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	<title>MondoEcoBlog.com &#187; animali strani</title>
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	<description>Il mondo dell&#039;ecologia a 360 gradi</description>
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		<title>Heidi l&#8217;opossum strabico debutta in TV</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Mar 2011 13:15:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo la grande popolarità sul Web e il ruolo di indovino per la notte degli Oscar, l&#8217;opossum strabico Heidi si prepara a debuttare sul piccolo schermo. Il simpatico animaletto dello [...]]]></description>
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</script><p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/opossum.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/opossum.jpg" class="left"/>Dopo la grande popolarità sul Web e il ruolo di indovino per la notte degli Oscar, l&#8217;opossum strabico Heidi si prepara a debuttare sul piccolo schermo. Il simpatico <strong>animal</strong>etto dello zoo di Lipsia, infatti, sarà protagonista della nuova stagione della serie tv tedesca &#8220;Veterinario Dr. Mertens&#8221;, trasmessa sulla tv pubblica ARD. In base a quanto rivelano i tabloid tedeschi, Heidi interpreterà se stessa e le sue scene saranno girate direttamente nella sua tana dello zoo. Questo <strong>animal</strong>e marsupiale, che vanta centinaia di migliaia di fan su Facebook, è la nuova star del regno animale tedesco, che già aveva visto sugli scudi l&#8217;orso Knut e il polpo indovino Paul.<span id="more-9863"></span></p>
<p><strong>Conosciuti anche con il nome di Sariga</strong><br />
Il nome degli Opossum è Didelfidi (Didelphidae), sono conosciuti anche con il nome di Sariga. Gli Opossum sono dei mammiferi marsupiali americani e sono gli unici rappresentanti dell’ordine dei Didelfimorfi, sono una specie arboricola con coda prensile. Ne esistono 75 specie distribuite in 11 generi. Le più comuni sono l’Opossum Comune e l’Opossum della Virginia.<br />
Gli Opossum sono <strong>animal</strong>i molto esigenti se si decide di tenerli come <strong>animal</strong>i domestici perché soffrono se tenuti in spazi angusti e hanno bisogno di stare in zone buie perché tollerano malissimo la luce.</p>
<p><strong>In maggioranza arboricoli</strong><br />
Gli Opossum vivono in una zona compresa tra il sud degli Stati Uniti ed il nord dell’Argentina. Sono in maggioranza animali arboricoli ed hanno piedi prensili con unghie robuste.<br />
Gli Opossum sono predatori di rettili, di uccelli e di piccoli mammiferi, ma mangiano anche foglie e frutti. Le femmine di Opossum hanno un periodo di gestazione lungo dagli 8 ai 14 giorni. I cuccioli una volta nati vivono nel marsupio della madre per più di 100 giorni.</p>
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		<title>Corso di primo soccorso fauna selvatica e fauna domestica “non convenzionale”</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Mar 2011 15:17:14 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Natura e Animali]]></category>
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		<description><![CDATA[Presso l&#8217;ARF, Associazione Recupero Fauna, torna il corso di primo soccorso fauna selvatica e fauna domestica “non convenzionale”. Questo corso è rivolto a tutti coloro che vogliono apprendere le tecniche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/faunanonconv.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/faunanonconv.jpg" class="left"/>Presso l&#8217;ARF, Associazione Recupero Fauna, torna il corso di primo soccorso fauna selvatica e fauna domestica “non convenzionale”. Questo corso è rivolto a tutti coloro che vogliono apprendere le tecniche di primo soccorso su <strong>animali</strong> <strong>selvatici</strong> e <strong>animali</strong> <strong>domestici</strong> “non convenzionali”, animali come uccelli, mammiferi e rettili <strong>selvatici</strong> e come intervenire in caso di soccorso di tutti quegli <strong>animali</strong> da compagnia meno comuni, definiti <strong>animali</strong> <strong>domestici</strong> “non convenzionali” come cani della prateria, degu, ghiri africani, petauri, cincillà, iguane.<br />
Il corso si terrà sei lezioni: la prima e la seconda lezione si terranno il 16 e il 17 aprile 2011; la terza e quarta lezione si terranno il 7 e l&#8217;8 maggio 2011; la quinta e sesta lezione si terranno il 21 e il 22 maggio.<span id="more-9726"></span></p>
<p><strong>Tre lezioni teoriche</strong><br />
Il corso si compone di tre lezioni teoriche coadiuvate da powerpoint e proiezioni video con dispensa cartacea in omaggio a fine corso. Le tre lezioni teoriche del corso di primo soccorso fauna selvatica e fauna domestica non convenzionale saranno dedicate a nozioni base sul recupero degli <strong>animali</strong> <strong>selvatici</strong> e <strong>domestici</strong> non convenzionalei; primo soccorso rettili; primo soccorso mammiferi; primo soccorso uccelli. Per il programma di teoria generico degli argomenti trattati nelle lezioni teoriche <a href="http://www.soccorsofauna.com/programma_teoria_generico.html">cliccate qui</a>.</p>
<p><strong>Tre lezioni pratiche</strong><br />
Le altre tre lezioni saranno delle lezioni pratiche sul campo, per imparare le principali tecniche di cattura e contenimento degli <strong>animali</strong> <strong>selvatici</strong> e <strong>domestici</strong> non convenzionali più comunemente oggetto di recupero, siano essi rettili, uccelli e mammiferi.<br />
Per conoscere gli argomenti trattati nel programma uscite <a href="http://www.soccorsofauna.com/programma_uscite.html">cliccate qui</a>.</p>
<p><strong>Le uscite concordate insieme agli iscritti</strong><br />
Le lezioni teoriche seguiranno il seguente orario: 10:00/13:00 -pausa pranzo- 14:00/17:00. Le uscite saranno concordate insieme agli iscritti. Le lezioni di teoria si svolgeranno a Roma-Via del Pescaccio 96/98. Sala conferenze del Corpo Forestale dello Stato (Comando Regionale). Gli indirizzi delle lezioni di pratica saranno forniti privatamente agli iscritti.</p>
<p><strong>Gratuito per i soci ARF</strong><br />
Il contributo minimo per il corso sarà gratuito più €20 della quota necessaria per le spese di segreteria e le uscite, per i soci ARF, o se ci si iscrive al&#8217;ARF in occasione del corso. Per i non soci la quota è di €95 comprensive delle spese di segreteria e uscite sul campo.<br />
Per maggiori informazioni visitate il sito web dell&#8217;<a href="http://www.soccorsofauna.com/corso_recuperatori.html">ARF</a>.</p>
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		<title>Rinomurena</title>
		<link>http://www.mondoecoblog.com/2011/03/15/rinomurena/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 13:15:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La rinomurena, Rhinomuraena quaesita, è un pesce d&#8217;acqua salata appartenente alla famiglia Muraenidae, sottofamiglia Muraeninae, dell&#8217;ordine delle Anguilliformi. La rinomurena abita le barriere coralline e le lagune degli atolli dell&#8217;Indo-Pacifico. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/02/Rinomurena.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/02/Rinomurena.jpg" class="left"/>La <strong>rinomurena</strong>, Rhinomuraena quaesita, è un pesce d&#8217;acqua salata appartenente alla famiglia Muraenidae, sottofamiglia Muraeninae, dell&#8217;ordine delle Anguilliformi.<br />
La <strong>rinomurena</strong> abita le barriere coralline e le lagune degli atolli dell&#8217;Indo-Pacifico. E&#8217; un animale marino particolarmente diffuso in Polinesia francese, Nuova Caledonia, Filippine, Indonesia, Giappone e Africa Orientale.<br />
Il corpo della <strong>rinomurena</strong> è tipicamente anguilliforme, è tubolare e molto allungato. La testa di questo animale marino è appuntita, la bocca ampia. Il mento della <strong>rinomurena</strong> è fornito di 3 piccoli barbigli. Le narici sono tubolari e terminano formando una curiosa escrescenza di forma fogliare.<span id="more-8136"></span> La pinna dorsale inizia poco dopo la testa e prosegue per tutto il corpo, fino alla coda. La pinna anale della <strong>rinomurena</strong> è più corta, ma anch&#8217;essa termina alla coda, sprovvista di pinna caudale.<br />
La livrea giovanile della <strong>rinomurena</strong> è completamente nera, mentre il maschio presenta un fondo blu elettrico con mucca e pinne giallo vivo. La femmina presenta anche parte del dorso giallo. La <strong>rinomurena</strong> raggiunge una lunghezza massima di 130 cm.</p>
<p><strong>Un animale notturno</strong><br />
La <strong>rinomurena</strong> è un animale marino prettamente notturno, di giorno si nasconde raggomitolata in piccoli anfratti, mentre di notte si sposta alla ricerca di prede oppure lascia sbucare la testa fuori dalla tana attendendo un piccolo pesce.<br />
La <strong>rinomurena</strong> è un ermafrodita protandroma: i maschi cambiano sesso per diventare esemplari femminili a tutti gli effetti.</p>
<p><strong>Negli acquari marini occidentali</strong><br />
Sono ospiti piuttosto diffuse negli acquari marini occidentali, anche se spesso alcuni esemplari di <strong>rinomurena</strong> smetono di mangiare dopo essere stati catturati. Di solito la maggior parte delle rinomurene non vivono più di un mese in cattività, sarebbe quindi opportuno non catturarle. In alcuni casi sopravvivono in cattività fino a due anni o poco più. Ogni regola ha la sua eccezione e va segnalato un caso di una <strong>rinomurena</strong> che è riuscita a vivere in cattività per 25 anni.</p>
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		<title>Celacanto</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Mar 2011 15:17:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il celacanto (dal greco coilia (κοιλιά), &#8220;vuoto&#8221;, e acanthos (ἄκανθος), &#8220;spina&#8221;) è un pesce appartenente alla famiglia dei Latimeriidi. Il celacanto è un rappresentante della più antica linea evolutiva di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/coelacanth.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/coelacanth.jpg" class="left"/>Il <strong>celacanto</strong> (dal greco coilia (κοιλιά), &#8220;vuoto&#8221;, e acanthos (ἄκανθος), &#8220;spina&#8221;) è un <strong>pesce</strong> appartenente alla famiglia dei Latimeriidi. Il <strong>celacanto</strong> è un rappresentante della più antica linea evolutiva di pesci che si conosca.<br />
Il celacanto è, tra gli <strong>animali</strong> <strong>marini</strong>, un <strong>pesce</strong> di grosse dimensioni e può arrivare fino ai due metri di lunghezza e gli 80 Kg. di peso. Vive in media 60 anni, preferisce nuotare in profondità e predilige andare a caccia durante la notte. Si nutre di anguille, razze, piccoli squali e calamari. Questo <strong>pesce</strong>, tra tutti gli <strong>animali</strong> <strong>marini</strong>, nuota in modo particolare, in quanto muove le pinne a coppia, o le due anteriori, le pettorali o le due posteriori le pelviche. Le femmine hanno un periodo di gestazione di tre anni.<span id="more-9131"></span></p>
<p><strong>Estinto sin dal cretaceo</strong><br />
Si pensava che il <strong>celacanto</strong> si fosse estinto sin dal Cretaceo, fino a quando un esemplare di questo pesce venne pescato nel 1938 in Sudafrica, nell&#8217;Oceano Indiano all&#8217;altezza della foce del fiume Chalumna. In seguito furono trovati altri esemplari di questi <strong>animali</strong> <strong>marini</strong> nelle isole Comore, Sulawesi, in Indonesia, Kenya, Tanzania, Mozambico, Madagascar e in Sudafrica, nell&#8217;area protetta iSimangaliso Wetland.</p>
<p><strong>Un giunto intercrinale</strong><br />
Secondo i fossili ritrovati, i celacanti apparvero per la prima volta nel Devoniano medio, circa 390 milioni di anni fa. In media un celacanto raggiunge gli 80 kg, una lunghezza di due metri e una aspettativa di vita di 60 anni circa. Il <strong>celacanto</strong> è l&#8217;unico essere vivente ad avere un giunto intercraniale che gli permette di separare internamente la metà superiore del cranio da quella inferiore, si presume per consentirgli di consumare prede di grandi dimensioni.</p>
<p><strong>Trasuda un olio</strong><br />
Le scaglie del <strong>celacanto</strong> secernono muco e il suo corpo trasuda un olio che, essendo lassativo, lo rende immangiabile a meno che non venga disseccato e salato. La durezza delle sue squame fa sì che esse siano usate dagli abitanti delle Comore come carta vetrata.</p>
<p><strong>Occhi sensibili alla luce</strong><br />
Gli occhi del <strong>celacanto</strong> sono estremamente sensibili alla luce, grazie alla presenza del tapetum lucidum, una membrana riflettente posta dietro alla retina che riflette nuovamente la luce catturata alla retina; per questo motivo è molto difficile catturare un celacanto di giorno o in una notte di luna piena.</p>
<p><strong>Diverse specie</strong><br />
In epoca preistorica i celacanti erano di diverse specie, oggi ne rimangono due, la latimeria menadoensis e la latimeria chalumnae. Queste specie naturalmente si sono evolute nel corso dei secoli, difatti dai reperti studiati, solo i fossili più recenti, quelli che risalgono al cretaceo, sono simili alle due specie attuali.</p>
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		<title>Possum</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 19:21:06 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[animali a rischio di estinzione]]></category>
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		<description><![CDATA[I possum sono dei Falangeriformi (Phalangeriformes), un sottordine dei Diprotodonti (Diprotodontia). Il sottordine comprende 64 specie di marsupiali nativi dell&#8217;Australia, Nuova Guinea e Sulawesi, sono oggi state introdotte in Nuova [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/12/possumpigmeo1.jpeg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/12/possumpigmeo1.jpeg" class="left"/>I <strong>possum</strong> sono dei Falangeriformi (Phalangeriformes), un sottordine dei Diprotodonti (Diprotodontia). Il sottordine comprende 64 specie di marsupiali nativi dell&#8217;Australia, Nuova Guinea e Sulawesi, sono oggi state introdotte in Nuova Zelanda e in Cina.<br />
I <strong>possum</strong> sono dei quadrupedi diprodonti marsupiali dalle lunghe code.<br />
Il nome comune deriva dalla loro somiglianza con l&#8217;opossum americano e, al contrario di altri nomi dati a specie australiane, questa somiglianza è confermata dai fatti: infatti le due famiglie hanno ascendenti comuni. Il <strong>possum</strong> è dotato di grosse ghiandole dietro le orecchie che sono responsabili del suo sgradevole odore.<br />
Il più piccolo <strong>possum</strong>, o meglio il più piccolo diprodonte marsupiale è il <strong>Possum</strong> Pigmeo (Cercartetus lepidus) , un adulto misura in totale, testa più corpo, 70mm e pesa 10g che vive nella Tasmania. Il <strong>possum</strong> più grande è l&#8217;Orso Cuscus (Ailurops ursinus)  che può pesare più di 7kg che vive nel Sulawesi.<span id="more-7195"></span></p>
<p><strong>Animali notturni</strong><br />
I <strong>possum</strong> sono degli animali notturni e parzialmente arborei. La maggior parte dei <strong>possum</strong> vive in zone boschive mentre alcuni si sono ambientati anche in ambienti urbani. La dieta dei possum varia da una dieta vegetariana ed una onnivora di alcune specie, o ad una dieta specifica di foglie di eucalipto o insettivora o una dieta a base di nettare per altre specie.</p>
<p><strong>Mantelli di pelle di possum</strong><br />
Il <strong>possum</strong> fa parte della cultura australiana e del folklore fin dai tempi in cui era abitata solo dagli indigeni. Gli Aborigeni Australiani usavano le pelli di <strong>possum</strong> per il gioco tradizionale di Marn Grook. Gli Aborigeni del sud est dell&#8217;Australia usavano anche mantelli di pelli di <strong>possum</strong> che erano considerati importanti cimeli di famiglia.</p>
<p><strong>Specie protetta</strong><br />
I <strong>possum</strong> vivono nelle aree periferiche delle città e provocano molti danni alle coltivazioni di frutta, verdura e fiori dei giardini. Esistono dei deterrenti naturali per i <strong>possum</strong> che agiscono sul loro spiccato senso dell&#8217;olfatto e li scoraggiano dall&#8217;insediarsi in una zona: spicchi d&#8217;aglio, canfora o naftalina. I possum sono una specie protetta in Australia anche quando si sono insediati in un ambiente urbano. Alcune specie di <strong>possum</strong> sono ormai in via di estinzione.</p>
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		<title>Scoperto un nuovo tipo di coccodrillo preistorico -parte seconda-</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 15:17:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il nuovo animale preistorico scoperto, il Neptunidraco ammoniticus, è il più antico rappresentante della famiglia dei metriorinchidi ( Metriorhynchidae), una specie di antichi coccodrilli marini che hanno abitato gli oceani [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/nuovococcod3.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/nuovococcod3.jpg" class="left"/>Il nuovo <strong>animal</strong>e preistorico scoperto, il Neptunidraco ammoniticus, è il più antico rappresentante della famiglia dei <strong>metriorinchidi</strong> ( Metriorhynchidae), una specie di antichi <strong>coccodrilli</strong> marini che hanno abitato gli oceani per circa trenta milioni di anni prima di estinguersi. Questi rettili arcosauri simili a coccodrilli sono vissuti tra il Giurassico inferiore e il Cretaceo inferiore (190-120 milioni di anni fa). I loro resti sono stati rinvenuti in Inghilterra, Francia, Germania, Italia, Russia, Cuba, Messico, Argentina e Cile.<br />
Questi <strong>animal</strong>i furono l’unico gruppo di arcosauri ad adattarsi completamente all’ambiente acquatico. Il corpo dei <strong>metriorinchidi</strong> divenne particolarmente allungato e del tutto sprovvisto dell’armatura dermica tipica dei crocodilomorfi; un adattamento, questo, per garantire una migliore idrodinamicità. Il muso era allungato e sottile, dotato di mascelle con denti acuminati, ma la caratteristica più distintiva dei <strong>metriorinchidi</strong> erano le zampe trasformate in vere e proprie pagaie; queste venivano utilizzate dall’<strong>animal</strong>e per direzionarsi durante il nuoto. Il paio posteriore era relativamente allungato e strutturalmente simile a quello degli odierni <strong>coccodrilli</strong>.<span id="more-7536"></span> Le zampe anteriori, invece, erano ridotte a poco più che moncherini appiattiti. La coda, inoltre, terminava in una struttura simile alla coda di un pesce, formata da due lobi carnosi; questa caratteristica è visibile in alcuni fossili conservati in giacimenti tedeschi, che mettono in evidenza il profilo del corpo dell’<strong>animal</strong>e sotto forma di una sottile pellicola di carbonio. </p>
<p><strong>Un&#8217;eccezionale spinta propulsiva</strong><br />
La coda “da pesce” era strutturata in modo simile a quella degli ittiosauri, con le vertebre caudali incurvate verso il basso, a reggere l’estensione cutanea superiore. Una coda simile forniva un’eccezionale spinta propulsiva durante il nuoto. Con ogni probabilità i <strong>metriorinchidi</strong> si nutrivano di prede agili come i pesci e i cefalopodi.</p>
<p><strong>Minori specializzazioni</strong><br />
I più stretti parenti dei <strong>metriorinchidi</strong> sono i teleosauridi (Teleosauridae), un altro gruppo di “<strong>coccodrilli</strong>” adattatisi alla vita marina, seppur con minori specializzazioni. Queste due famiglie sono spesso classificate insieme nel gruppo dei talattosuchi (Thalattosuchia). I <strong>metriorinchidi</strong> si sono sviluppati da animali poco specializzati, come Pelagosaurus, nel corso del Giurassico inferiore, circa 190 milioni di anni fa. </p>
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		<title>Scoperto un nuovo tipo di coccodrillo preistorico -parte prima-</title>
		<link>http://www.mondoecoblog.com/2011/01/17/scoperto-un-nuovo-tipo-di-coccodrillo-preistorico-parte-prima/</link>
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		<pubDate>Mon, 17 Jan 2011 13:15:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Uno studio recente afferma che i fossili trovati in alcune lastre di calcare destinate a diventare dei piano da lavoro per le cucine italiane, sono quelli di una nuova specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/nuovococcod.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/nuovococcod.jpg" class="left"/>Uno studio recente afferma che i <strong>fossili</strong> trovati in alcune lastre di calcare destinate a diventare dei piano da lavoro per le cucine italiane, sono quelli di una nuova specie di <strong>coccodrillo</strong> <strong>preistorico</strong>. I <strong>fossili</strong> erano stati trovati in un blocco di pietra calcarea della ditta della famiglia Pasini a Portomaggiore in provincia di Ferrara in Italia nel 1955 dopo che gli operai hanno tagliato un grande blocco di pietra in quattro lastre e hanno trovato le ossa intrappolate nella pietra. Il blocco di pietra calcarea proviene dalle cave di Sant’Ambrogio di Valpolicella, vicino a Verona. Nelle lastre si notano molto bene i denti e le robuste mandibole dell&#8217;antico animale <strong>preistorico</strong> e alle estremità delle lastre si notano alcuni frammenti più squadrati: le vertebre del collo del <strong>Neptunidraco ammoniticus</strong>. Un primo sopralluogo permette di identificare quei resti frammentari <strong>fossili</strong> come parte del cranio di un antico <strong>coccodrillo</strong> marino vissuto nel Giurassico, il <strong>Neptunidraco ammoniticus</strong>.<br />
“<em>Quando il proprietario ha visto le ossa ha deciso di mettere da parte le lastre</em>”, ha detto il co-autore dello studio Federico Fanti, un geologo del <a href="http://www.museocapellini.org/paleonet/public/">Museo Geologico Giovanni Capellini</a> in Italia.<span id="more-7526"></span><br />
Le lastre vennero prima confiscate alla famiglia Pasini e solo dopo una accesa disputa tra gli esperti di Bologna e Ferrara divise tra i rispettivi musei di paleontologia, dove vengono esposte tra gli altri reperti fino ai giorni nostri.</p>
<p><strong>Il coccodrillo di Portomaggiore</strong><br />
Uno studio condotto nel 2010 ha portato all’interesse nazionale e internazionale il “<strong>coccodrillo</strong> di Portomaggiore”. Un&#8217;analisio accurata condotta sia sulla roccia che sui frammenti ossei ha permesso finalmente di comprendere il reale valore di questo reperto.</p>
<p><strong>Datare con precisione</strong><br />
Lo studio al microscopio di diverse sezioni sottili prelevate da una delle lastre ha permesso di datare con precisione il sedimento, oggi trasformato in marmo giallastro, che ha preservato le lastre. Il <strong>coccodrillo</strong> <strong>preistorico</strong>, il <strong>Neptunidraco ammoniticus</strong>, ha circa 165 milioni di anni, ed è quindi vissuto nel periodo Giurassico. Sono stati i numerosi microfossili, in particolare organismi con guscio formato da carbonato di calcio di dimensioni millimetriche, preservati nelle lastre a permettere di dare una età al <strong>coccodrillo</strong>.</p>
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		<title>Il Baiji, il delfino dello Yangtze -parte seconda-</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 15:17:52 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Natura e Animali]]></category>
		<category><![CDATA[animali a rischio estinzione]]></category>
		<category><![CDATA[animali estinti]]></category>
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		<description><![CDATA[Il lipote ha un corpo delle dimensioni di un essere umano, ha occhi piccoli e un rostro lungo e stretto. Il colore del manto del baiji sembra bianco o grigio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/baiji2.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/baiji2.jpg" class="left"/>Il <strong>lipote</strong> ha un corpo delle dimensioni di un essere umano, ha occhi piccoli e un rostro lungo e stretto. Il colore del manto del <strong>baiji</strong> sembra bianco o grigio se visto da una certa distanza, ma da vicino è grigio-bluastro scuro sul dorso e sfuma verso un bianco grigiastro sul ventre. La pinna dorsale del <strong>lipote</strong> è di forma triangolare e bassa, mentre le pinne pettorali sono larghe e piuttosto arrotondate.<br />
Si pensa che i <strong>baiji</strong> si accoppino nella prima parte dell&#8217;anno dato che la stagione dove era avvistato il maggior numero di piccoli di <strong>lipote</strong> era da febbraio ad aprile. E&#8217; stato determinato un tasso di natalità del 30%, la gestazione della femmina di <strong>lipote</strong> è di dieci, undici mesi e partoriscono un piccolo alla volta. L&#8217;intervallo fra una nascita e l&#8217;altra è di due anni.<br />
I piccoli di <strong>lipote</strong> alla nascita misurano 80-90 cm circa e vengono accuditi dai genitori dagli otto ai venti mesi. I maschi raggiungono la maturità sessuale all&#8217;età di quattro anni e le femmine all&#8217;età di sei anni. I maschi maturi misurano circa 2,3 metri e le femmine 2,5 metri. Il più lungo esemplare di <strong>lipote</strong> misurava 2,7 metri. Il baiji pesa dai 135 ai 230 chili e vive in media 24 anni allo stato selvatico.<span id="more-7266"></span></p>
<p><strong>Si orienta col sonar</strong><br />
Un <strong>baiji</strong> in fuga dal pericolo può raggiungere la velocità di 60 km/h e di solito ragiunge i 10-15 km/h. Il <strong>baiji</strong> non ha vista e udito molto sviluppati e per la navigazione si orienta principalmente con il sonar.<br />
Il lipote è più attivo dal crepuscolo all&#8217;alba. Chi ha avuto la fortuna di incontrarlo riferisce di aver avvistato esemplari solitari o in gruppi al massimo di 6 individui alla confluenza dei fiumi, soprattutto in prossimità di bassi sbarramenti di sabbia. </p>
<p><strong>Una specie riservata</strong><br />
La specie è tranquilla, riservata e difficile da avvicinare. In condizioni di riposo il soffio può essere avvertito come una sorta di squillante starnuto, ed è difficile da distinguere da quello della neofocena, l&#8217;unico altro cetaceo che vive nell&#8217;areale del <strong>lipote</strong>. I cetacei avvistati nel fiume Yangtze Kiang molto spesso sono infatti degli esemplari di neofocene, una specie più numerosa e più facile da vedere e da avvicinare.</p>
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		<title>Il Baiji, il delfino dello Yangtze -parte prima-</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Jan 2011 13:15:32 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Natura e Animali]]></category>
		<category><![CDATA[animali a rischio estinzione]]></category>
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		<category><![CDATA[animali selvatici]]></category>
		<category><![CDATA[animali strani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il lipote (Lipotes vexillifer Miller, 1918), in cinese baiji, è un delfino di acqua dolce che popolava le acque del fiume Yangtze in Cina. Il lipote è stato dichiarato estinto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/baiji1.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/baiji1.jpg" class="left"/>Il <strong>lipote</strong> (<strong>Lipote</strong>s vexillifer Miller, 1918), in cinese <strong>baiji</strong>, è un delfino di acqua dolce che popolava le acque del fiume <strong>Yangtze</strong> in Cina. Il <strong>lipote</strong> è stato dichiarato estinto nel 2006 a causa dell&#8217;industrializzazione selvaggia della Cina e dell&#8217;uso intensivo del fiume come via di trasporto, fonte per le centrali idroelettriche e per le tecniche invasive di pesca. Il <strong>lipote</strong> è stato la prima specie di mammifero acquatico ad essere dichiarata estinta dopo il Leone di Mare giapponese e la foca monaca del Mare dei Caraibi negli anni 1950. Il <strong>baiji</strong> è stata la prima specie di cetaceo ad essere dichiarata estinta a causa dell&#8217;influenza dell&#8217;essere umano. Il danno irreparabile è stato causato dalla costruzione dell&#8217;immensa Diga delle Tre Gole, che ha isolato i lipoti condannandoli a fine certa. Ad agosto del 2007 le riprese effettuate da Zeng Yujiang mostrano un grande animale acquatico bianco che nuota nel fiume <strong>Yangtze</strong>. Anche se Wang Kexiong dell&#8217;istituto di Idrobiologia dell&#8217;Accademia Cinese delle Scienze ha confermato che l&#8217;animale ripreso nel video è molto probabilmente un <strong>baiji</strong>, la presenza di un solo animale, inoltre di età avanzata, non è abbastanza per dichiarare una specie salva dall&#8217;estinzione. L&#8217;ultimo esemplare vivente in acquario di <strong>lipote</strong> è stato Qi Qi, morto nel 2002.<span id="more-7261"></span></p>
<p><strong>Rapido declino</strong><br />
Ecco la cronologia del rapido declino della specie dei <strong>lipote</strong>: 1979: la Repubblica Popolare Cinese dichiara il lipote specie a rischio; 1983: dichiarata illegale la caccia ai lipoti; 1986: popolazione sui 300 individui; 1990: popolazione sui 200 individui; 1997: popolazione stimata a meno di 50 individui; 1998: sono in vita solo 7 lipoti; 13 dicembre 2006: il cetaceo è dichiarato formalmente estinto; 9 agosto 2007: L&#8217;Accademia delle Scienze cinese conferma la sua estinzione; 29 agosto 2007: forse ne è stato avvistato un esemplare.</p>
<p><strong>Dea dello Yangtze</strong><br />
È l&#8217;unica specie del genere <strong>Lipote</strong>s e della famiglia Lipotidae.<br />
Il <strong>baiji</strong> in Cina è stato soprannominato “Dea dello <strong>Yangtze</strong>”, il lipote era anche chiamato <strong>Delfino</strong> di Fiume Cinese, <strong>Delfino</strong> dello <strong>Yangtze</strong>, <strong>Delfino</strong> Pinna Bianca e Delfino Yangtze, ma non deve essere confuso con il Delfino Bianco Cinese.</p>
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		<title>Il Pipistrello dalla coda corta della Nuova Zelanda</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 15:17:09 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[animali strani]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Pipistrello dalla coda corta della Nuova Zelanda (Mystacina tuberculata Gray, 1843) è un chirottero della famiglia dei Mystacinidae. In Maori si chiama Pekapeka-tou-poto ed è uno delle due specie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/pipistrellocoda.jpg?9d7bd4" alt="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/pipistrellocoda.jpg" class="left"/>Il <strong>Pipistrello dalla coda</strong> corta della Nuova Zelanda (Mystacina tuberculata Gray, 1843) è un chirottero della famiglia dei Mystacinidae. In Maori si chiama Pekapeka-tou-poto ed è uno delle due <strong>specie</strong> di pipistrelli dalla coda corta della famiglia dei Mystacinidae endemica della Nuova Zelanda. L&#8217;altra specie di <strong>Pipistrello dalla coda corta</strong> il Mystacina robusta pare sia stato avvistato l&#8217;ultima volta nel 1965.<br />
Si divide in tre sottospecie: il <strong>Pipistrello dalla coda corta</strong> di Kauri Forest, trovato solo in due siti della regione del Northland e uno su Little Barrier Island; il <strong>Pipistrello dalla coda corta</strong> dell&#8217;Altopiano Vulcanico, conosciuto a Northland, nella parte centrale dell&#8217;Isola del Nord e a Taranaki; e il <strong>Pipistrello dalla coda corta</strong> del sud, Mystacina tuberculata tuberculata, trovato sull&#8217;Isola di Codfish e nel nordovest delle aree di Nelson e di Fiordland.<br />
Le ali del <strong>Pipistrello dalla coda corta</strong> possono essere ripiegate in tasche laterali. Le orecchie sono grandi e appuntite, le zampe corte e muscolose e le dita terminano con artigli arcuati e appuntiti, usati per aggrapparsi alla corteccia degli alberi. La lunghezza è tra 5 e 6 cm, il peso tra 12 e 15 g.<span id="more-7229"></span></p>
<p><strong>Non cade in letargo</strong><br />
È una <strong>specie</strong> endemica della Nuova Zelanda, presente nelle foreste dell&#8217;Isola del Nord, dell&#8217;Isola del Sud, dell&#8217;isola di Stewart e della Little Barrier Island.<br />
Il <strong>pipistrello dalla coda corta</strong> della Nuova Zelanda è il chirottero meglio adattato alla vita al suolo. Si nutre di insetti, frutta, nettare e polline, tutti alimenti che si procura non in volo, ma al suolo. Le ali ripiegate sono usate nella locomozione come zampe anteriori. D&#8217;inverno non cade in letargo, ma passa gran parte del tempo in uno stato di torpore che può essere interrotto per procurarsi il cibo.</p>
<p><strong>Specie vulnerabile</strong><br />
La <strong>specie</strong> è classificata come vulnerabile dalla <a href="http://www.iucnredlist.org/">IUCN Red List</a>.<br />
La <a href="http://www.zsl.org/">Zoological Society of London</a>, in base a criteri di unicità evolutiva e di esiguità della popolazione, considera Mystacina tuberculata una delle 100 specie di mammiferi a maggiore rischio di estinzione.</p>
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