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	<title>MondoEcoBlog.com &#187; alimentazione vegetariana</title>
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	<description>Il mondo dell&#039;ecologia a 360 gradi</description>
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		<title>Gelati a km zero: la moda dell&#8217;estate 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 10:30:55 +0000</pubDate>
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<p>Mangiare a chilometri zero è diventato un simbolo di qualità e di tradizione, oltre che di eco-sostenibilità. Ma quest&#8217;anno si va oltre, con il <strong>gelato a chilometri zero</strong>, la vera tendenza in fatto di gusti dell&#8217;estate 2011. Così ecco che a Lecco si ha il gelato alle pesche tabacchiere o al gelso rosso, gusti che sono reperibili solo in alcuni mesi l&#8217;anno e dunque legati al ciclo delle stagioni. Oppure, in Trentino, ecco che si vede il gelato alla Sacher-torte o la Torta foresta Nera&#8230;</p>
<p>Ma non è solo il gusto del gelato ad essere eco-sostenibile e tipico: anche le altre materie prime sono rigorosamente di provenienza locale e di qualità: dal latte che viene dagli alpeggi delle vallate limitrofe e da mucche che pascolano libere sino alla frutta che cresce nei frutteti locali.</p>
<p><span id="more-12095"></span></p>
<p>Insomma, anche il gelato si fa &#8220;buono&#8221;, per il nostro palato, ma anche per l&#8217;ambiente.</p>
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		<title>Le banane equo-solidali che aiutano il Sud del mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 06:00:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mangi una banana e aiuti il Sud del mondo. Sembra utopia e invece è vero. Grazie alle banane biologiche che portano il certificato del commercio equo e solidale. Se prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/06/Le-banane-equo-solidali-che-aiut" alt="Le-banane-equo-solidali" /><br />
Mangi una banana e aiuti il Sud del mondo. Sembra utopia e invece è vero. Grazie alle banane biologiche che portano il certificato del commercio equo e solidale. Se prima bisognava andarsele a cercare nei punti vendita specializzati, oggi sono in vendita anche in più di ottocento negozi delle reti NaturaSì e Cuorebio, tutte con certificazione Fairtrade. E il prezzo? Concordato, quindi particolarmente vantaggioso. </p>
<p><strong>La banana</strong><br />
La banana è il frutto fresco del Sud del mondo più consumato in Europa e l&#8217;Italia è ai primi posti per consumo pro capite. Mangiando le banane Faitrade, però, si aiuta concretamente il Sud del mondo, i luoghi da cui questi frutti provengono, garantendo lavoro a migliaia di famiglie che vivono nelle campagne.<br />
<span id="more-11507"></span><br />
E allora forza&#8230; più banane, più &#8220;buone&#8221;, in tutti i sensi! </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ristoranti biologici: Biosapori Regionali a Milano</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 13:33:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Trovare ristoranti che offrano un&#8217;offerta completamente bio è cosa rara, ma per chi cerca un posto che dia l&#8217;esempio, segnaliamo &#8220;Biosapori Regionali&#8221; a Milano, in via Lattuada 2. Biosapori Regionali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/05/Ristoranti-biologici-Biosapori-Regionali-a-Milano.jpg?9d7bd4" alt="Ristoranti-biologici-Biosapori-Regionali-a-Milano" /><br />
Trovare ristoranti che offrano un&#8217;offerta completamente bio è cosa rara, ma per chi cerca un posto che dia l&#8217;esempio, segnaliamo &#8220;<strong>Biosapori Regionali</strong>&#8221; a Milano, in via Lattuada 2. <strong>Biosapori Regionali</strong>, infatti, è un ristorante bio in tutto e per tutto, a partire dall&#8217;arredamento in legno riciclato e pitture ecologiche, sino ai piatti regionali realizzati con prodotti completamente bio. Non a caso, il ristorante la certificazione dell&#8217;AIAB, (Associazione Italiana Agricoltura Biologica), ed è aperto tutto per tutto il giorno, dalle nove di mattina alle undici di sera, partendo con la colazione a buffet, tre menu pranzo a prezzo fisso, caffetteria e sala da the per il pomeriggio, e cena alla carta per concludere in bellezza. E non è tutto: lo chef di <strong>Biosapori Regionali</strong> è Freddy Varady, direttore di Gentlemen&#8217;s Options.<br />
 <span id="more-11368"></span><br />
Vi abbiamo incuriositi? E allora vi diciamo di più:<br />
La cucina offre piatti a base di prodotti freschi e biologici, tutti della migliore selezione regionale italiana, con qualche ospite europeo: alcuni prodotti provengono infatti dalla Germania, dalla Svizzera e dall’Austria. I caffé e i the proposti sono rigorosamente biologici, e si può scegliere tra una vasta selezione di thé neri, rossi, verdi e bianchi. In più, si possono acquistare i prodotti bio utilizzati per realizzare i piatti del ristorante, come confetture, salse, prodotti da forno, insaccati, formaggi, oli e aceti, vini, dolci, spezie&#8230; e con la spesa Bio, c&#8217;è anche il servizio di consegna a domicilio. </p>
<p>E chi non è di Milano? Biosapori Regionali ha pensato anche a questo: sul sito <a href="http://www.biosaporiregionali.it">www.biosaporiregionali.it</a> è possibile acquistare direttamente on-line più di 600 prodotti, con in più il servizio pronto cuoco: una breve consulenza culinaria per chi va alla ricerca di una cena speciale.  </p>
<p>Non vi resta altro che farci un salto e dire la vostra&#8230; buona giornata bio! </p>
<p><strong>Informazioni</strong><br />
BIOSAPORI REGIONALI<br />
Via Lattuada 2 (MM3 Porta Romana), Milano<br />
Tel. 02/89696028<br />
www.biosaporiregionali.it<br />
Orari: aperto dalle 9.00 alle 22.30 &#8211; lunedì chiuso</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nutrire il pianeta: agricoltura sostenibile per sconfiggere la fame nel mondo</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Mar 2011 10:00:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Oggi si produce più cibo che mai, ma ancora oltre 900 milioni di esseri umani soffrono la fame. Allo stesso tempo, l&#8217;attuale produzione agricola comporta impatti sempre più gravi nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Nutrire-il-pianeta-agricoltura-sostenibile-per-sconfiggere-la-fame-nel-mondo-.jpg?9d7bd4" alt="Nutrire-il-pianeta-agricoltura-sostenibile-per-sconfiggere-la-fame-nel-mondo" class="left"/>Oggi si produce più cibo che mai, ma ancora oltre 900 milioni di esseri umani soffrono la fame. Allo stesso tempo, l&#8217;attuale produzione agricola comporta impatti sempre più gravi nei termini di perdita e trasformazione del suolo, impoverimento delle risorse idriche, aumento del riscaldamento globale per l&#8217;ampio utilizzo dei combustibili fossili. La soluzione è un&#8217;agricoltura meno intensiva, legata alle tradizioni locali e svincolata dai combustibili fossili, in grado di migliorare la lavorazione e lo stoccaggio dei cibi, tutelando l&#8217;ambiente e le comunità del posto. Lo dimostra lo State of the World 2011 &#8216;<strong>Nutrire il pianeta</strong>&#8216;, il rapporto annuale realizzato dal Worldwatch Institute, presentato a Roma, presso la Luiss Guido Carli, dal Wwf Italia in collaborazione con il Barilla Center for Food and Nutrition. L&#8217;edizione italiana del volume è stata curata dal Wwf Italia per Edizioni Ambiente.<br />
<span id="more-9976"></span><br />
<strong>Nutrire il pianeta</strong><br />
Una vera e propria &#8216;road map&#8217; fatta di innovazioni agricole e centinaia di progetti già realizzati, per alleviare la povertà globale, migliorare la sicurezza alimentare e favorire la lotta al cambiamento climatico e il mantenimento delle risorse naturali. Sono 925 milioni gli individui che soffrono la fame e la percentuale degli aiuti allo sviluppo dedicata all&#8217;agricoltura ha raggiunto il minimo storico del 4% (contro il 16% del 1980). Per aumentare la produzione di cibo a larga scala, si è sviluppata un&#8217;agricoltura intensiva, meccanizzata e fortemente inquinante, che compromette la fertilità dei suoli, la disponibilità delle risorse idriche, la diversità delle colture da cui dipendiamo, e complessivamente è responsabile di un terzo delle emissioni globali di gas serra. Ma il 40% del cibo prodotto a livello mondiale viene sprecato prima ancora di essere consumato.</p>
<p><strong>Agricoltura sostenibile</strong><br />
&#8221;<em>Lo State of the World 2011, realizzato dopo due anni di ricerche in 25 Paesi africani, racconta le pratiche agricole innovative, a basso costo e sostenibili sotto il profilo ambientale, che applicate localmente possono migliorare la produttività, ridurre gli sprechi e sfamare centinaia di milioni di persone, dando alle comunità più povere del pianeta, e in particolare alle donne, la chiave per vincere la fame nel mondo nel rispetto degli equilibri naturali&#8217;</em>&#8216; ha detto Danielle Nierenberg, co-direttore dello State of the World 2011.</p>
<p><strong>Agricoltura urbana</strong><br />
Per esempio l&#8217;agricoltura urbana, che può sfamare città e baraccopoli sprovviste di suoli coltivabili, attraverso tecniche come la coltivazione sui tetti o gli &#8216;orti verticali&#8217; su sacchi di terra muniti di fori, come accade nella più grande baraccopoli del Kenya, a Nairobi, grazie al lavoro di oltre 1000 contadine. Un sistema che già oggi occupa 800 milioni di persone producendo il 15-20% del cibo mondiale e che entro il 2050 sarà la fonte di sostentamento di 35-40 milioni di africani (si stima che il 60% della popolazione africana vivrà in città).</p>
<p><strong>Le risorse idriche</strong><br />
Oppure, in tema di Giornata mondiale dell&#8217;acqua, le innovazioni low cost per sfruttare meglio risorse idriche difficilmente accessibili (solo il 4% della terra coltivata in Africa sub-sahariana è attrezzata per l&#8217;irrigazione, rispetto al 37% in Asia e al 18% nel resto del mondo): con un investimento di appena 35 dollari, 2,3 milioni di agricoltori nei paesi in via di sviluppo hanno acquistato pompe a pedali che aspirano l&#8217;acqua fino a sette metri di profondità, per un indotto annuo, solo in Africa, di 37 milioni di dollari in nuovi profitti e salari.<br />
In 10 distretti del Ruanda la raccolta dell&#8217;acqua piovana da tetti e altre superfici ha portato alla costruzione di centinaia di bacini di raccolta utilizzati per le coltivazioni, risparmiando alle donne 3-4 ore al giorno per raccogliere acqua da fonti lontane e spesso contaminate. Mentre in Kenya, una migliore gestione del suolo ha consentito di sfruttare l&#8217;acqua piovana e l&#8217;umidità del terreno, aumentando la resa dei campi del 20-120% per il mais e del 35-100% per il tef, cereale alla base della dieta etiope.</p>
<p><strong>La coltivazione delle varietà locali</strong><br />
E poi la coltivazione di varietà locali tramite metodi tradizionali e sostenibili, come le 6000 donne che in Gambia hanno creato un piano di gestione collettiva delle ostriche per prevenirne la raccolta indiscriminata, o i pastori del Sud Africa che conservano le varietà autoctone di animali che si sono adattate all&#8217;aumento delle temperature e alla siccità, o ancora, in Etiopia, il progetto che insegna agli agricoltori a migliorare la qualità del caffè selvatico che cresce nelle foreste locali, trasformandolo da prodotto di seconda scelta a prodotto di qualità con un più alto valore di mercato.</p>
<p><strong>Un&#8217;agricoltura rispettosa dell&#8217;ambiente</strong><br />
Per un&#8217;agricoltura innovativa capace di nutrire un popolazione che sarà quest&#8217;anno di 7 miliardi e di 9 miliardi nel 2050, per Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia, &#8220;<em>abbiamo bisogno di tornare alla natura, di imitarne i processi. Il Worldwatch Institute, in questo rapporto propone proprio tante innovazioni adottate a livello locale, soprattutto nell&#8217;Africa subsahariana, che possono essere riprese per poter arrivare ad un&#8217;agricoltura che sia sempre più rispettosa dell&#8217;ambiente</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il modello alimentare a doppia piramide</strong><br />
In questo contesto, dunque, è sempre più importante capire che tutto ciò che mangiamo ha un impatto sull&#8217;ambiente ma non solo. Secondo il modello della doppia piramide, elaborato dal Barilla Center for Food &#038; Nutrition, le scelte alimentari che fanno bene a noi e alla nostra salute, fanno bene anche al pianeta, spiega all&#8217;ADNKRONOS, Gabriele Riccardi, membro dell&#8217;Advisory Board del Barilla Center for Food &#038; Nutrition.<br />
Ad esempio, &#8220;<em>preferire alimenti di origine vegetale vuol dire preferire alimenti che hanno un impatto sull&#8217;ambiente più basso rispetto a quelli di origine animale. Per produrre un Kg di carne, ossia un pasto per un americano, abbiamo bisogno di 30 Kg di cereali con i quali si possono nutrire 2 famiglie per un&#8217;intera settimana. Lo squilibrio, dunque, è evidente</em>&#8220;.</p>
<p><strong>La dieta mediterranea</strong><br />
Un esempio di alimentazione sana e sostenibile è proprio la nostra cara dieta mediterranea alla quale &#8220;<em>si associa una riduzione delle malattie cardiovascolari</em>&#8221; anche se, sottolinea Riccardi, &#8220;<em>purtroppo si sta abbandonata questa tradizione. I giovani si stanno progressivamente allontanando dalle scelte della dieta mediterranea: oggi si preferisce l&#8217;hamburger e la patatina fritta. Alimenti che non fanno parte della nostra tradizione che invece predilige la pasta, cereali integrali, legumi, frutta e verdura. Bisogna recuperare questo legame con il territorio e le tradizioni</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Informarsi sul web</strong><br />
Tutti i risultati dei progetti raccolti nello State of the World sono stati consegnati ai responsabili del settore agricolo, ministeri, decisori politici, organizzazioni di agricoltori, ambientaliste e per la cooperazione allo sviluppo, come linee guida per lo sviluppo di un&#8217;agricoltura efficace e sostenibile. I database delle innovazioni, i podcast, i video realizzati sono disponibili su <a href="http://www.nourishingtheplanet.org">www.nourishingtheplanet.org</a>.</p>
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		<title>Dieta vegetariana adatta anche ai bebé: i bimbi si ammalano meno</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 08:00:18 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dieta vegetariana</strong> &#8216;promossa&#8217; fin da piccolissimi: secondo una ricerca italiana questo regime alimentare, adottato nella prima infanzia, non altera l&#8217;andamento della crescita. Anche se sarebbe bene che il menù &#8216;verde&#8217; fosse attentamente seguito e pianificato dal pediatra, per assicurare un buono sviluppo dei piccoli. E&#8217; quanto emerge da uno studio tutto italiano, condotto su 95 bambini di 1-2 anni da Leonardo Pinelli, presidente della Società scientifica nutrizionale italiana (Ssnv).<br />
<span id="more-9183"></span><br />
<strong>La dieta vegetariana per i bambini</strong><br />
&#8220;<em>In precedenti studi</em> &#8211; ricorda l&#8217;esperto &#8211; <em>si è visto infatti che, seguendo un menù vegetariano, ci si ammala molto meno all&#8217;asilo: i bimbi vegetariani hanno difese immunitarie migliori rispetto agli onnivori, i quali seguono un&#8217;alimentazione che favorisce una risposta infiammatoria più forte</em>&#8220;. Il medico ha presentato le sue conclusioni nei giorni scorsi a Parma, in occasione della V edizione delle Giornate pediatriche &#8216;A. Laurinsich&#8217;, organizzata dalla Società italiana di pediatria preventiva e sociale e dalla Clinica pediatrica dell&#8217;Università di Parma.</p>
<p><strong>I vegetariani in Italia</strong><br />
&#8220;<em>In Italia</em> &#8211; ricorda &#8211; <em>esistono circa 7 milioni di vegetariani, con una tendenza in continuo aumento&#8221;. Lo studio è stato condotto su 95 bambini tra il primo e il secondo anno di vita, nutriti con un regime alimentare esclusivamente vegetariano e nel 10% vegano (che esclude anche latte e uova)</em>&#8220;. Tutti i piccoli osservati non erano controllati o seguiti nell&#8217;alimentazione dal pediatra, &#8220;<em>il cui parere era per lo più contrario alla scelta vegetariana. I genitori, da parte loro, si affidavano principalmente all&#8217;esperienza o ricorrevano a libri o siti Internet, cosa che</em> &#8211; spiega Pinelli &#8211; <em>ha portato a errori fondamentali di impostazione. Ad esempio, se ci si basa sui testi online occorre considerare che sono redatti spesso in inglese per altri Paesi, come gli Usa, in cui i cibi arricchiti sono molto più diffusi di quanto non accada in Italia</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Una corretta integrazione</strong><br />
Dunque menù vegetariano sì, ma a patto che &#8220;<em>sia messa in campo una corretta integrazione. In questo modo i piccoli potranno avere importanti benefici</em>&#8220;, avverte l&#8217;esperto. Nello studio sui bimbi si è visto che, nonostante gli errori &#8216;dietetici&#8217; di base, tutti i bambini vegetariani osservati presentavano &#8220;<em>una crescita normale, e nei 21 bimbi sottoposti ad analisi di laboratorio i valori dei micronutrienti sono risultati regolari</em>&#8220;.</p>
<p><strong>L&#8217;orientamento etico di mamma e papà</strong><br />
Solo in pochi casi, prosegue Pinelli, si sono riscontrate alterazioni del ferro e della vitamina B12, &#8220;<em>in linea comunque col tipo di alimentazione comune in Italia</em>&#8220;. I bambini che hanno preso parte allo studio provenivano dal Centro e dal Nord Italia e la scelta di un&#8217;alimentazione prettamente vegetariana era legata nel 60% dei casi a un orientamento etico dei genitori, nel 32% a motivi di salute, nel 4% a motivi religiosi ed infine, per un altro 4%, a motivazioni legate all&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>L&#8217;importanza del pediatra</strong><br />
Questo studio ha dimostrato come, &#8220;<em>anche in età pediatrica, una dieta alimentare di tipo vegetariano</em> &#8211; sintetizza l&#8217;esperto &#8211; <em>non risulta dannosa, anche se dovrebbe essere ben pianificata da pediatri specializzati, affinchè possa essere sicura e valida per una buona crescita e un buon sviluppo dei piccoli. Dunque è necessario che i pediatri di famiglia non solo non ostacolino la scelta vegetariana da parte dei genitori</em> &#8211; conclude &#8211; <em>ma raggiungano con il tempo un livello di formazione tale da poter supportare le famiglie, senza costringerle a un pericoloso fai da te</em>&#8220;.</p>
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		<title>Risorse: sfamare nove miliardi di abitanti in modo sostenibile</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 08:00:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nutrire in modo sostenibile e riducendo le disparità tra i 9 miliardi di abitanti del pianeta nel 2050 è possibile ma per questo serve &#8221;non generalizzare il modello alimentare dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/Risorse-sfamare-nove-miliardi-di-abitanti-in-modo-sostenibile.jpg?9d7bd4" alt="Risorse-sfamare-nove-miliardi-di-abitanti-in-modo-sostenibile" class="left"/>Nutrire in modo sostenibile e riducendo le disparità tra i 9 miliardi di abitanti del pianeta nel 2050 è possibile ma per questo serve &#8221;<em>non generalizzare il modello alimentare dei paesi industrializzati</em>&#8221;, &#8221;<em>fare la scelta di un&#8217;agricoltura produttiva ed ecologica</em>&#8221; e &#8221;<em>riequilibrare gli scambi commerciali internazionali di prodotti agricoli e agroalimentari</em>&#8221;. Altrimenti il rischio è quello di dover aumentare a dismisura la produzione di cibo per &#8216;sfamare&#8217; i 3 miliardi di abitanti supplementari con il rischio di nuove crisi alimentare, di un esaurimento delle risorse naturali e di un incremento delle disparità. E&#8217; quanto emerge dal rapporto &#8216;Agrimonde&#8217; pubblicato nei giorni scorsi dall&#8217;Inra, l&#8217;Istituto nazionale di ricerca agronomica francese, e dal Cirad, il Centro di cooperazione internazionale in ricerca agronomica per lo sviluppo.<br />
<span id="more-8226"></span><br />
<strong>Non serve produrre di più</strong><br />
Oggi, si rileva nel rapporto, un abitante del pianeta dispone, mediamente, di una quantità di cibo pari a 3.000 kilocalorie al giorno contro 2.500 nel 1961. Una cifra, questa, che sarebbe giusta se non nascondesse disparità a livello mondiale: nei paesi dell&#8217;Ocse, infatti, un individuo nel 2003 dispone mediamente di circa 4.000 kilocalorie (6.300 kcal se si aggiunge il cibo per l&#8217;alimentazione degli animali), che è eccessivo, mentre nell&#8217;Africa subsahariana non raggiunge i 2.500 kcal che è un dato insufficiente.</p>
<p><strong>Il riequilibrio del cibo</strong><br />
Certamente oggi, sottolineano infatti i presidenti dell&#8217;Inra, Marion Guillou e del Cirad, Gerard Matheron nell&#8217;introduzione al rapporto, &#8221;<em>potremmo nutrire l&#8217;intera popolazione mondiale considerando la quantità di alimenti prodotti dall&#8217;agricoltura ma ovviamente se escludiamo le crisi, le guerre, le disparità, le speculazioni, i prezzi irraggiungibili, i sprechi, gli incidenti climatici e i parassiti che colpiscono molte persone nel mondo che non hanno abbastanza da mangiare</em>&#8221;.</p>
<p><strong>Cambiare le abitudini alimentari</strong><br />
Per raggiungere nel 2050 una disponibilità di 3.000 kcal al giorno per tutti gli abitanti del pianeta, in modo sostenibile e eliminando le disparità, i consumi dovrebbero crescere del 30% nei paesi in via di sviluppo mentre nei paesi industrializzati dovrebbero diminuire del 25%. Un risultato raggiungibile, sostengono Inra e Cirad, che si potrebbe ottenere cambiando le abitudini alimentari (ad esempio privilegiando gli alimenti con meno calorie e più ricchi in fibre o riducendo i consumi di carne) e limitando gli sprechi che nei paesi industrializzati sono &#8221;colossali&#8221; e si aggirono intorno ai 800 kcal al giorno e per abitanti.</p>
<p><strong>Consumo sostenibile e salute</strong><br />
Un consumo, sostenibile, meno ricco in calorie, che potrebbe avere anche effetti positivi soprattutto per la salute dei cittadini nei paesi industrializzati: nel 2003 1,3 miliardi di adulti nel mondo erano in sovrappeso di cui 400 milioni di obesi. Se il trend attuale dovesse confermarsi nel 2030 si conterebbe ben 3 mld di persone in sovrappeso e 1 mld di obesi.<br />
Da consumi sostenibili, quindi, benefici per la salute ma anche per l&#8217;ambiente. La produzione alimentare, si osserva nel rapporto, infatti, ha forte ripercussioni sia sull&#8217;uso delle risorse naturali che sull&#8217;uso delle fonti fossili: da qui la necessità di adattare i propri consumi alla tutela dell&#8217;ambiente e in particolare di consumare meno carne. </p>
<p><strong>La produzione e il consumo di carne</strong><br />
Basta pensare infatti che per produrre un chilo di patate sono necessari solo 100 litri di acqua mentre per produrre un chilo di maiale servono ben 4.600 litri. Per un chilo di pollo 4.100 litri di acqua, per un chilo di manzo 13.000 litro di acqua. Per quanto riguarda l&#8217;energia negli Stati Uniti sono necessari 2.700 kcal di energia fossile per produrre 100 kcal di maiale e soltanto 1.600 kcal per produrre 100 kcal di manzo.</p>
<p><strong>L&#8217;inquinamento prodotto dai cibi non locali</strong><br />
Negli ultimi quarant&#8217;anni, osserva ancora il rapporto, gli scambi commerciali di prodotti alimentari a livello mondiale è fortemente cresciuto: gli scambi hanno superato i 7.000 miliardi di kcal al giorno nel 2003 (92% vegetali, 6% animali terrestri e 2% animali acquatici) contro meno di 1.500 mld di Kcal al giorno nel 1961. Dati, questi, sottolinea il rapporto, &#8221;<em>che testimoniano di un ricorso maggiore delle nazioni al commercio internazionale con la crescita parallela dei trasporti a base di energie fossili</em>&#8221;.</p>
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		<title>Frutta nelle scuole: riparte il progetto del Ministero</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jan 2011 06:00:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stato presentato in Veneto il programma comunitario &#8216;Frutta nelle scuole&#8216;, coordinato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, che ha suscitato grande entusiasmo e quest&#8217;anno ritorna in oltre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/Frutta-nelle-scuole-riparte-il-progetto-del-Ministero.jpg?9d7bd4" alt="Frutta-nelle-scuole-riparte-il-progetto-del-Ministero" class="left"/>E&#8217; stato presentato in Veneto il programma comunitario &#8216;<strong>Frutta nelle scuole</strong>&#8216;, coordinato dal ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, che ha suscitato grande entusiasmo e quest&#8217;anno ritorna in oltre 10.000 scuole primarie di tutte le regioni italiane. Il programma ha l&#8217;obiettivo di incrementare il consumo di frutta e verdura tra i bambini delle scuole primarie e di far conoscere e apprezzare le nostre produzioni ortofrutticole per una sana ed equilibrata alimentazione. La frutta proviene esclusivamente da produttori agricoli italiani e sarà gustata in tutti gli 8 lotti regionali, privilegiando i prodotti stagionali, di qualità (biologico, Dop, Igp) e del territorio.<br />
<span id="more-8027"></span><br />
<strong>Frutta nelle scuole</strong><br />
&#8220;<em>Grazie alla distribuzione di prodotti ortofrutticoli di stagione, i bambini, insieme ai loro insegnanti, avranno l&#8217;opportunità di assaggiare, confrontare e conoscere meglio la frutta e la verdura dell&#8217;intero territorio nazionale, riuscendo così ad avvicinarsi al modo dell&#8217;agricoltura e ai suoi valori tradizionali</em> &#8211; ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Giancarlo Galan &#8211; <em>Una corretta informazione, fin da piccoli, è la base necessaria per una sana alimentazione. Il nostro obiettivo è far comprendere ai bambini che la frutta è un elemento essenziale di una dieta sana</em>&#8220;.</p>
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		<title>La filiera corta come rimedio al rischio di alimenti alla diossina</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 08:00:33 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
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		<description><![CDATA[Il rischio di acquistare alimenti contaminati da diossina in Italia è molto basso, dati i numerosi controlli a cui sono sottoposti tutti i cibi. Ma per limitare al massimo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/La-filiera-corta-come-rimedio-al-rischio-di-alimenti-alla-diossina.jpg?9d7bd4" alt="La-filiera-corta-come-rimedio-al-rischio-di-alimenti-alla-diossina" class="left"/>Il rischio di acquistare alimenti contaminati da diossina in Italia è molto basso, dati i numerosi controlli a cui sono sottoposti tutti i cibi. Ma per limitare al massimo il pericolo, &#8220;<em>è importante innanzitutto privilegiare cibi provenienti da una filiera corta, dei quali è più facile riconoscere l&#8217;origine. Il consiglio generale è poi quello di variare spesso tipo e fonti di prodotti alimentari&#8221;</em>. Così il presidente del Consiglio nazionale dei chimici, Armando Zingales, interviene dopo l&#8217;allarme diossina proveniente dalla Germania, dove migliaia di allevamenti sono stati chiusi per contaminazione dei mangimi degli animali con questa sostanza.<br />
<span id="more-8013"></span><br />
<strong>I pericoli degli alimenti alla diossina</strong><br />
&#8220;<em>Se ingerita in grandi quantità o anche in piccole dosi ma ripetute e quindi &#8216;accumulate&#8217; nell&#8217;organismo, o ancora se la nostra pelle viene a contatto con essa</em> &#8211; dice l&#8217;esperto all&#8217;Adnkronos Salute &#8211; l<em>a diossina può provocare intossicazione acuta e nel tempo tumori anche gravi. Si tratta infatti di una sostanza persistente e non biodegradabile. Non esiste una dose minima pericolosa, ma il rischio è direttamente proporzionale alla quantità con cui si viene a contatto. Il rischio è infine legato all&#8217;accumulo all&#8217;interno della filiera alimentare</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Il sistema di controlli alimentari in Italia</strong><br />
L&#8217;allarme tedesco, secondo l&#8217;esperto, non deve far preoccupare eccessivamente, ma nemmeno essere preso sottogamba. &#8220;<em>Non tutti i cibi che consumiamo provengono dalla Germania e non tutti contengono diossina, questo è chiaro. Ma l&#8217;effetto &#8216;accumulo&#8217;</em> &#8211; avverte Zingales &#8211; <em>deve essere tenuto in seria considerazione</em>&#8220;.<br />
L&#8217;Italia ha comunque dalla sua un sistema di controlli molto efficace, &#8220;<em>effettuati da professionisti che fanno capo a Ordini professionali, con un codice deontologico serio e che agiscono per conto dello Stato. Al contrario, in molti altri Paesi gli esami vengono effettuati dalle aziende stesse o da società e laboratori esterni. Qui da noi è difficile che un professionista metta una firma falsa su una certificazione di sicurezza: ci rimetterebbe la faccia</em>&#8220;.</p>
<p><strong>I mercati paralleli</strong><br />
Certo, &#8220;<em>esistono mercati paralleli che immettono in commercio alimenti contraffatti</em> &#8211; assicura l&#8217;esperto &#8211; <em>e su questo problema bisogna tenere gli occhi aperti</em>&#8220;. Quello che i cittadini possono fare è comunque &#8220;<em>variare il loro menu, non scegliendo sempre gli stessi cibi, conservati dallo stesso supermercato e prodotti dalla stessa ditta</em>&#8220;.</p>
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		<title>Uova alla diossina: dopo Olanda e Germania ora anche la Gran Bretagna</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 08:00:13 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Inquinamento Ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[Natura e Animali]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione vegetariana]]></category>
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		<description><![CDATA[Continua ad allargarsi in Germania lo scandalo delle uova alla diossina, mentre aumenta la paura tra i consumatori dopo l&#8217;allarme lanciato dalla stampa di una possibile contaminazione anche del latte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2011/01/Uova-alla-diossina-dopo-Olanda-e-Germania-ora-anche-la-Gran-Bretagna.jpg?9d7bd4" alt="Uova-alla-diossina-dopo-Olanda-e-Germania-ora-anche-la-Gran-Bretagna" class="left"/>Continua ad allargarsi in Germania lo scandalo delle <strong>uova alla diossina</strong>, mentre aumenta la paura tra i consumatori dopo l&#8217;allarme lanciato dalla stampa di una possibile contaminazione anche del latte venduto nel Paese. Finora, le autorita&#8217; sanitarie tedesche hanno chiuso temporaneamente 4.709 allevamenti in attesa di accertamenti, tracce di diossina sono state rilevate in altre due regioni e la societa&#8217; al centro dello scandalo &#8211; <strong>la Harles und Jentzch</strong> &#8211; non solo sapeva della contaminazione dal marzo 2010, ma probabilmente non e&#8217; neanche registrata. Non sorprende, quindi, che il governo abbia parlato di &#8221;comportamento criminale&#8221; da parte della Harles und Jentzch, che produce grassi animali destinati ai mangimi.<br />
<span id="more-7572"></span><br />
<strong>La Harles und Jentzch</strong><br />
Il 19 marzo scorso <strong>la Harles und Jentzch</strong> ha fatto analizzare i propri prodotti: dai test, secondo indiscrezioni di stampa, e&#8217; emerso che i livelli di diossina erano due volte superiori alla norma, ma le autorita&#8217; della regione &#8211; lo Schleswig-Holstein &#8211; sono state avvertite con nove mesi di ritardo, il 27 dicembre 2010. Le autorita&#8217; regionali &#8221;<em>devono fare assoluta chiarezza su questo caso</em>&#8221;, ha detto il ministro dell&#8217;Agricoltura tedesco, Ilse Aigner. Il suo portavoce e&#8217; stato meno diplomatico: questo caso rivela un &#8221;elevato grado di comportamento criminale&#8221; da parte della<strong> Harles und Jentzch</strong>, ha detto. E poi ha aggiunto: probabilmente l&#8217;azienda non era nemmeno registrata ufficialmente. </p>
<p><strong>L&#8217;allarme tra i consumatori</strong><br />
Aumenta quindi il nervosismo tra i consumatori. Negli ultimi giorni, le vendite di uova, polli e carne di maiale sono crollate e presto potrebbero seguire anche quelle del latte. Un allevatore di bovini, secondo il tabloid Bild, potrebbe avere usato il mangime incriminato e secondo alcuni gli esperti e&#8217; possibile che anche il latte contaminato &#8211; oltre alle uova, la carne di pollo e la carne di maiale &#8211; sia finito nei supermercati. &#8221;<em>Il mangime contaminato da diossina e&#8217; stato dato anche alle mucche</em> &#8211; ha detto alla Bild Manfred Santen, un chimico di Greenpeace -. <em>Negli animali la diossina si deposita nella parti grasse, quindi anche nel latte</em>&#8221;. </p>
<p><strong>Il latte contaminato</strong><br />
&#8221;<em>Al momento non e&#8217; escluso che il latte contaminato da diossina abbia raggiunto gli scaffali dei supermercati</em>&#8221;, gli ha fatto eco Christiane Gross, portavoce dell&#8217;associazione non governativa Foodwatch, che si batte per i diritti dei consumatori nel settore alimentare. In Italia, intanto, fonti del ministero della Salute che sono in contatto sia con le autorita&#8217; tedesche sia con quelle europee,confermano che nessuna segnalazione di alimenti a rischio diossina dalla Germania e&#8217; pervenuta alle nostre autorita&#8217; di controllo. In Germania, invece, il numero di regioni colpite &#8211; secondo la stampa &#8211; e&#8217; salito da 10 a 12 su 16, mentre in Europa finora il caso ha interessato l&#8217;Olanda e il Regno Unito, dove sono stati esportati i prodotti contaminati.</p>
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		<title>Quattrozampe vegetariani, la nuova moda delle star di Hollywood</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Nov 2010 22:10:47 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Natura e Animali]]></category>
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		<category><![CDATA[alimentazione vegetariana]]></category>
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		<category><![CDATA[salute cani e gatti]]></category>
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		<description><![CDATA[Da sempre sotto l&#8217;obbiettivo dei cacciatori di nuove tendenze, ora le star di Hollywood dettano legge anche attraverso il life stile dei loro amici a quattro zampe. A dirlo è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.mondoecoblog.com/wp-content/uploads/2010/11/Quattrozampe-vegetariani-la-nuova-moda-delle-star-di-Hollywood.jpg?9d7bd4" alt="Quattrozampe-vegetariani-la-nuova-moda-delle-star-di-Hollywood" class="left"/>Da sempre sotto l&#8217;obbiettivo dei cacciatori di nuove tendenze, ora le star di Hollywood dettano legge anche attraverso il life stile dei loro amici a quattro zampe. A dirlo è una ricerca sulla stampa estera condotta da Sitcom Editore in concomitanza con l&#8217;arrivo nelle librerie italiane delle agende 2011 &#8216;<strong>365 Il mio cane</strong>&#8216; e &#8216;<strong>365 Il mio gatto</strong>&#8216;. Secondo l&#8217;indagine il fenomeno dei &#8216;trendsetter&#8217; ormai spopola, e così, ai bordi della Walk of fame, si moltiplicano pets vegani, vegetariani o bio-addicted, dalle abitudini alimentari raffinate tanto quanto quelle dei loro famosissimi padroni.<br />
<span id="more-6077"></span><br />
<strong>Quando il cane o il gatto sono vegetariani</strong><br />
Gli ultimi a convertirsi a un rigido ma salutistico regime dietetico, ad esempio, sono stati i cani di Alicia Silverstone, che sono diventati vegani. E questo, secondo l&#8217;attrice, avrebbe contribuito a ridurre drasticamente le loro flatulenze. Quelli di Paul McCartney, invece, sono vegetariani. A decretare il successo del fenomeno sta il fatto che ormai il jet set hollywoodiano impone alle star dello spettacolo di avere un animale a propria immagine e somiglianza, da considerare a tutti gli effetti alla stregua di un umano. Anche quando mangia. </p>
<p><strong>Norman, il cane di Jennifer Aniston</strong><br />
Sui set, a casa e in tv, per esempio Jennifer Aniston non si separa mai dal suo amato cane Norman. Durante le riprese del film &#8216;Io e Marley&#8217; l&#8217;attrice americana ha preteso che l&#8217;animale fosse accanto a lei e mangiasse insieme alla troupe, proprio come se fosse parte della squadra. Sul set di &#8216;The balster&#8217;, poi, Norman aveva una sua sedia come gli attori e Jennifer insisteva affinchè mangiasse bio. L&#8217;assistente della Aniston serve al cane dei piatti speciali, a base di pollo e riso biologico, preparati da un cuoco ad hoc. &#8221;<em>Norman mangia meglio della maggior parte degli esseri umani&#8217;</em>&#8216;, fa sapere l&#8217;entourage dell&#8217;attrice.</p>
<p><strong>A cena con il pet</strong><br />
Miranda Kerr, Ashley Tisdale, Mickey Rourke e Sharon Stone, proprietari rispettivamente di un caniche toy, di un chihuahua e di un bassotto, sono soliti condividere invece la cena con loro. Pare infatti che questi vip portino i propri cani di piccola taglia direttamente a tavola per consumare insieme il pasto.<br />
E anche per quanto riguarda le bevande i vizi gastronomici dei quadrupedi celebri non sembrano da meno. Basti pensare che, secondo quanto riportato dal quotidiano britannico &#8216;Daily Mail&#8217;, Paris Hilton è stata vista dar da bere al suo cagnolino Tinkerbell rigorosamente Bling H20, un&#8217;acqua da 30 dollari la bottiglia. Mariah Carey, invece, chiede acqua minerale per poterci fare il bagno insieme al suo cagnolino.</p>
<p><strong>Il vegetarianesimo che va di moda</strong><br />
Ma non sono solo i vip hollywoodiani a essere sempre più attenti all&#8217;alimentazione dei loro amici animali. A seguirne le orme sono in tantissimi. Si pensi che in Inghilterra la preoccupazione per la salute dei propri animali ha spinto molti padroni a cambiarne la dieta da carnivora a vegetariana, tanto che il 40% di loro offre ai propri amici a quattro zampe tre porzioni di frutta e verdura al giorno. In tutto il Regno Unito ormai sono circa 145mila i cani e i gatti che non mangiano carne al pari dei loro padroni. Gli ossi sono ormai andati in pensione. Al loro posto meglio i broccoli, di gran lunga più genuini.</p>
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