si apre quindi alle gare uniche per le strutture pubbliche</em>&#8220;. Ad annunciarlo è stato Giorgio Foresti, presidente di Assogenerici, l&#8217;Associazione delle industrie che producono medicinali equivalenti, a Roma a margine dell&#8217;incontro &#8216;Farmaci biotecnologici e governance&#8217;.<br />
&#8220;<em>Anche alla luce di quanto fissato nella segnalazione dell&#8217;Antitrust al Parlamento</em> &#8211; ha proseguito Foresti &#8211; <em>attendiamo questo documento, che dovrebbe riconoscere a tutti gli effetti il principio della bioequivalenza fra questi due tipi di medicinali, ma anche la necessità, per un paziente già in cura, di proseguire con lo stesso trattamento. Gli ostacoli che si sono creati su questo tema sono solo legati a un problema di interessi economici: giudici e politici hanno capito che</em>&#8221; quella di negare la bioequivalenza fra prodotti biotech e &#8216;copie&#8217; a brevetto scaduto &#8220;<em>è una strada impercorribile</em>&#8220;, ha concluso Foresti.<br />
<span id="more-9971"></span><br />
<strong>Farmaci biologici e biosimilari</strong><br />
Gare a lotto unico per l&#8217;acquisto di <strong>farmaci biologici e biosimilari</strong> nelle strutture sanitarie pubbliche. A sancire con forza il principio di bioequivalenza terapeutica fra le due categorie di medicinali è stata l&#8217;Autorità garante della concorrenza e del mercato, in una segnalazione al Parlamento.</p>
<p><strong>La tutela della concorrenza</strong><br />
Secondo l&#8217;Antitrust, i farmaci biotecnologici &#8216;originator&#8217; e le loro &#8216;copie&#8217; a basso costo devono dunque essere considerati ugualmente efficaci e sicuri e messi in concorrenza nelle aste pubbliche. Esattamente il contrario di quanto contenuto nel disegno di legge Cursi-Tomassini, in discussione al Senato. L&#8217;indicazione dell&#8217;Autority guidata da Antonio Catricalà mira a tutelare la concorrenza, ma anche la salute del paziente, sancendo allo stesso tempo la garanzia di continuità di cura con lo stesso prodotto ai pazienti già in trattamento.</p>
<p><strong>Il principio della bioequivalenza terapeutica</strong><br />
La segnalazione al Parlamento in cui l&#8217;Antitrust apre alle aste uniche con <strong>farmaci biologici e biosimilari</strong> nelle strutture pubbliche &#8220;<em>era inevitabile e segnala una carenza legislativa e la necessità di fare chiarezza in Italia. Quello della bioequivalenza terapeutica è un principio convalidato da tempo ed è strano che sia l&#8217;autorità garante della concorrenza a dire &#8216;muovetevi&#8217; su questo tema</em>&#8220;. E&#8217; il commento del presidente di Assogenerici, l&#8217;Associazione delle industrie che producono medicinali equivalenti.<br />
&#8220;<em>I farmaci biologici a brevetto scaduto, modo con cui mi piace definire i biosimilari</em> &#8211; evidenzia Foresti &#8211; <em>sono stati &#8216;vittime&#8217;, esattamente come i generici nel passato, del tentativo di insinuare il dubbio sulla loro equivalenza rispetto agli &#8216;originator&#8217;. E così come è accaduto per i primi, anche i secondi ci metteranno 10-15 anni a conquistare un 10% di mercato. Ma il dubbio sulla bioequivalenza di questi prodotti è un argomento insostenibile e, rispetto a quando sono stati introdotti gli equivalenti, c&#8217;è una maggiore conoscenza scientifica</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Un&#8217;opportunità a basso costo</strong><br />
&#8220;<em>Anche la proposta di legge contraria a questo principio si è arenata in Senato: è una battaglia persa. Bisogna ricordare che i farmaci biosimilari rappresentano una grande opportunità: sono vere e proprie alternative terapeutiche e costano anche di meno</em>&#8220;, ha concluso.</p>
<p><strong>Le licenze in scadenza</strong><br />
&#8220;<em>Entro il 2015, in Italia ben 45 importanti farmaci biologici perderanno la loro esclusiva commerciale</em>&#8220;, aprendo all&#8217;arrivo sul mercato di prodotti biosimilari, &#8220;<em>per un valore di circa 500 milioni di euro annui</em>&#8220;.<br />
Si tratterà soprattutto di medicinali, ha ricordato Foresti, &#8220;<em>per la cura di patologie importanti, per lo più oncologiche. L&#8217;uso del generico equivalente e del biosimilare consente di generare risorse per l&#8217;innovazione: è oggi di dominio pubblico che i farmaci biologici sono e saranno sempre più utilizzati per il trattamento di patologie invalidanti e rischiose per la vita del paziente, come ad esempio la sclerosi laterale amiotrofica. Ma il trattamento di tali patologie ha un costo elevatissimo e sarà accessibile ai molti pazienti affetti solo quando si provvederà a razionalizzare la spesa introducendo i farmaci biosimilari</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Toscana e Campania in prima fila</strong><br />
Capofila nell&#8217;introduzione di norme che facilitino l&#8217;impiego di questi prodotti, le Regioni Toscana e Campania: &#8220;<em>La prima per una lunga tradizione di sensibilità nei confronti di questo tema</em> &#8211; ha evidenziato Foresti &#8211; <em>la seconda per esigenze legate al risparmio economico</em>&#8220;. Sta di fatto che la prima ha emanato due provvedimenti (Decreto 15/2009 e 44/2010) per favorire l&#8217;uso dei biosimilari con un obiettivo di risparmio medio per costo terapia di almeno il 40%, mentre la seconda è intervenuta con una delibera (592 del 7 giugno 2010) che ha stabilito come nelle gare pubbliche debbano essere indicati solamente la composizione, la via di somministrazione, le indicazioni terapeutiche e gli eventuali dosaggi.<br />
&#8220;<em>E il loro esempio</em> &#8211; conclude Foresti &#8211; <em>sarà presto seguito dal Piemonte, dal Molise, dalla Calabria e dal Lazio</em>&#8220;.</p>
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		<title>Il biologico arriva nelle mense degli ospedali siciliani</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 08:00:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[cibo biologico]]></category>
		<category><![CDATA[cibo chilometri zero]]></category>
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		<description><![CDATA[Avviare il percorso per convertire al biologico le mense di tutti gli ospedali siciliani, o almeno quelle delle strutture private convenzionate. E&#8217; l&#8217;obiettivo del protocollo di intesa firmato questa mattina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Il-biologico-arriva-nelle-mense-degli-ospedali-siciliani.jpg?9d7bd4" alt="Il-biologico-arriva-nelle-mense-degli-ospedali-siciliani" class="left"/>Avviare il percorso per convertire al biologico le mense di tutti gli ospedali siciliani, o almeno quelle delle strutture private convenzionate. E&#8217; l&#8217;obiettivo del protocollo di intesa firmato questa mattina a Palermo dall&#8217;Associazione italiana per l&#8217;agricoltura biologica (Aiab) e dall&#8217;Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) Sicilia, nato per promuovere l&#8217;uso di alimenti biologici certificati prodotti in Sicilia nelle mense delle strutture sanitarie isolane associate all&#8217;Aiop. A scrivere l&#8217;accordo nero su bianco, e a mettere la loro firma, sono stati Andrea Ferrante, presidente nazionale Aiab, Barbara Cittadini, presidente Aiop Sicilia, e Francesco Crimaldi, consigliere regionale dell&#8217;Associazione italiana ospedalità privata.<br />
<span id="more-9569"></span><br />
<strong>L&#8217;accordo tra Aiab e Aiop</strong><br />
Con questo protocollo d&#8217;intesa le due associazioni si impegnano reciprocamente: l&#8217;Aiab, tramite la sua struttura territoriale, assisterà tutti gli associati Aiop che vorranno convertirsi al biologico ed adottare un modello di mensa sostenibile, mentre l&#8217;Aiop sosterrà le biodomeniche, la più importante campagna di Aiab Sicilia per la valorizzazione dell&#8217;agricoltura biologica.<br />
&#8220;<em>La ristorazione pubblica sostenibile e il Green Public Procurement (Gpp)</em> &#8211; spiega Andrea Ferrante &#8211; <em>non fanno bene solo al gusto, alla salute e all&#8217;educazione alimentare, ma anche all&#8217;economia locale, al recupero dei prodotti tradizionali, alla corretta gestione del territorio e all&#8217;ambiente. Per questo è strategico adottare politiche che supportino e promuovano l&#8217;adozione di prodotti biologiche nelle mense pubbliche e negli acquisti delle derrate alimentari da parte delle Pubbliche amministrazioni. E a dirlo non solo l&#8217;Aiab, ma le tante esperienze virtuose che in giro per l&#8217;Italia hanno dimostrato i tanti risvolti buoni e positivi dell&#8217;uso di cibi bio nelle mense, indifferentemente dal fatto che si tratti di scuole, ospedali, università, ministeri, o caserme</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Le aziende biologiche in Sicilia</strong><br />
Per convincersi delle potenzialità dell&#8217;indotto del protocollo d&#8217;intesa per le oltre 7 mila aziende biologiche siciliane, basta guardare ai recentissimi dati di BioBank, secondo i quali proprio la ristorazione collettiva pubblica e le mense sono uno dei fattori di traino del biologico. Negli ultimi due anni hanno fatto registrare una crescita del 10%, contribuendo alla vitalità di un settore, quello dell&#8217;agricoltura biologica italiana, in marcata controtendenza rispetto al resto dellagroalimentare. Passando dal nazionale al regionale, il mercato della ristorazione collettiva sanitaria che si apre al biologico siciliano ha una solida base nei 20.459 posti letto complessivi degli ospedali siciliani, di cui 17.000 per le degenze ordinaria e 3.000 per day hospital (regime per cui si eroga un solo pasto al giorno).</p>
<p><strong>Un giro d&#8217;affari da 40 milioni di euro</strong><br />
Secondo una recente ricerca elaborata su dati degli assessorati regionali alla Sanità e alla Pubblica Istruzione riferiti al 2008, infatti, le 72 mense degli ospedali isolani hanno erogato complessivamente 20,7 milioni di pasti, la metà dei quali suddivisi tra le provincie di Palermo e Catania. Considerando che il costo medio per la materia prima di ogni pasto erogato nelle mense di 1,6 euro, al biologico siciliano si apre un mercato potenziale di 33,12 milioni di euro. Se a quelle ospedaliere si aggiungono anche le mense universitarie (35) e quelle scolastiche (252), il totale dei pasti erogati dalla ristorazione collettiva pubblica siciliana sfiora quota 25 milioni. E sempre considerando il costo della materia prima alimentare del singolo pasto, il giro daffari del settore si pu stimare in 40 milioni di euro.</p>
<p><strong>Modelli improntati alla sostenibilità</strong><br />
&#8220;<em>Ancora una volta, la Sicilia si propone come laboratorio, per dibattere temi di grande attualità ed implementare modelli che possano garantire un futuro diverso ad una terra con grandi potenzialità, ma afflitta, da tempo immemorabile, da una complessità che invece di essere risorsa è divenuta limite</em> &#8211; afferma Barbara Cittadini, presidente di Aiop Sicilia -<em>. Una Sicilia che sta cambiando e che propone modelli improntati ai principi della responsabilità, della trasparenza e dell&#8217;efficienza, testimonia il diverso approccio di una cultura d&#8217;impresa che punta ad uno sviluppo sostenibile e moderno. Il modello della sanità sostenibile, infatti</em> &#8211; prosegue -<em> è un modello culturale ed etico, che riguarda un diverso modo di fare impresa</em>&#8220;.</p>
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		<title>Slow wine lancia una campagna di promozione del sughero</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2011 10:00:08 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[materiali ecocompatibili]]></category>
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		<category><![CDATA[protezione biodiversità]]></category>
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		<description><![CDATA[La guida Slow wine lancia la campagna di promozione del sughero, quale migliore materiale per i tappi per la conservazione del vino. Grazie alle sue caratteristiche intrinseche, il sughero ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Slow-wine-lancia-una-campagna-di-promozione-del-sughero.jpg?9d7bd4" alt="Slow-wine-lancia-una-campagna-di-promozione-del-sughero" class="left"/>La guida Slow wine lancia la campagna di promozione del sughero, quale migliore materiale per i tappi per la conservazione del vino. Grazie alle sue caratteristiche intrinseche, il sughero ha un legame inscindibile con il vino che risale ai tempi antichi. Si tratta, infatti, di un materiale naturale che aiuta il vino a restare vivo e ad evolversi nel tempo preservandone correttamente gusto, charme e raffinatezza. Una sostanza unica che rappresenta anche un patrimonio fondamentale per l&#8217;ecologia del nostro pianeta, un habitat ideale per varie specie animali e uno strumento in più per proteggere l&#8217;ecosistema.<br />
&#8220;<em>Abbiamo scelto la campagna di promozione del sughero come partner</em> &#8211; sottolinea Giancarlo Gariglio, curatore della Guida Slow Wine &#8211; <em>in quanto ne condividiamo appieno la filosofia. Il sughero resta per noi la migliore soluzione naturale per conservare il vino; inoltre, sostenendo il consumo e la tutela delle foreste di sughero, contribuiamo alla salvaguardia di un ecosistema importante e dell&#8217;ambiente</em>&#8221;.<br />
<span id="more-9563"></span><br />
<strong>Il sughero</strong><br />
L&#8217;iniziativa è stata presentata a Roma nei giorni scorsi in vista del Vinitaly che si svolgerà ad aprile, in cui la Campagna del Sughero sarà ancora a fianco di Slow Food Editore con uno spazio per approfondire il tema del sughero e della sua tutela.<br />
Per una completa valorizzazione di questa partnership, saranno inoltre sviluppate nel corso dell&#8217;anno alcune attività web studiate ad hoc e veicolate attraverso il portale di Slow Food Editore, il sito <a href="http://www.ilsughero.org">www.ilsughero.org</a> e i social network della campagna (Facebook e Twitter &#8211; Io sto col Sughero), potenziati in occasione di eventi di rilievo.</p>
<p><strong>La campagna per la promozione del sughero</strong><br />
Lanciata in Italia e in altri 12 Paesi, la campagna per la promozione del sughero, iniziata a giugno e della durata di 18 mesi, è promossa da Apcor (Associazione Portoghese dei Produttori di Sughero), Assoimballaggi/Federlegnoarredo e Rilegno per l&#8217;Italia, insieme a Amorim Cork Italia, Colombin &#038; Figlio, Sugherificio Ganau, Sugherificio Molinas e Mureddu Sugheri.<br />
La produzione mondiale di sughero raggiunge le 300 mila tonnellate annue e si concentra nel bacino del Mediterraneo tra il Portogallo, con il 52,5% del totale, la Spagna con il 29,5%, l&#8217;Italia con il 5,5%, seguite da Algeria, Marocco, Tunisia e Francia. L&#8217;Italia, al terzo posto tra i produttori mondiali, con 170 mila quintali di sughero prodotti all&#8217;anno, realizza circa un miliardo e mezzo di tappi di sughero. L&#8217;industria del vino è, infatti, il maggior &#8221;cliente&#8221; dell&#8217;industria del sughero e assorbe il 70% della sua produzione.<br />
La campagna, che prevede numerose attività rivolte al consumatore e agli operatori del settore, è supportata da partner prestigiosi come Slow Food Editore, Gambero Rosso e Wwf.</p>
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		<title>Organ(y)c il benessere della donna e il rispetto dell&#8217;ambiente</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 15:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blogger2</dc:creator>
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		<category><![CDATA[agricoltura biologica]]></category>
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		<description><![CDATA[Organ(y)c offre una linea completa di prodotti per l&#8217;igiene intima femminile in cotone biologico100% dentro e fuori certificato da ICEA, in Italia e da Soil Association, nel Regno Unito. Una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Organyc.jpeg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Organyc.jpeg" class="left"/>Organ(y)c offre una linea completa di prodotti per l&#8217;igiene intima femminile in cotone <strong>bio</strong>logico100% dentro e fuori  certificato da ICEA, in Italia e da Soil Association, nel Regno Unito. Una produzione di prodotti da agricoltura biologica per uno <strong>sviluppo</strong> <strong>sostenibile</strong>.<br />
Per cotone <strong>bio</strong>logico o organico s’intende che la fibra è stata coltivata secondo rigidi principi di agricoltura <strong>bio</strong>logica, ovvero significa che in tutte le fasi di coltivazione, raccolta e trasformazione non sono stati usati prodotti chimici di sintesi, ma solo prodotti naturali. Questo per contribuira alla salvaguardia dell&#8217;ambiente e ad uno <strong>sviluppo</strong> <strong>sostenibile</strong>.<br />
La maggior parte degli assorbenti in commercio sono di materiale sintetico e contengono delle sostanze chiamata SAP, Super Absorbent Powders (Polveri Super Assorbenti).<span id="more-9476"></span> Si tratta di polimeri chimici derivati dal petrolio che trasformano i liquidi in gel, aumentando notevolmente l’assorbenza del prodotto. Inoltre la parte assorbente di molti prodotti per l’igiene viene ancora sbiancata con il cloro, questo processo rilascia diossina, una sostanza tossica.</p>
<p><strong>Sbiancati con perossido di idrogeno</strong><br />
Le donne che utilizzano prodotti sbiancati con cloro ne sono di conseguenza esposte, seppur a livelli molto bassi. Per evitare anche questo rischio, i prodotti Organ(y)c vengono invece sbiancati con perossido di idrogeno, comunemente conosciuto come acqua ossigenata.</p>
<p><strong>Nessun tipo di fibra sintetica</strong><br />
I prodotti Organ(y)c oltre ad essere in cotone <strong>bio</strong>logico 100%, non contengono nessun tipo di fibra sintetica, polveri o fibre chimiche superassorbenti (SAP o SAF), sono prodotti senza cellulosa e senza profumo, per la tutela del consumatore ed uno <strong>sviluppo</strong> <strong>sostenibile</strong>.<br />
Al posto della plastica Organ(y)c usa il Mater-Bi®, un bio-polimero <strong>bio</strong>degradabile e compostabile contenente amido di mais, e gli applicatori e gli astucci sono fatti esclusivamente in cartoncino riciclato.<br />
Per maggiori informazioni visitate il sito web di <a href="http://www.organyc-online.com/it/">Organ(y)c</a>.</p>
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