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	<title>MondoEcoBlog.com &#187; cibo chilometri zero</title>
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	<description>Il mondo dell&#039;ecologia a 360 gradi</description>
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		<title>Gelati a km zero: la moda dell&#8217;estate 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 10:30:55 +0000</pubDate>
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</script><p><a rel="attachment wp-att-12096" href="http://www.mondoecoblog.com/2011/06/24/gelati-a-km-zero-la-moda-dellestate-2011/gelato/"><img class="aligncenter size-full wp-image-12096" title="gelato" src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/06/gelato.jpg?9d7bd4" alt="" width="500" height="376" /></a></p>
<p>Mangiare a chilometri zero è diventato un simbolo di qualità e di tradizione, oltre che di eco-sostenibilità. Ma quest&#8217;anno si va oltre, con il <strong>gelato a chilometri zero</strong>, la vera tendenza in fatto di gusti dell&#8217;estate 2011. Così ecco che a Lecco si ha il gelato alle pesche tabacchiere o al gelso rosso, gusti che sono reperibili solo in alcuni mesi l&#8217;anno e dunque legati al ciclo delle stagioni. Oppure, in Trentino, ecco che si vede il gelato alla Sacher-torte o la Torta foresta Nera&#8230;</p>
<p>Ma non è solo il gusto del gelato ad essere eco-sostenibile e tipico: anche le altre materie prime sono rigorosamente di provenienza locale e di qualità: dal latte che viene dagli alpeggi delle vallate limitrofe e da mucche che pascolano libere sino alla frutta che cresce nei frutteti locali.</p>
<p><span id="more-12095"></span></p>
<p>Insomma, anche il gelato si fa &#8220;buono&#8221;, per il nostro palato, ma anche per l&#8217;ambiente.</p>
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		<title>Ristoranti child friendly, dove il menu è bio e a misura di bimbo</title>
		<link>http://www.mondoecoblog.com/2011/06/23/ristoranti-child-friendly-dove-il-menu-e-bio-e-a-misura-di-bimbo/</link>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 06:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Blogger</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Se siete genitori di qualche piccola peste e avete rinunciato vostro malgrado al ristorante perché il bimbo è vivace e &#8211; oltretutto &#8211; non siete mai sicuri di che cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-12042" href="http://www.mondoecoblog.com/2011/06/23/ristoranti-child-friendly-dove-il-menu-e-bio-e-a-misura-di-bimbo/ristoranti-child-friendly/"><img class="aligncenter size-full wp-image-12042" title="ristoranti child friendly" src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/06/ristoranti-child-friendly.jpg?9d7bd4" alt="" width="500" height="371" /></a></p>
<p>Se siete genitori di qualche piccola peste e avete rinunciato vostro malgrado al ristorante perché il bimbo è vivace e &#8211; oltretutto &#8211; non siete mai sicuri di che cosa c&#8217;è nel piatto che viene messo di fronte ai vostri figli, non disperate. Si stanno diffondendo sempre più, nel Belpaese, i <strong>ristoranti child friendly</strong>, dove i bambini non sono solo bene accetti, ma dove vengono proposti menu a prova di bambino, con ingredienti sani, cibi biologici e controllo sulla filiera a chilometri zero.</p>
<p>I <strong>RISTORANTI CHILD FRIENDLY</strong></p>
<p>Che cos&#8217;hanno di particolare i <strong>ristoranti child friendly</strong>? Tanto per cominciare, le strutture sono a prova di bambino: aree baby parking dove possono giocare sorvegliati da qualcuno dello staff del locale, giardini aperti e pensati per evitare eventuali incidenti e relativi traumi, dai quali però non possono sfuggire all&#8217;attenzione degli adulti. Che li possono sorvegliare da lontano senza doversi per forza rovinare il pranzo o la cena.</p>
<p><span id="more-12041"></span></p>
<p>E poi tutto a misura di bambino: divanetti, sedie in miniatura, posate più consone alle esigenze del bambino. E &#8211; meraviglia delle meraviglie &#8211; in molti ristoranti gli animatori prima fanno giocare i bambini e poi mangiano con loro, lasciandoli liberi di sporcare quanto vogliono.  Per i più piccoli? Angoli per l&#8217;allattamento e fasciatoi.</p>
<p>UN OCCHIO PARTICOLARE AI MENU&#8217;</p>
<p>Tuttavia, la cosa che forse solleva di più i genitori nei ristoranti child friendly è proprio il menu proposto. Tanti bambini, infatti, sono abitudinari e i piatti dei ristoranti risultano troppo elaborati o troppo ricchi. Così ecco che cominciano i capricci e il pranzo e la cena sono rovinati. Allora ecco che l&#8217;alimentazione torna in primo piano, con menu pensati apposta per loro, piatti genuini con alimenti biologici e prodotti provenienti dalla filiera corta per contrastare il modello dei cibi da fast food. Al ristorante, insomma, i bambini possono mangiare esattamente ciò che cucina la mamma.</p>
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		<title>William e Kate, un matrimonio con menu a chilometri zero</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 08:00:02 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/04/William-e-Kate-un-matrimonio-con-menu-a-chilometri-zero.jpg?9d7bd4" alt="William-e-Kate-un-matrimonio-con-menu-a-chilometri-zero" class="left"/>La scelta di un menu &#8220;a chilometri zero&#8221; degli sposi William e Kate, che privilegia prodotti locali e di stagione, trova concordi il 53 per cento degli italiani che secondo un sondaggio Coldiretti/Swg preferiscono portare in tavola prodotti alimentari locali e artigianali rispetto a quelli globalizzati. E&#8217; quanto afferma la Coldiretti nel commentare la notizia divulgata dal magazine ecologico &#8216;Business green&#8217; che ha per primo annunciato la notizia che sul tavolo delle nozze di William e Kate ci sarebbe stato cibo coltivato localmente in modo sostenibile con anche i fiori che saranno di stagione e la torta preparata con ingredienti biologici.<br />
<span id="more-10812"></span><br />
<strong>Il Principe Carlo insegna</strong><br />
Il menu non è stato vegetariano, con agnello inglese come pure uno dei vini scelti. Sull&#8217;attenzione alla sostenibilità ambientale nel momento del matrimonio, prosegue Coldiretti, sembra aver avuto molta influenza il principe Carlo da tempo impegnato su questo fronte. &#8220;<em>Considerato, infatti, che ogni pasto percorre in media quasi duemila chilometri con aerei, navi o camion, per arrivare in tavola</em> -sottolinea la Coldiretti- <em>consumando prodotti locali, di stagione e a chilometri zero e facendo attenzione agli imballaggi, si può arrivare ad abbattere le emissioni di gas serra fino a mille chili di anidride carbonica l&#8217;anno</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Un menu approvato dai consumatori</strong><br />
&#8220;<em>Una scelta</em> -conclude la Coldiretti- <em>&#8216;sposata&#8217; dagli 8,3 milioni di consumatori che fanno i loro acquisti in uno dei 705 mercati degli agricoltori di Campagna Amica dove sono offerti esclusivamente prodotti del territorio a chilometri zero, localizzati anche nelle mete più turistiche e che hanno fatto registrare un vero boom nel 2010 con una crescita del 28 per cento delle strutture</em>&#8220;.</p>
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		<title>Menù di Pasqua: come risparmiare comprando a km 0</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 10:00:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Pasqua più cara e, per giunta, nell&#8217;ultima settimana del mese, quando gli italiani in genere sono costretti a tirare la cinghia. L&#8217;aumento medio dei costi rispetto al 2010 è, secondo Federconsumatori, del 7-8%. Le uova di cioccolata, le vere protagoniste della Pasqua, registrano aumenti dal +4% al +12%. Volano in alto anche i prezzi delle colombe dal +5% al +7%, nonchè quello della carne (dal +4% al +13%). Anche quest&#8217;anno ad aumentare di più sono i prodotti che, proprio perché hanno prezzi più accessibili, sono quelli maggiormente consumati da gran parte delle famiglie: il pollo (+10%), il tacchino (+13%) e le uova fresche (+13%).<br />
Ma, avverte l&#8217;associazione dei consumatori, &#8220;<em>attenzione, è necessario non lasciarsi prendere dall&#8217;entusiasmo: carte colorate e confezioni accattivanti sono studiate appositamente per attirare l&#8217;attenzione, ma non sempre sono all&#8217;altezza del prezzo e del contenuto</em>&#8220;.<br />
<span id="more-10132"></span><br />
<strong>Come risparmiare e aiutare l&#8217;ambiente</strong><br />
Ecco i consigli di Federconsumatori e Adusbef per risparmiare ed evitare brutte sorprese:<br />
Per tutti i prodotti:<br />
- Nel compilare la lista dei prodotti da acquistare per il menu di Pasqua, predisponete un budget per la spesa. A tal fine risulta estremamente utile il servizio SMS Consumatori (iniziate ad utilizzare il nuovo numero: 40940), grazie al quale, attraverso un semplice messaggino gratuito sul cellulare, è possibile conoscere il prezzo medio dei principali prodotti alimentari;<br />
- Non fatevi prendere la mano e non esagerate con gli acquisti. Sistematicamente, dopo ogni festività, molti prodotti finiscono nella spazzatura quasi integri.<br />
- Non riducetevi ad acquistare tali prodotti all&#8217;ultimo momento: a ridosso delle feste i prezzi tendono a lievitare. Meglio, quindi, fare la spesa qualche giorno prima!<br />
- Approfittate delle offerte applicate nei diversi punti vendita: si può risparmiare oltre il 20%;<br />
- Prediligete i prodotti a &#8221;km 0&#8221;: si tratta di prodotti (frutta, verdura, carne, uova, ecc.) del territorio, che non hanno viaggiato per giorni sui camion o nei frigoriferi. Tali prodotti, infatti, non solo sono più freschi e hanno prezzi molto vantaggiosi (costano circa il 30% in meno), ma contribuiscono positivamente anche alla riduzione delle emissioni inquinanti liberate nell&#8217;ambiente dai mezzi pesanti addetti al trasporto di tali prodotti per migliaia di chilometri.<br />
Uova di Pasqua. Le sorprese hanno per protagonisti i personaggi dei cartoni animati del momento: da Ben Ten a Hello Kitty, dai Looney Tunes alle squadre di calcio, non importa quale scegliate, l&#8217;importante è tener presente alcuni criteri fondamentali:<br />
- la data di scadenza;<br />
- i valori nutrizionali e gli ingredienti (se il contenuto di cacao è elevato si troverà tra i primi ingredienti della lista);<br />
- ma, una volta scartato l&#8217;uovo, non abbassate la guardia: controllate che le sorprese riportino sempre il marchio CE, che garantisce la sicurezza dei materiali utilizzati e verificate che l&#8217;età consigliata per il gioco sia adeguata a quella dei bambini a cui è destinato.<br />
Carne:<br />
- rivolgetevi ai rivenditori di fiducia;<br />
- fate attenzione alla provenienza;<br />
- se acquistate la carne già confezionata presso la grande distribuzione è importante fare attenzione all&#8217;integrità della confezione, alla data (sia di confezionamento che di scadenza), all&#8217;aspetto ed al colore del prodotto.</p>
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		<title>Nutrire il pianeta: agricoltura sostenibile per sconfiggere la fame nel mondo</title>
		<link>http://www.mondoecoblog.com/2011/03/30/nutrire-il-pianeta-agricoltura-sostenibile-per-sconfiggere-la-fame-nel-mondo/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 10:00:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi si produce più cibo che mai, ma ancora oltre 900 milioni di esseri umani soffrono la fame. Allo stesso tempo, l&#8217;attuale produzione agricola comporta impatti sempre più gravi nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Nutrire-il-pianeta-agricoltura-sostenibile-per-sconfiggere-la-fame-nel-mondo-.jpg?9d7bd4" alt="Nutrire-il-pianeta-agricoltura-sostenibile-per-sconfiggere-la-fame-nel-mondo" class="left"/>Oggi si produce più cibo che mai, ma ancora oltre 900 milioni di esseri umani soffrono la fame. Allo stesso tempo, l&#8217;attuale produzione agricola comporta impatti sempre più gravi nei termini di perdita e trasformazione del suolo, impoverimento delle risorse idriche, aumento del riscaldamento globale per l&#8217;ampio utilizzo dei combustibili fossili. La soluzione è un&#8217;agricoltura meno intensiva, legata alle tradizioni locali e svincolata dai combustibili fossili, in grado di migliorare la lavorazione e lo stoccaggio dei cibi, tutelando l&#8217;ambiente e le comunità del posto. Lo dimostra lo State of the World 2011 &#8216;<strong>Nutrire il pianeta</strong>&#8216;, il rapporto annuale realizzato dal Worldwatch Institute, presentato a Roma, presso la Luiss Guido Carli, dal Wwf Italia in collaborazione con il Barilla Center for Food and Nutrition. L&#8217;edizione italiana del volume è stata curata dal Wwf Italia per Edizioni Ambiente.<br />
<span id="more-9976"></span><br />
<strong>Nutrire il pianeta</strong><br />
Una vera e propria &#8216;road map&#8217; fatta di innovazioni agricole e centinaia di progetti già realizzati, per alleviare la povertà globale, migliorare la sicurezza alimentare e favorire la lotta al cambiamento climatico e il mantenimento delle risorse naturali. Sono 925 milioni gli individui che soffrono la fame e la percentuale degli aiuti allo sviluppo dedicata all&#8217;agricoltura ha raggiunto il minimo storico del 4% (contro il 16% del 1980). Per aumentare la produzione di cibo a larga scala, si è sviluppata un&#8217;agricoltura intensiva, meccanizzata e fortemente inquinante, che compromette la fertilità dei suoli, la disponibilità delle risorse idriche, la diversità delle colture da cui dipendiamo, e complessivamente è responsabile di un terzo delle emissioni globali di gas serra. Ma il 40% del cibo prodotto a livello mondiale viene sprecato prima ancora di essere consumato.</p>
<p><strong>Agricoltura sostenibile</strong><br />
&#8221;<em>Lo State of the World 2011, realizzato dopo due anni di ricerche in 25 Paesi africani, racconta le pratiche agricole innovative, a basso costo e sostenibili sotto il profilo ambientale, che applicate localmente possono migliorare la produttività, ridurre gli sprechi e sfamare centinaia di milioni di persone, dando alle comunità più povere del pianeta, e in particolare alle donne, la chiave per vincere la fame nel mondo nel rispetto degli equilibri naturali&#8217;</em>&#8216; ha detto Danielle Nierenberg, co-direttore dello State of the World 2011.</p>
<p><strong>Agricoltura urbana</strong><br />
Per esempio l&#8217;agricoltura urbana, che può sfamare città e baraccopoli sprovviste di suoli coltivabili, attraverso tecniche come la coltivazione sui tetti o gli &#8216;orti verticali&#8217; su sacchi di terra muniti di fori, come accade nella più grande baraccopoli del Kenya, a Nairobi, grazie al lavoro di oltre 1000 contadine. Un sistema che già oggi occupa 800 milioni di persone producendo il 15-20% del cibo mondiale e che entro il 2050 sarà la fonte di sostentamento di 35-40 milioni di africani (si stima che il 60% della popolazione africana vivrà in città).</p>
<p><strong>Le risorse idriche</strong><br />
Oppure, in tema di Giornata mondiale dell&#8217;acqua, le innovazioni low cost per sfruttare meglio risorse idriche difficilmente accessibili (solo il 4% della terra coltivata in Africa sub-sahariana è attrezzata per l&#8217;irrigazione, rispetto al 37% in Asia e al 18% nel resto del mondo): con un investimento di appena 35 dollari, 2,3 milioni di agricoltori nei paesi in via di sviluppo hanno acquistato pompe a pedali che aspirano l&#8217;acqua fino a sette metri di profondità, per un indotto annuo, solo in Africa, di 37 milioni di dollari in nuovi profitti e salari.<br />
In 10 distretti del Ruanda la raccolta dell&#8217;acqua piovana da tetti e altre superfici ha portato alla costruzione di centinaia di bacini di raccolta utilizzati per le coltivazioni, risparmiando alle donne 3-4 ore al giorno per raccogliere acqua da fonti lontane e spesso contaminate. Mentre in Kenya, una migliore gestione del suolo ha consentito di sfruttare l&#8217;acqua piovana e l&#8217;umidità del terreno, aumentando la resa dei campi del 20-120% per il mais e del 35-100% per il tef, cereale alla base della dieta etiope.</p>
<p><strong>La coltivazione delle varietà locali</strong><br />
E poi la coltivazione di varietà locali tramite metodi tradizionali e sostenibili, come le 6000 donne che in Gambia hanno creato un piano di gestione collettiva delle ostriche per prevenirne la raccolta indiscriminata, o i pastori del Sud Africa che conservano le varietà autoctone di animali che si sono adattate all&#8217;aumento delle temperature e alla siccità, o ancora, in Etiopia, il progetto che insegna agli agricoltori a migliorare la qualità del caffè selvatico che cresce nelle foreste locali, trasformandolo da prodotto di seconda scelta a prodotto di qualità con un più alto valore di mercato.</p>
<p><strong>Un&#8217;agricoltura rispettosa dell&#8217;ambiente</strong><br />
Per un&#8217;agricoltura innovativa capace di nutrire un popolazione che sarà quest&#8217;anno di 7 miliardi e di 9 miliardi nel 2050, per Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, &#8220;<em>abbiamo bisogno di tornare alla natura, di imitarne i processi. Il Worldwatch Institute, in questo rapporto propone proprio tante innovazioni adottate a livello locale, soprattutto nell&#8217;Africa subsahariana, che possono essere riprese per poter arrivare ad un&#8217;agricoltura che sia sempre più rispettosa dell&#8217;ambiente</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il modello alimentare a doppia piramide</strong><br />
In questo contesto, dunque, è sempre più importante capire che tutto ciò che mangiamo ha un impatto sull&#8217;ambiente ma non solo. Secondo il modello della doppia piramide, elaborato dal Barilla Center for Food &#038; Nutrition, le scelte alimentari che fanno bene a noi e alla nostra salute, fanno bene anche al pianeta, spiega all&#8217;ADNKRONOS, Gabriele Riccardi, membro dell&#8217;Advisory Board del Barilla Center for Food &#038; Nutrition.<br />
Ad esempio, &#8220;<em>preferire alimenti di origine vegetale vuol dire preferire alimenti che hanno un impatto sull&#8217;ambiente più basso rispetto a quelli di origine animale. Per produrre un Kg di carne, ossia un pasto per un americano, abbiamo bisogno di 30 Kg di cereali con i quali si possono nutrire 2 famiglie per un&#8217;intera settimana. Lo squilibrio, dunque, è evidente</em>&#8220;.</p>
<p><strong>La dieta mediterranea</strong><br />
Un esempio di alimentazione sana e sostenibile è proprio la nostra cara dieta mediterranea alla quale &#8220;<em>si associa una riduzione delle malattie cardiovascolari</em>&#8221; anche se, sottolinea Riccardi, &#8220;<em>purtroppo si sta abbandonata questa tradizione. I giovani si stanno progressivamente allontanando dalle scelte della dieta mediterranea: oggi si preferisce l&#8217;hamburger e la patatina fritta. Alimenti che non fanno parte della nostra tradizione che invece predilige la pasta, cereali integrali, legumi, frutta e verdura. Bisogna recuperare questo legame con il territorio e le tradizioni</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Informarsi sul web</strong><br />
Tutti i risultati dei progetti raccolti nello State of the World sono stati consegnati ai responsabili del settore agricolo, ministeri, decisori politici, organizzazioni di agricoltori, ambientaliste e per la cooperazione allo sviluppo, come linee guida per lo sviluppo di un&#8217;agricoltura efficace e sostenibile. I database delle innovazioni, i podcast, i video realizzati sono disponibili su <a href="http://www.nourishingtheplanet.org">www.nourishingtheplanet.org</a>.</p>
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		<title>Farmer&#8217;s market e abusivismo sono due cose diverse</title>
		<link>http://www.mondoecoblog.com/2011/03/29/farmers-market-e-abusivismo-sono-due-cose-diverse/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 10:00:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;Il fenomeno e lo sviluppo dei Farmer&#8217;s Market nel Lazio non può e non deve essere frenato&#8220;. Così Massimo Gargano, presidente regionale della Coldiretti del Lazio. &#8220;La parola abusivismo &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Farmers-market-e-abusivismo-sono-due-cose-diverse.jpg?9d7bd4" alt="Farmers-market-e-abusivismo-sono-due-cose-diverse" class="left"/>&#8220;<em>Il fenomeno e lo sviluppo dei <strong>Farmer&#8217;s Market</strong> nel Lazio non può e non deve essere frenato</em>&#8220;. Così Massimo Gargano, presidente regionale della Coldiretti del Lazio. &#8220;<em>La parola abusivismo</em> &#8211; aggiunge &#8211; <em>non può e non deve essere accostata ai nostri <strong>Farmer&#8217;s Market</strong> e rischiare così di stordire i cittadini &#8211; consumatori che hanno dimostrato, con i fatti, di essere dalla nostra parte</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Atteggiamenti denigratori</strong><br />
&#8220;<em>Dispiace</em> &#8211; prosegue Gargano &#8211; <em>registrare atteggiamenti poco costruttivi e denigratori che rispediamo ai mittenti insieme alla consapevolezza di essere nel giusto e alla promessa di continuare a lavorare contro le speculazioni e le sofisticazioni che sono davvero le uniche cose da bloccare</em>&#8220;.<span id="more-9965"></span><br />
&#8220;<em>Nel corso del 2010</em> &#8211; spiega il presidente regionale della Coldiretti &#8211; <em>sono saliti a 705 i mercati degli agricoltori di Campagna Amica aperti, per un totale di 25.115 giornate (+148 per cento). Anche i numeri nella nostra regione sono di tutto rispetto. Si tratta di un primato straordinario</em> &#8211; sottolinea &#8211; <em>conquistato in appena due anni dell&#8217;inizio di queste esperienze dove è ora attiva la più estesa rete di vendita diretta dei produttori agricoli presente in tutta Europa</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Chiarezza verso il consumatore</strong><br />
Secondo Aldo Mattia, direttore regionale della Coldiretti, questa &#8220;<em>è stata l&#8217;unica associazione a sottolineare l&#8217;importanza di mettere in bella evidenza il cartellino con presente il prezzo e la provenienza dei prodotti. Coldiretti ha ottenuto la legge sull&#8217;etichettatura. Dai nostri mercati viene una risposta gradita ad un nuovo stile di vita e ad modello di consumo più sostenibile che si sta affermando tra un numero crescente di cittadini</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il successo dei Farmer&#8217;s market</strong><br />
&#8220;<em>Guardare in faccia il produttore, farsi raccontare direttamente la storia del prodotto che si acquista, tagliare le intermediazioni e le manipolazioni sul cibo che si porta in tavola, salvaguardare le tradizioni culturali e colturali, sostenere economicamente il proprio territorio e la possibilità di fare un acquisto al giusto prezzo sono</em> &#8211; precisa Mattia &#8211; <em>alcune delle motivazioni che spingono questo successo</em>&#8220;.<br />
&#8220;<em>Partendo da tutto ciò non possiamo tollerare</em> &#8211; conclude &#8211; <em>strumentalizzazioni o, peggio, dichiarazioni eclatanti che mirano solo a gettare fango e confusione su quanti operano per dare dignità al settore primario mettendo in evidenza il prezzo (solitamente al di sotto del 30% da quello di mercato)</em>&#8220;.</p>
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		<title>Il biologico arriva nelle mense degli ospedali siciliani</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 08:00:10 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Avviare il percorso per convertire al biologico le mense di tutti gli ospedali siciliani, o almeno quelle delle strutture private convenzionate. E&#8217; l&#8217;obiettivo del protocollo di intesa firmato questa mattina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Il-biologico-arriva-nelle-mense-degli-ospedali-siciliani.jpg?9d7bd4" alt="Il-biologico-arriva-nelle-mense-degli-ospedali-siciliani" class="left"/>Avviare il percorso per convertire al biologico le mense di tutti gli ospedali siciliani, o almeno quelle delle strutture private convenzionate. E&#8217; l&#8217;obiettivo del protocollo di intesa firmato questa mattina a Palermo dall&#8217;Associazione italiana per l&#8217;agricoltura biologica (Aiab) e dall&#8217;Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) Sicilia, nato per promuovere l&#8217;uso di alimenti biologici certificati prodotti in Sicilia nelle mense delle strutture sanitarie isolane associate all&#8217;Aiop. A scrivere l&#8217;accordo nero su bianco, e a mettere la loro firma, sono stati Andrea Ferrante, presidente nazionale Aiab, Barbara Cittadini, presidente Aiop Sicilia, e Francesco Crimaldi, consigliere regionale dell&#8217;Associazione italiana ospedalità privata.<br />
<span id="more-9569"></span><br />
<strong>L&#8217;accordo tra Aiab e Aiop</strong><br />
Con questo protocollo d&#8217;intesa le due associazioni si impegnano reciprocamente: l&#8217;Aiab, tramite la sua struttura territoriale, assisterà tutti gli associati Aiop che vorranno convertirsi al biologico ed adottare un modello di mensa sostenibile, mentre l&#8217;Aiop sosterrà le biodomeniche, la più importante campagna di Aiab Sicilia per la valorizzazione dell&#8217;agricoltura biologica.<br />
&#8220;<em>La ristorazione pubblica sostenibile e il Green Public Procurement (Gpp)</em> &#8211; spiega Andrea Ferrante &#8211; <em>non fanno bene solo al gusto, alla salute e all&#8217;educazione alimentare, ma anche all&#8217;economia locale, al recupero dei prodotti tradizionali, alla corretta gestione del territorio e all&#8217;ambiente. Per questo è strategico adottare politiche che supportino e promuovano l&#8217;adozione di prodotti biologiche nelle mense pubbliche e negli acquisti delle derrate alimentari da parte delle Pubbliche amministrazioni. E a dirlo non solo l&#8217;Aiab, ma le tante esperienze virtuose che in giro per l&#8217;Italia hanno dimostrato i tanti risvolti buoni e positivi dell&#8217;uso di cibi bio nelle mense, indifferentemente dal fatto che si tratti di scuole, ospedali, università, ministeri, o caserme</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Le aziende biologiche in Sicilia</strong><br />
Per convincersi delle potenzialità dell&#8217;indotto del protocollo d&#8217;intesa per le oltre 7 mila aziende biologiche siciliane, basta guardare ai recentissimi dati di BioBank, secondo i quali proprio la ristorazione collettiva pubblica e le mense sono uno dei fattori di traino del biologico. Negli ultimi due anni hanno fatto registrare una crescita del 10%, contribuendo alla vitalità di un settore, quello dell&#8217;agricoltura biologica italiana, in marcata controtendenza rispetto al resto dellagroalimentare. Passando dal nazionale al regionale, il mercato della ristorazione collettiva sanitaria che si apre al biologico siciliano ha una solida base nei 20.459 posti letto complessivi degli ospedali siciliani, di cui 17.000 per le degenze ordinaria e 3.000 per day hospital (regime per cui si eroga un solo pasto al giorno).</p>
<p><strong>Un giro d&#8217;affari da 40 milioni di euro</strong><br />
Secondo una recente ricerca elaborata su dati degli assessorati regionali alla Sanità e alla Pubblica Istruzione riferiti al 2008, infatti, le 72 mense degli ospedali isolani hanno erogato complessivamente 20,7 milioni di pasti, la metà dei quali suddivisi tra le provincie di Palermo e Catania. Considerando che il costo medio per la materia prima di ogni pasto erogato nelle mense di 1,6 euro, al biologico siciliano si apre un mercato potenziale di 33,12 milioni di euro. Se a quelle ospedaliere si aggiungono anche le mense universitarie (35) e quelle scolastiche (252), il totale dei pasti erogati dalla ristorazione collettiva pubblica siciliana sfiora quota 25 milioni. E sempre considerando il costo della materia prima alimentare del singolo pasto, il giro daffari del settore si pu stimare in 40 milioni di euro.</p>
<p><strong>Modelli improntati alla sostenibilità</strong><br />
&#8220;<em>Ancora una volta, la Sicilia si propone come laboratorio, per dibattere temi di grande attualità ed implementare modelli che possano garantire un futuro diverso ad una terra con grandi potenzialità, ma afflitta, da tempo immemorabile, da una complessità che invece di essere risorsa è divenuta limite</em> &#8211; afferma Barbara Cittadini, presidente di Aiop Sicilia -<em>. Una Sicilia che sta cambiando e che propone modelli improntati ai principi della responsabilità, della trasparenza e dell&#8217;efficienza, testimonia il diverso approccio di una cultura d&#8217;impresa che punta ad uno sviluppo sostenibile e moderno. Il modello della sanità sostenibile, infatti</em> &#8211; prosegue -<em> è un modello culturale ed etico, che riguarda un diverso modo di fare impresa</em>&#8220;.</p>
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		<title>Diario Slow Food 2011: la Toscana punta su filiera corta e biodiversità alimentare</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 10:00:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8221;Tra Regione Toscana e Slow Food Toscana intercorre da anni un rapporto di collaborazione fondato sulla condivisione di valori, ideali ed obiettivi comuni per ripondere in maniera attiva alle grandi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;<em>Tra Regione Toscana e Slow Food Toscana intercorre da anni un rapporto di collaborazione fondato sulla condivisione di valori, ideali ed obiettivi comuni per ripondere in maniera attiva alle grandi sfide dell&#8217;agricoltura e dell&#8217;alimentazione</em>&#8221;. Così l&#8217;assessore all&#8217;agricoltura della Regione Toscana, Gianni Salvadori, sintetizza la pluriennale esperienza di collaborazione fra la Regione stessa e Slow Food Toscana nell&#8217;introdurre la 4a edizione del Diario 2011 di Slow Food Toscana.<br />
&#8221;<em>Un patrimonio unico</em> &#8211; sottolinea l&#8217;assessore Salvadori- <em>sul quale la Regione Toscana ha investito molto e sul quale continuerà a investire risorse e impegno politico</em>&#8221;. L&#8217;assessore regionale rivolge a Slow Food l&#8217;augurio di continuare la collaborazione &#8221;<em>in maniera attiva anche nel prossimo futuro</em>&#8221;. Il diario, che è stato presentato in Regione, alla presenza della presidente regionale di Slow Food, Raffaella Grana, è stato l&#8217;occasione per fare il punto su temi quali la biodiversità, la filiera corta, l&#8217;educazione all&#8217;alimentazione e del gusto, la rete di Terra madre.<br />
<span id="more-9425"></span><br />
<strong>La legge anti OGM</strong><br />
La conferenza stampa è stata anche l&#8217;occasione per l&#8217;assessore Salvadori per fare il punto sulla nuova legge &#8221;<em>anti OGM</em>&#8221; della Regione Toscana. &#8221;<em>Presto la Toscana avrà la nuova legge anti Ogm e si porrà alla testa di un nuovo movimento per portare l&#8217;Unione Europea al bando degli organismi geneticamente modificati. Intendiamo snidare il Governo dalla posizione attendista che ha assunto su questa materia e lavorare con quanti vorranno seguire questa linea perché Bruxelles imbocchi con decisione questa strada</em>&#8221;.<br />
L&#8217;assessore Salvadori ha precisato che il 9 marzo la bozza della nuova legge sarà portata al tavolo di concertazione. Poi, una volta approvata, ha detto: &#8221;<em>Non ce la terremo per noi ma la notificheremo a Bruxelles</em>&#8221;. &#8221;<em>La Toscana</em> &#8211; ha argomentato Salvadori &#8211; <em>non può in alcun modo essere una terra dove si produce o dove si fa ricerca in materia di Ogm</em>&#8221;.</p>
<p><strong>La reputazione dei prodotti toscani</strong><br />
&#8221;<em>Non ce lo possiamo permettere. Se si spargesse la voce che in Toscana ci potesse essere anche il minimo rischio di contaminazione da Ogm</em> &#8211; ha soggiunto Salvadori &#8211; <em>ci sarebbe un&#8217;incalcolabile perdita di competitività da parte del nostro settore agroalimentare, tutto vocato alla qualità. E poichè il Governo sembra andare in direzione opposta,</em> &#8211; ha concluso Salvadori &#8211; <em>noi ci metteremo alla testa di un nuovo movimento anti Ogm</em>&#8221;. Per quanto riguarda la legge sull&#8217;etichettatura dei prodotti agroalimentari Salvadori ha invitato le aziende del comparto agroalimentare, in attesa che venga completato l&#8217;iter per la sua piena operatività, ad aderire in maniera volontaria. &#8221;<em>Credo</em> &#8211; ha concluso &#8211; <em>che le etichette debbano essere il più chiare possibile circa la tracciabilità dei prodotti. Questo è garanzia per i consumatori</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Qualità dei prodotti e salvaguardia della biodiversità</strong><br />
&#8221;<em>Tutti temi sui quali</em> &#8211; ha sottolineato l&#8217;assessore Salvadori &#8211; <em>la Regione Toscana e Slow Food sono impegnate in una azione sinergica. La Toscana intende rilanciare con forza un tema fondamentale per la sua agricoltura che consiste nel binomio &#8221;qualità dei prodotti&#8217;</em>&#8216; e &#8221;s<em>alvaguardia della biodiversità&#8221;, che ha portato alla creazione dei Presìdi di Slow Food (oggi sono 23 in Toscana) alla tutela e valorizzazione dei prodotti tradizionali (oggi sono 466), oltre alle DOP e alle IGP (oggi sono 22 riconosciute e 14 in attesa di riconoscimento)</em>&#8221;.</p>
<p><strong>I Mercatali</strong><br />
&#8221;<em>Questo</em> &#8211; ha continuato Salvadori &#8211; <em>è l&#8217;elemento base che contraddistingue anche le altre azioni della Regione, volte a supportare i produttori locali e riequilibrare il reddito a vantaggio della parte più debole della filiera</em>&#8220;.<br />
In questo contesto sono nati i Mercatali, di cui la Toscana è stata la prima artefice in Italia (nel 2005 con il Mercato della terra di Montevarchi) e che oggi contano, oltre i Mercati della Terra di Slow Food (attualmente due: Montevarchi e San Miniato, ma in progetto c&#8217;è anche San Giuliano Terme), tanti &#8221;mercatali&#8221; (oggi sono 30) in tutta la Toscana che coinvolgono circa 3 mila aziende agricole.</p>
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		<title>Risorse: sfamare nove miliardi di abitanti in modo sostenibile</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 08:00:55 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Nutrire in modo sostenibile e riducendo le disparità tra i 9 miliardi di abitanti del pianeta nel 2050 è possibile ma per questo serve &#8221;non generalizzare il modello alimentare dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/Risorse-sfamare-nove-miliardi-di-abitanti-in-modo-sostenibile.jpg?9d7bd4" alt="Risorse-sfamare-nove-miliardi-di-abitanti-in-modo-sostenibile" class="left"/>Nutrire in modo sostenibile e riducendo le disparità tra i 9 miliardi di abitanti del pianeta nel 2050 è possibile ma per questo serve &#8221;<em>non generalizzare il modello alimentare dei paesi industrializzati</em>&#8221;, &#8221;<em>fare la scelta di un&#8217;agricoltura produttiva ed ecologica</em>&#8221; e &#8221;<em>riequilibrare gli scambi commerciali internazionali di prodotti agricoli e agroalimentari</em>&#8221;. Altrimenti il rischio è quello di dover aumentare a dismisura la produzione di cibo per &#8216;sfamare&#8217; i 3 miliardi di abitanti supplementari con il rischio di nuove crisi alimentare, di un esaurimento delle risorse naturali e di un incremento delle disparità. E&#8217; quanto emerge dal rapporto &#8216;Agrimonde&#8217; pubblicato nei giorni scorsi dall&#8217;Inra, l&#8217;Istituto nazionale di ricerca agronomica francese, e dal Cirad, il Centro di cooperazione internazionale in ricerca agronomica per lo sviluppo.<br />
<span id="more-8226"></span><br />
<strong>Non serve produrre di più</strong><br />
Oggi, si rileva nel rapporto, un abitante del pianeta dispone, mediamente, di una quantità di cibo pari a 3.000 kilocalorie al giorno contro 2.500 nel 1961. Una cifra, questa, che sarebbe giusta se non nascondesse disparità a livello mondiale: nei paesi dell&#8217;Ocse, infatti, un individuo nel 2003 dispone mediamente di circa 4.000 kilocalorie (6.300 kcal se si aggiunge il cibo per l&#8217;alimentazione degli animali), che è eccessivo, mentre nell&#8217;Africa subsahariana non raggiunge i 2.500 kcal che è un dato insufficiente.</p>
<p><strong>Il riequilibrio del cibo</strong><br />
Certamente oggi, sottolineano infatti i presidenti dell&#8217;Inra, Marion Guillou e del Cirad, Gerard Matheron nell&#8217;introduzione al rapporto, &#8221;<em>potremmo nutrire l&#8217;intera popolazione mondiale considerando la quantità di alimenti prodotti dall&#8217;agricoltura ma ovviamente se escludiamo le crisi, le guerre, le disparità, le speculazioni, i prezzi irraggiungibili, i sprechi, gli incidenti climatici e i parassiti che colpiscono molte persone nel mondo che non hanno abbastanza da mangiare</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Cambiare le abitudini alimentari</strong><br />
Per raggiungere nel 2050 una disponibilità di 3.000 kcal al giorno per tutti gli abitanti del pianeta, in modo sostenibile e eliminando le disparità, i consumi dovrebbero crescere del 30% nei paesi in via di sviluppo mentre nei paesi industrializzati dovrebbero diminuire del 25%. Un risultato raggiungibile, sostengono Inra e Cirad, che si potrebbe ottenere cambiando le abitudini alimentari (ad esempio privilegiando gli alimenti con meno calorie e più ricchi in fibre o riducendo i consumi di carne) e limitando gli sprechi che nei paesi industrializzati sono &#8221;colossali&#8221; e si aggirono intorno ai 800 kcal al giorno e per abitanti.</p>
<p><strong>Consumo sostenibile e salute</strong><br />
Un consumo, sostenibile, meno ricco in calorie, che potrebbe avere anche effetti positivi soprattutto per la salute dei cittadini nei paesi industrializzati: nel 2003 1,3 miliardi di adulti nel mondo erano in sovrappeso di cui 400 milioni di obesi. Se il trend attuale dovesse confermarsi nel 2030 si conterebbe ben 3 mld di persone in sovrappeso e 1 mld di obesi.<br />
Da consumi sostenibili, quindi, benefici per la salute ma anche per l&#8217;ambiente. La produzione alimentare, si osserva nel rapporto, infatti, ha forte ripercussioni sia sull&#8217;uso delle risorse naturali che sull&#8217;uso delle fonti fossili: da qui la necessità di adattare i propri consumi alla tutela dell&#8217;ambiente e in particolare di consumare meno carne. </p>
<p><strong>La produzione e il consumo di carne</strong><br />
Basta pensare infatti che per produrre un chilo di patate sono necessari solo 100 litri di acqua mentre per produrre un chilo di maiale servono ben 4.600 litri. Per un chilo di pollo 4.100 litri di acqua, per un chilo di manzo 13.000 litro di acqua. Per quanto riguarda l&#8217;energia negli Stati Uniti sono necessari 2.700 kcal di energia fossile per produrre 100 kcal di maiale e soltanto 1.600 kcal per produrre 100 kcal di manzo.</p>
<p><strong>L&#8217;inquinamento prodotto dai cibi non locali</strong><br />
Negli ultimi quarant&#8217;anni, osserva ancora il rapporto, gli scambi commerciali di prodotti alimentari a livello mondiale è fortemente cresciuto: gli scambi hanno superato i 7.000 miliardi di kcal al giorno nel 2003 (92% vegetali, 6% animali terrestri e 2% animali acquatici) contro meno di 1.500 mld di Kcal al giorno nel 1961. Dati, questi, sottolinea il rapporto, &#8221;<em>che testimoniano di un ricorso maggiore delle nazioni al commercio internazionale con la crescita parallela dei trasporti a base di energie fossili</em>&#8221;.</p>
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		<title>La filiera corta come rimedio al rischio di alimenti alla diossina</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 08:00:33 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il rischio di acquistare alimenti contaminati da diossina in Italia è molto basso, dati i numerosi controlli a cui sono sottoposti tutti i cibi. Ma per limitare al massimo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/La-filiera-corta-come-rimedio-al-rischio-di-alimenti-alla-diossina.jpg?9d7bd4" alt="La-filiera-corta-come-rimedio-al-rischio-di-alimenti-alla-diossina" class="left"/>Il rischio di acquistare alimenti contaminati da diossina in Italia è molto basso, dati i numerosi controlli a cui sono sottoposti tutti i cibi. Ma per limitare al massimo il pericolo, &#8220;<em>è importante innanzitutto privilegiare cibi provenienti da una filiera corta, dei quali è più facile riconoscere l&#8217;origine. Il consiglio generale è poi quello di variare spesso tipo e fonti di prodotti alimentari&#8221;</em>. Così il presidente del Consiglio nazionale dei chimici, Armando Zingales, interviene dopo l&#8217;allarme diossina proveniente dalla Germania, dove migliaia di allevamenti sono stati chiusi per contaminazione dei mangimi degli animali con questa sostanza.<br />
<span id="more-8013"></span><br />
<strong>I pericoli degli alimenti alla diossina</strong><br />
&#8220;<em>Se ingerita in grandi quantità o anche in piccole dosi ma ripetute e quindi &#8216;accumulate&#8217; nell&#8217;organismo, o ancora se la nostra pelle viene a contatto con essa</em> &#8211; dice l&#8217;esperto all&#8217;Adnkronos Salute &#8211; l<em>a diossina può provocare intossicazione acuta e nel tempo tumori anche gravi. Si tratta infatti di una sostanza persistente e non biodegradabile. Non esiste una dose minima pericolosa, ma il rischio è direttamente proporzionale alla quantità con cui si viene a contatto. Il rischio è infine legato all&#8217;accumulo all&#8217;interno della filiera alimentare</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il sistema di controlli alimentari in Italia</strong><br />
L&#8217;allarme tedesco, secondo l&#8217;esperto, non deve far preoccupare eccessivamente, ma nemmeno essere preso sottogamba. &#8220;<em>Non tutti i cibi che consumiamo provengono dalla Germania e non tutti contengono diossina, questo è chiaro. Ma l&#8217;effetto &#8216;accumulo&#8217;</em> &#8211; avverte Zingales &#8211; <em>deve essere tenuto in seria considerazione</em>&#8220;.<br />
L&#8217;Italia ha comunque dalla sua un sistema di controlli molto efficace, &#8220;<em>effettuati da professionisti che fanno capo a Ordini professionali, con un codice deontologico serio e che agiscono per conto dello Stato. Al contrario, in molti altri Paesi gli esami vengono effettuati dalle aziende stesse o da società e laboratori esterni. Qui da noi è difficile che un professionista metta una firma falsa su una certificazione di sicurezza: ci rimetterebbe la faccia</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I mercati paralleli</strong><br />
Certo, &#8220;<em>esistono mercati paralleli che immettono in commercio alimenti contraffatti</em> &#8211; assicura l&#8217;esperto &#8211; <em>e su questo problema bisogna tenere gli occhi aperti</em>&#8220;. Quello che i cittadini possono fare è comunque &#8220;<em>variare il loro menu, non scegliendo sempre gli stessi cibi, conservati dallo stesso supermercato e prodotti dalla stessa ditta</em>&#8220;.</p>
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